La stazione a idrogeno di Mestre

di Victor de Crunari

La trasformazione del mercato energetico globale pone aziende e istituzioni di fronte alla necessità di accelerare il processo di transizione per fronteggiare il cambiamento climatico e garantire un accesso equo e universale all’energia. È una grande sfida che trova Eni già pronta grazie a un piano strategico di medio e lungo periodo che punta al Net Zero entro il 2050, in linea con l’agenda 2030 delle Nazioni Unite e gli Accordi di Parigi. 

L’approccio di Eni, che si è recentemente organizzata con una nuova struttura denominata Sustainable B2B, all’interno della Direzione generale Energy Evolution, mette insieme attività di ricerca e sviluppo, competenze tecnico-scientifiche, skills commerciali ed esperienza in un sistema virtuoso di collaborazioni e partnership internazionali. Il focus sull’innovazione tecnologica guida Eni verso la decarbonizzazione dei prodotti e servizi che offre sul mercato, facendone una energy tech company globale. Il modello integrato Sustainable B2B offre prodotti, servizi e soluzioni a diversi settori: industrie pesanti, trasporti, logistica, edilizia, retail, tessile, farmaceutico, pubblica amministrazione, ecc. Grazie a know-how e competenze diversificate, Eni è in grado di affiancare e supportare altre realtà nel processo di transizione energetica, proponendo un modello di trasformazione concreta creato su misura sulle esigenze delle singole aziende e delle amministrazioni pubbliche. Eni ha istituito il Sustainable B2B per contribuire alla decarbonizzazione di tutti i settori attraverso un approccio olistico e trasversale, partendo dalle esigenze dei partner e costruendo soluzioni ad hoc. 

Per quanto riguarda la mobilità sostenibile, Eni punta a un approccio integrato, basato su soluzioni innovative di breve, medio e lungo termine. Basandosi sul principio della neutralità tecnologica, Eni punta a combinare tutte le soluzioni (biocarburanti, elettrico, idrogeno, e-fuel e biometano) in maniera sinergica e complementare. In questo approccio, il ruolo dei biocarburanti, in particolare per il trasporto pesante, è decisivo perché può dare un contributo concreto ed immediato alla riduzione delle emissioni di gas serra soprattutto nell’ambito del trasporto pesante e per l’aviazione.

L’Hvo (olio vegetale idrogenato) è un biocarburante prodotto da Eni nelle bioraffinerie di Gela e Porto Marghera da materie prime di scarto e oli vegetali. Presenta il vantaggio di poter essere utilizzato anche puro in tutte le motorizzazioni omologate, consentendo di abbattere le emissioni di CO2 (calcolate lungo tutto il ciclo di vita) tra il 60 e il 90% rispetto al mix fossile di riferimento. Non necessita di nuove infrastrutture di distribuzione. Per assicurare la disponibilità di materia prima per l’Hvo Eni sta investendo in un processo di integrazione verticale attivando filiere produttive in alcuni Paesi africani e studi di fattibilità in Kazakistan e in Italia, dando al tempo stesso accesso diretto al mercato agli agricoltori locali. 

Per i trasporti aerei, Eni è impegnata nella produzione di SAF (carburanti sostenibili per l’aviazione). L’Eni Biojet è il primo SAF prodotto nella raffineria Eni di Livorno, in sinergia con la bioraffineria Eni di Gela, esclusivamente da materie prime di scarto, grassi animali e oli vegetali esausti: viene miscelato fino al 20% nel carburante Jet Fuel Eni. E’ stato utilizzato per il suo primo volo dal nuovo Airbus A350, livrea azzurra, di ITA Airways in occasione del centenario dell’autodromo di Monza.

