A due mesi dalle elezioni di midterm, nel Partito repubblicano americano cresce una domanda tanto semplice quanto politicamente delicata: quando Donald Trump deciderà di aprire la cassaforte? MAGA Inc., il super Pac legato al presidente, dispone di oltre 403 milioni di dollari di liquidità, una potenza di fuoco finanziaria che potrebbe incidere in modo sostanziale sulle campagne più combattute per Camera e Senato. Il problema, per i candidati repubblicani in difficoltà, è che finora quella montagna di denaro è rimasta in larga parte ferma. Secondo i dati della Federal Election Commission, a fine luglio MAGA Inc. aveva 403,45 milioni di dollari cash on hand.
Una cassaforte da 403 milioni
I numeri spiegano perché dentro il GOP aumenti la pressione. Tra gennaio 2025 e luglio 2026 MAGA Inc. ha raccolto circa 400,7 milioni di dollari e registrato poco più di 21 milioni di esborsi complessivi; gli independent expenditures risultano pari a circa 1,7 milioni. Solo nel mese di luglio il fondo è salito da 400,6 a 403,45 milioni di liquidità, dopo altri 3 milioni circa di entrate e appena 132 mila dollari di uscite. Per dimensioni, è una riserva finanziaria difficilmente comparabile con quella a disposizione dei singoli candidati. Fonte: Federal Election Commission.
I repubblicani chiedono di spendere adesso
La questione non riguarda soltanto quanto denaro possieda MAGA Inc., ma quando impiegarlo. Nelle competizioni più costose, aspettare significa lasciare agli avversari settimane preziose per comprare spazi televisivi, organizzare la macchina sul territorio e definire il messaggio elettorale. L’Associated Press segnala un crescente malumore tra candidati e strateghi repubblicani, mentre il Financial Times riferisce che il super Pac ha destinato alla pubblicità quest’anno meno dell’1% delle proprie riserve e non avrebbe ancora prenotato una grande offensiva pubblicitaria per le settimane finali.
Il caso Texas e il vantaggio democratico
Il nervosismo è particolarmente evidente in Texas, dove la corsa al Senato è diventata molto più costosa e competitiva del previsto. Il democratico James Talarico ha raccolto oltre 68,5 milioni di dollari contro circa 9 milioni di Ken Paxton, secondo dati riportati dal Washington Post; a fine giugno Talarico disponeva inoltre di più di 21,5 milioni cash contro circa 1,75 milioni del repubblicano. È in gare come questa che una parte del GOP vorrebbe vedere intervenire la macchina finanziaria trumpiana, prima che il differenziale di raccolta fondi diventi anche un differenziale di presenza televisiva e organizzativa.
Economia e sondaggi aumentano la pressione
A rendere la scelta ancora più urgente c’è il deterioramento del clima politico. Un sondaggio Reuters/Ipsos pubblicato il 31 agosto colloca l’approvazione di Trump al 33%, mentre il 71% degli intervistati giudica negativamente la sua gestione del costo della vita; fra questi figura anche il 40% degli elettori repubblicani. Lo stesso rilevamento registra inoltre un entusiasmo per il voto più alto fra i democratici, 46%, rispetto al 31% dei repubblicani. Con maggioranze già ristrette al Congresso, ogni punto di partecipazione e ogni milione investito nelle circoscrizioni decisive può assumere un peso superiore alla media.
Il vero capitale di Trump è anche il controllo
Il dilemma, però, va oltre le elezioni di novembre. Quei 403 milioni non rappresentano soltanto denaro da spendere: sono anche una leva di potere dentro il Partito repubblicano. Decidere quali candidati finanziare, in quale momento e con quale intensità significa stabilire chi dipenderà maggiormente dall’apparato politico di Trump e quanto a lungo la sua influenza potrà estendersi sul GOP, anche guardando alla successione del 2028. Trump ha assicurato che aiuterà i repubblicani e Reuters riferisce che intende intensificare la campagna nelle prossime settimane; il punto, per il partito, è capire se alla presenza del presidente seguirà finalmente anche quella dei suoi soldi.
















