C’è un pezzo della corsa mondiale all’intelligenza artificiale che passa molto lontano dai chip, dai modelli linguistici e dai giganteschi investimenti annunciati dalle Big Tech. Passa dalle centrali elettriche, dalle reti e soprattutto dalle turbine a gas. È dentro questa nuova partita industriale che torna a farsi interessante Ansaldo Energia, il gruppo genovese controllato da Cdp Equity, finito secondo più fonti nel radar di alcuni investitori del Golfo. In prima fila ci sarebbe Mubadala, il grande investitore sovrano di Abu Dhabi, che avrebbe avviato un dialogo con Cdp Equity per valutare un possibile ingresso di minoranza nel capitale dell’azienda. L’operazione, se dovesse concretizzarsi, avrebbe una doppia valenza: finanziaria, perché porterebbe nuove risorse a disposizione del piano di crescita del gruppo, e industriale, perché rafforzerebbe il legame con una delle aree geografiche in cui Ansaldo Energia è presente da decenni. Al momento, però, il confronto resta un’ipotesi allo studio: Cdp non ha commentato l’indiscrezione.
Mubadala, un investitore da 385 miliardi di dollari
Il potenziale interlocutore non è un fondo qualsiasi. Mubadala Investment Company, con sede ad Abu Dhabi, è uno dei grandi investitori sovrani globali e nel 2025 ha portato gli asset under management a 1.414 miliardi di dirham, pari a circa 385 miliardi di dollari, con una crescita del 17% in un anno. Nel corso dello stesso esercizio ha investito 143 miliardi di dirham, circa 39 miliardi di dollari, mentre i proventi sono arrivati a 138 miliardi di dirham, equivalenti a circa 38 miliardi di dollari. La strategia dichiarata dal gruppo emiratino guarda esplicitamente a settori considerati determinanti per la trasformazione economica futura, dall’intelligenza artificiale alle infrastrutture energetiche, dalla manifattura avanzata alle tecnologie digitali. È quindi difficile immaginare un contesto più coerente con il profilo industriale di Ansaldo Energia: una società manifatturiera ad alta intensità tecnologica, con competenze nel power generation, una forte esposizione internazionale e una posizione consolidata nel mercato delle grandi turbine a gas.
Il possibile ingresso di Mubadala avrebbe inoltre un significato particolare per Cdp Equity, che oggi detiene il 99,6% di Ansaldo Energia. Il controllo pubblico resterebbe quindi al centro della struttura societaria anche in presenza di un nuovo socio, mentre l’investitore mediorientale potrebbe mettere capitale e relazioni industriali al servizio di un’espansione internazionale. La presenza di Cdp non è un dettaglio: Ansaldo Energia è considerata un asset industriale strategico, con attività che vanno dalla generazione elettrica alle tecnologie per il nucleare civile. E il rilancio degli ultimi esercizi ha cambiato radicalmente la fotografia finanziaria rispetto agli anni più complicati.
Il ritorno all’utile cambia la storia di Ansaldo
Il dato più importante è forse quello che arriva dal bilancio 2025. Dopo diversi anni difficili, Ansaldo Energia è tornata all’utile, chiudendo l’esercizio con un risultato netto positivo di 20 milioni di euro. I ricavi hanno raggiunto 1,2 miliardi, in aumento del 10% rispetto all’esercizio precedente, mentre gli ordini sono arrivati a 2,3 miliardi, con una crescita del 24%. Anche gli indicatori operativi hanno mostrato un miglioramento significativo: l’Ebitda adjusted è salito a 140 milioni di euro e l’Ebit è tornato positivo a 31 milioni. Non è soltanto il ritorno al segno più dell’ultima riga del conto economico a rendere interessante il dossier: è soprattutto la combinazione fra crescita del portafoglio ordini, rafforzamento della marginalità e prospettive di sviluppo internazionale.
Il piano industriale 2026-2030 approvato dal gruppo mette infatti nel mirino un ulteriore salto dimensionale. Ansaldo Energia prevede una crescita progressiva dei volumi e ricavi superiori ai 2 miliardi di euro nel 2030. La società ha indicato inoltre circa 500 milioni di euro di investimenti nell’arco del piano, destinati al rafforzamento della capacità produttiva e allo sviluppo tecnologico. Il perimetro di crescita non riguarda soltanto le turbine a gas: comprende le turbine a vapore, i generatori, i compensatori sincroni, l’attività di service, il nucleare e gli elettrolizzatori. È una strategia che punta dunque a sfruttare la nuova domanda di elettricità senza dipendere da un unico mercato.
