Un panel di 60 relatori, anche di alto profilo internazionale, e nove tavoli di lavoro per il Forum Esg 2030, che soltanto alla seconda edizione è già momento di confronto imperdibile per il settore della sostenibilità d’impresa. La proposta emersa? Un “Passaporto Esg”, strumento unico di valutazione su tutti gli aspetti e rischi Esg, rilasciato da terze parti accreditate rispetto alle norme internazionali, sempre più difficili da gestire con le normali piattaforme e in continua evoluzione 

Alla sua seconda edizione, il Forum Esg 2030 è già un appuntamento da cui non può prescindere chi si occupa di obiettivi di sostenibilità a livello di imprese sia pubbliche che private, oltre che di banche, finanza, assicurazioni. Lo testimoniano i numeri delle due giornate di lavori, tenutesi a Roma il 18 e 19 aprile 2024 nell’elegante sede di Unioncamere e organizzate da Diligentia Ets in collaborazione con Unioncamere.

Momenti di confronto e riflessione che hanno rappresentato il momento conclusivo del progetto Esg 2030, realizzato da Diligentia Ets a partire dallo scorso anno e co-finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica nel quadro della Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile.

L’obiettivo generale del 2° Forum Esg 2030 è stato quello di fare il punto sul livello di raggiungimento dei 17 obiettivi dell’Agenda 2030 ed effettuare una valutazione complessiva sui ritardi attuali e le loro cause.

Come dicevamo sopra, a significare l’interesse suscitato da questo congresso sono stati anche i numeri: oltre 60 relatori che hanno preso parte alle nove diverse sessioni in programma nelle tre sale della storica palazzina di piazza Sallustio.

Ad aprire i lavori, nella Plenaria tenutasi la mattina della prima giornata, sono stati tra gli altri Silvia Grandi, direttore generale Economia Circolare del Ministero dell’Ambiente, e l’ex Ministro Enrico Giovannini, che ha segnalato l’evidente disagio e il conseguente ritardo derivato da parte di molte imprese italiane nel conseguire i 17 obiettivi prefissati dall’Agenda 2030. In qualità di Direttore Scientifico, ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) ha ammonito: «Non faziosi ambientalisti, ma Oxford Economics ci spiega che tra gli scenari possibili c’è quello della catastrofe globale, legata al fatto che se la temperatura sale di due gradi e non di 1,5, che doveva essere la soglia, nel 2100 il Pil va a zero, perché ci estingueremo». E ha aggiunto: «Se voi dite a un’impresa: puoi fare quel che ti pare, ma fra settant’anni sei comunque morta, si capisce già da che parte oggi bisogna stare, perché ogni imprenditore guarda e deve guardare al futuro. La sostenibilità non è essere buoni, ma salvarci tutti la pelle. Si è davvero giunti a un bivio tra chi crede che siamo entrati in una fase nuova del capitalismo – e chi lo capisce ne trarrà i benefici – e chi non lo capisce, che soccomberà».

Tema della prima sessione è stata appunto la messa a fuoco dello scenario attuale rispetto all’Agenda 2030 Onu e l’evidente ritardo nella sua applicazione. Un ritardo che non possiamo più permetterci. Gli esperti hanno quindi sottolineato come il percorso di sostenibilità dipenda necessariamente da un cambio di paradigma dell’azione economica.

A portare i dati è stato Andrea Alemanno, Head of Public Affairs & Corporate Reputation di Ipsos. «Quello della sostenibilità è un tema giovane», ha detto. «Fino a dieci anni fa lo conosceva solo una persona su nove. L’anno di svolta è stato il 2015, con l’Expo in Italia e l’Enciclica del Papa. Poi è arrivata Greta Thunberg e il tema è diventato pop. Le imprese che cosa pensano? Un numero esiguo di aziende ha una visione di lungo periodo. Due su tre hanno adottato delle strategie, e nove su dieci hanno capito che è importante raccontare di essere sostenibili, ma poi bisogna passare ai fatti. Se da una parte aumentano le persone che ricercano stili di vita sostenibili, aumentano ora gli “ecoscettici”. Come accade per ogni fenomeno storico che evolve rapidamente, si è arrivati a una fase di stallo, una crisi per certi versi inevitabile».

Durante la due giorni di incontri del 2° Forum Agenda 2030 si è cercato di individuare insieme i percorsi per accelerare il processo di consapevolezza e interazione fra le differenti categorie di attori e di contribuire a tale percorso attraverso l’approfondimento delle sfide trasformative che lo sviluppo sostenibile oggi richiede.

Le buone notizie e i passi in avanti fatti in questi ultimi anni nel settore sempre più vivace e strutturato della sostenibilità d’impresa sono stati quindi raccontati nelle altre sessioni di lavoro e nei diversi workshop che si sono susseguiti nelle due giornate, destando forte interesse da parte di tutti, relatori e pubblico presente.

In particolare sono stati presentati la Linea Guida “Esg nel rapporto impresa-filiera di fornitura responsabile” e il Discussion Paper “Esg nel rapporto impresa-banche”, frutto del lavoro già avviato lo scorso anno da Diligentia Ets con un nutrito e qualificato panel di esperti.

