idrogeno

La Commissione europea ha dato via libera al finanziamento di 5,4 miliardi di aiuti pubblici per il primo Ipcei, acronimo di “Importanti progetti di Comune Interesse Europeo”, sull’idrogeno. Oltre un miliardo di questi aiuti è destinato all’Italia e sono sei le imprese partecipanti che hanno presentato i propri progetti, oltre le altre 29 di 14 Stati membri dell’Unione europea, ovvero Austria, Belgio, Rep. Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Spagna). Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta e quali sono i vincoli per il finanziamento degli aiuti pubblici.

Un miliardo dall’Ue per finanziare l’idrogeno

Arrivano gli aiuti pubblici per il finanziamento di progetti sul miglior uso dell’idrogeno. Quest’ultimo è un combustibile a tutti gli effetti che, quando brucia a contatto con l’ossigeno, emette energia e acqua anziché CO2. L’idrogeno è un combustibile ideale per la realizzazione della transizione energetica in quanto ha un’elevata densità energetica, nel senso che contiene molta energia, in misura maggiore rispetto al suo peso. In particolare, un chilo di idrogeno contiene circa 120 Megajoule, un contenuto di energia specifica quasi tripla rispetto alla benzina. Tale peculiarità, se aggiunta alla quantità presente nell’universo, fanno sì che l’idrogeno sia ideale per trainare la transazione.

L’idrogeno “puro” può essere ottenuto attraverso più di 40 processi; il migliore è rappresentato dall’elettrolisi, tramite il quale si separa l’idrogeno dall’ossigeno nelle molecole d’acqua utilizzando l’energia elettrica. Se quest’ultima viene prodotta a partire da fonti rinnovabili, ciò che si ottiene è il cosiddetto idrogeno verde. L’idrogeno rimane la più rinnovabile tra le energie rinnovabili; al momento lo stesso è utilizzato prevalentemente dal settore secondario per la raffinazione del petrolio e la produzione di fertilizzanti azotati sintetici. “L’idrogeno ha un enorme potenziale per il futuro: è indispensabile per la diversificazione delle fonti energetiche e la transizione verde – aveva detto giorni fa Margrethe Vestager, vicepresidente esecutiva responsabile della politica di concorrenza per la commissione Ue – Investire in queste tecnologie innovative può però essere rischioso per i singoli Stati membri o le singole imprese. È qui che entrano in gioco le norme sugli aiuti di Stato per gli Ipcei”.

Idrogeno: come funziona e quali sono i limiti?

Proprio per tali ragioni e nell’obiettivo di raggiungere le zero emissioni entro il 2050, l’Unione europea sta cercando di porre in essere il processo di transizione energetica e, per incentivare ciò, ha stanziato un finanziamento di 5,4 miliardi di aiuti pubblici, di cui, appunto, più di un miliardo destinato all’Italia. Secondo una nota del Ministero dello Sviluppo economico, vi sono sei imprese partecipanti, in particolare Ansaldo, Fincantieri, Iveco Italia, Alstom Ferroviaria, Enel e De Nora (in partnership con Snam), a cui si aggiungono i due enti di ricerca Enea e Fondazione Bruno Kessler (FBK), le quali hanno già presentato investimenti in ricerca ed innovazione ritenuti a livello europeo di elevata qualità e pertanto considerati meritevoli di essere finanziati con una quota maggiore rispetto a quella destinata ad altre imprese europee.

Ma quali sono i limiti legati all’idrogeno? Come riferito da Qui Finanza, si tratta di una risorsa rinnovabile e sostenibile, ma, tuttavia, complessa e costosa. Questo perché lo stesso è sempre legato ad altri elementi, pertanto per ottenerlo nella forma semplice (H2) occorre isolarlo e per fare ciò vi è bisogno di notevoli quantità di energia e, conseguentemente, di molto denaro. Proprio i costi elevati rispetto al settore dei combustibili fossili frenano il decollo.