Genova resta il cuore industriale
Dietro i numeri finanziari c’è una base industriale tutt’altro che trascurabile. Il gruppo conta circa 2.600 lavoratori a Genova e, considerando la filiera italiana, l’impatto occupazionale sale a oltre 10 mila posti di lavoro secondo i dati forniti dalla società alla propria supply chain. Il piano prevede inoltre che la forza lavoro complessiva del gruppo, fra Italia ed estero, superi i 4 mila dipendenti entro il 2030, contro i circa 3.500 indicati nel 2025. È un elemento che aiuta a spiegare perché l’eventuale apertura del capitale non sarebbe una semplice operazione finanziaria, ma potrebbe diventare uno strumento per sostenere capacità produttiva, acquisizioni e sviluppo tecnologico.
La scommessa più immediata resta però quella sulle turbine. Ansaldo Energia dichiara una quota del 42% nel mercato europeo delle grandi turbine a gas a 50 Hz e una quota globale del 13% nel comparto delle turbine a gas. Sono numeri che collocano l’azienda genovese in una posizione particolare proprio nel momento in cui la generazione termoelettrica sta tornando al centro degli investimenti infrastrutturali. Non perché l’industria abbia improvvisamente abbandonato la transizione energetica, ma perché l’enorme fabbisogno elettrico associato ai data center e all’intelligenza artificiale sta rendendo sempre più preziosa la disponibilità di generazione programmabile, capace di affiancare le fonti rinnovabili e di fornire energia quando serve.
Abu Dhabi, dove Ansaldo è già di casa
Il possibile interesse di un investitore emiratino avrebbe poi una logica industriale molto concreta. Ansaldo Energia è presente negli Emirati Arabi Uniti da quasi trent’anni e dispone ad Abu Dhabi di Ansaldo Energia Gulf, del Middle East Service Hub e di un centro dedicato alle attività di service. Nel 2010 il gruppo ha realizzato un nuovo stabilimento per le lavorazioni sulle parti delle turbine a gas; nel 2017 ha completato il Middle East Service Hub, una struttura dotata di 120 tecnici e progettata per rispondere rapidamente alle esigenze dei clienti dell’area. Ad Abu Dhabi si trova inoltre uno dei due centri del sistema di diagnostica remota del gruppo: l’altro è a Genova. I due poli lavorano sui dati provenienti dagli impianti per monitorare in modo predittivo turbine e generatori.
La presenza industriale negli Emirati si è tradotta anche in commesse recenti. Nel maggio 2025 Ansaldo Energia ha annunciato la fornitura di quattro turbine a gas AE94.3A per la nuova centrale di Al Dhafra, commissionata da TAQA. L’impianto avrà una capacità complessiva di 1 GW e dovrebbe entrare in funzione entro maggio 2027. Oltre alle turbine, Ansaldo fornirà i generatori, i servizi di installazione e commissioning e un contratto di assistenza di lungo periodo. La società ha spiegato che la centrale lavorerà insieme a un grande parco fotovoltaico, contribuendo alla stabilità della rete e alla sicurezza energetica degli Emirati.
Il collegamento diretto fra Al Dhafra e un data center per l’intelligenza artificiale è invece un elemento riportato dalle ricostruzioni sulla possibile operazione societaria, ma non compare nella comunicazione ufficiale di Ansaldo Energia sulla commessa. È una distinzione rilevante, soprattutto perché il tema dei data center è diventato il principale motore narrativo e industriale della nuova corsa alle turbine.
Dalla turbina al data center, la nuova filiera dell’AI
La vicenda di Ansaldo Energia racconta un passaggio più ampio dell’economia mondiale. Per anni la turbina a gas è stata considerata una tecnologia matura, legata soprattutto alla costruzione e al rinnovo delle centrali elettriche. Oggi torna invece a essere un componente strategico della nuova infrastruttura digitale. Il punto non è soltanto produrre più elettricità, ma produrla rapidamente, in modo programmabile e in luoghi compatibili con lo sviluppo dei grandi poli di calcolo.
Per Ansaldo significa trovarsi in un mercato nel quale il valore non è più determinato soltanto dalla capacità di vendere una macchina, ma dalla possibilità di garantire tecnologia, manutenzione, monitoraggio e continuità operativa per decenni. Per gli investitori significa, invece, poter scommettere su un pezzo fisico dell’economia dell’intelligenza artificiale. E per Cdp la possibile apertura del capitale diventerebbe una scelta fra due esigenze entrambe industriali: mantenere il controllo di un asset strategico italiano e, contemporaneamente, trovare le risorse necessarie per farlo crescere in un mercato nel quale la domanda corre molto più velocemente della capacità produttiva.
La questione, dunque, non è soltanto se Mubadala entrerà o meno nel capitale. La domanda più interessante è perché proprio adesso Ansaldo Energia sia tornata appetibile. La risposta sta nella trasformazione della domanda mondiale di energia: l’intelligenza artificiale ha fatto diventare la disponibilità di megawatt una delle condizioni preliminari per costruire nuovi data center. E mentre Silicon Valley, Microsoft, Google, Meta e gli altri grandi operatori competono per la capacità di calcolo, dall’altra parte della catena industriale qualcuno deve produrre l’elettricità necessaria per far funzionare quei server.
