Passando all’e-mobility, la proposta di Eni integra soluzioni e servizi diversi. Nelle Eni Live Station, che oggi sono dei veri e propri “mobility point”, tra i vettori energetici disponibili c’è anche l’elettrico attraverso le colonnine di ricarica realizzate da Be Charge, società di Plenitude (Eni) e da altri operatori, che si possono prenotare con l’app Eni Live. Tra le soluzioni per una mobilità più sostenibile che si integrano con la rete delle stazioni di servizio Eni c’è anche Enjoy, il car sharing disponibile in cinque città nella cui flotta ci sono anche veicoli elettrici: le city car Xev Yoyo dotate dell’innovativo sistema di battery swapping, cioè la sostituzione delle batterie con scariche con altre già ca-riche che può essere effettuata in alcune Eni Live Station.  

Plenitude, Società Benefit 100% controllata da Eni, è presente sul mercato con un modello di business unico che integra, oltre ai servizi di ricarica per veicoli elettrici, la produzione di energia da fonti rinnovabili e una vasta offerta di servizi energetici che vanno dalla fornitura di luce e gas fino alla riqualificazione degli edifici. Per rendere sempre più sostenibili le sue attività in tutto il mondo Eni, attraverso Plenitude, continua a investire in ricerca nell’ambito delle fonti energetiche alternative come solare, eolico onshore e offshore, stoccaggio ed eolico galleggiante. 

Tramite Versalis, Eni è impegnata in una sfida tecnologica anche nella chimica da fonti rinnovabili: quella di dare nuova vita ai rifiuti in plastica con il riciclo, nel segno della circolarità. Dalla ricerca scientifica fino allo sviluppo di progetti innovativi, Eni dà inoltre forma a nuovi prodotti con contenuto biogenico da utilizzare in tante applicazioni finali. 

I principi dell’economia circolare sono anche alla base della mission di Eni Rewind, la società ambientale impegnata nella valorizzazione di terreni industriali, acque e rifiuti attraverso progetti innovativi, efficienti e sostenibili. Eni Rewind è presente in oltre 100 siti, 17 dei quali all’interno di 13 Siti di Interesse Nazionale, ed è proprietaria di circa 3.760 ettari di aree ex produttive o dismesse in Italia. Grazie all’esperienza in siti con storie industriali anche molto diverse tra loro e alle competenze consolidate, la società offre soluzioni ambientali su misura per ogni cliente, pubblico o privato, sia nelle bonifiche che nella gestione di acque e rifiuti.

Ancora, Eni è il maggiore produttore e utilizzatore di idrogeno in Italia e avrà un ruolo centrale nella decarbonizzazione dei settori industriali che già oggi lo utilizzano nei propri processi, come la chimica e la raffinazione, e in quelli di difficile elettrificazione, cosiddetti hard-to-abate, come acciaierie, cartiere, stabilimenti di produzione della ceramica e del vetro. L’idrogeno low carbon, pur presentando aspetti di delicatezza nella gestione logistica a causa dell’alta pressione e delle basse temperature richieste, rappresenta una valida opzione per una mobilità sostenibile nel medio termine. Ha un grande potenziale di sviluppo per le automobili ma, soprattutto, in settori dei trasporti hard to abate come il trasporto stradale pesante e a lungo raggio, dove la soluzione elettrica non è tecnologicamente percorribile. A Mestre (Venezia) Eni ha aperto la prima stazione in Italia, in ambito urbano e aperta al pubblico, dove è possibile effettuare il rifornimento di idrogeno per la mobilità su strada., a cui si aggiungerà una seconda a San Donato Milanese nel 2023 e altre a venire. Sono in programma anche progetti per produrre idrogeno verde in joint venture con Enel Green Power nella bioraffineria Eni di Gela e nella raffineria Eni di Taranto. 

Eni presidia, infine, l’intera filiera tecnologica perché investe nella ricerca scientifica, sviluppa la digitalizzazione, collabora con le realtà internazionali più importanti. In tale ambito il gruppo sta conseguendo soluzioni di eccellenza capaci di dare una svolta in direzione della transizione energetica. In particolare Eni nutre grande fiducia nella  cattura e nell’utilizzo della CO2 (Ccus), e nella fusione nucleare a confinamento magnetico, un vero game-changer nella produzione di energia.