Il settore finanziario è stato chiamato in questi anni a svolgere un ruolo di primo piano per guidare la transizione verso un’economia più sostenibile e attenta e ad equilibrare la crescita economica con la tutela degli aspetti sociali, ambientali e di etica. Attraverso le proprie decisioni sull’allocazione delle risorse finanziarie, banche e operatori finanziari contribuiscono a sostenere e indirizzare lo sviluppo economico e sociale. Grande attenzione è stata data quindi alle informazioni sugli obblighi da parte delle aziende di informazione di sostenibilità introdotti da normative comunitarie e autorità bancarie. A coordinare una parte del dibattito è stato Enzo Tucci, consigliere di Diligentia Ets, che ha spiegato: «Si parla tanto di sostenibilità, ma la vera difficoltà sta nella messa a terra: nella concretizzazione insomma di una complessità di processi e strumenti di misurazione. Questo tavolo vuole essere un momento di confronto per aiutare tutte le parti ad adempiere al quadro normativo nazionale e sovranazionale, che si va sempre più intensificando, cercando di mettere insieme esperienze e visioni, per indicare nuove vie. E per rendere la sostenibilità ciò che deve veramente essere: un driver di sviluppo e competitività correttamente misurato. L’Unione Europea sta incentivando questi processi per indirizzare in quest’ottica i flussi finanziari. Se è giusto investire sulle imprese sostenibili, premiandole, e punire dal punto di vista finanziario quelle non sostenibili, servono però corretti e imparziali sistemi di misurazione sulla sostenibilità di impresa».

Fabiola Baraldi, responsabile Ufficio Esg Credit Adequacy Bper ha aggiunto: «Come settore bancario, siamo dotati di uno strumento meraviglioso: la centrale dei rischi di Banca d’Italia. Alla centrale segnaliamo il breve e il medio termine di tutti i finanziamenti concessi. Sarebbe fondamentale avere delle misurazioni più coerenti ed efficaci, non solo del debito, ma del debito sostenibile. Solo così potremmo capire quali nostri clienti stanno davvero investendo nella transizione».

«Abbiamo una normativa che sta diventando sempre più complessa, e la complessità genera un’entropia, sempre più difficile da controllare», ha concluso Laura Martiniello, professoressa Ordinaria di Economia Aziendale Universitas Mercatorum e Consigliere indipendente Banca Mps. Occorrono poche norme e chiare, e molti controlli: ogni obiettivo va verificato, altrimenti sono solo chiacchiere e greenwashing».

Alle sessioni hanno partecipato anche Greti Lucaroni del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Direzione per l’Economia Circolare; Marco Allegrini, professore Ordinario di Economia Aziendale dell’Università di Pisa e Consigliere Indipendente Banca Popolare di Lajatico; Rosa Calderazzi, professoressa associata di Diritto dell’economia Uniba; Nicola Didonna, dottore Commercialista Presidente Cda Fidit scpa; Riccardo Leonetti, Responsabile Sostenibilità del gruppo Mediocredito centrale.

Presentate al 2° Forum Esg 2030 anche le Linea guida Responsible Supply Chain: approcci e strumenti per il miglioramento della gestione dei rischi Esg nel rapporto imprese-filiere di fornitura. Il progetto non è un punto d’arrivo ma di partenza ed è stato materia di confronto e discussione al tavolo di lavoro coordinato da Lorenzo Orsenigo, consigliere di Diligentia Ets e presidente di Ais, Associazione Infrastrutture Sostenibili, Chairman e m.d. di Icmq Srl, che ha spiegato: «È stato fatto un lavoro meticoloso per valutare e mettere in ordine le maggiori piattaforme utilizzate dalle imprese per le autovalutazioni degli Esg. Quanto è emerso dalla discussione è che, a fronte del gran numero di piattaforme, il disagio soprattutto delle piccole e medie imprese è manifesto: vanno aiutate nel loro percorso verso la sostenibilità, perché le compilazioni dei questionari non sono semplicissime. Questi misuratori non sono poi comparabili né offrono un vero feedback, una valutazione finale che consenta, per esempio di capire la propria posizione quando si partecipa a una gara d’appalto, o che abbia un autentico valore per il mondo finanziario, creditizio e assicurativo. Le piattaforme richiedono alle imprese un dispendio di risorse umane, ma quando si parla di autovalutazioni risulta chiaro che queste peccano di affidabilità e credibilità». Al tavolo a dibattere con lui anche Alessandra Mascioli, Cnr presso la d.g. Ec, ministero dell’Ambiente e Sicurezza Energetica; Stefano Fasani, direttore del programma Open-Es di Eni e Claudia DI Bernardino, United Nation Economic Commissione for Europe.

La proposta finale, emersa in particolare dai tavoli su impresa-finanza e impresa-filiera, è stata quella di un “Passaporto Esg”, uno strumento unico di valutazione su tutti gli aspetti e rischi Esg, rilasciato da terze parti accreditate rispetto a norme internazionali, che consenta di soddisfare la richiesta di informazioni di sostenibilità, anche sulla filiera e la tracciabilità, proveniente da banche e investitori, buyers e stazioni appaltanti, pubblica amministrazione e altre parti interessate. Un sistema, insomma, che offra garanzie di indipendenza, imparzialità e misurabilità.