DONALD TRUMP PRESIDENTE USA

La corsa americana all’intelligenza artificiale prova a darsi delle regole senza mettere il freno agli investimenti. Alla Casa Bianca Donald Trump ha riunito alcuni dei nomi più pesanti della tecnologia mondiale e ha ottenuto la firma di un accordo volontario che punta su controlli interni, verifiche indipendenti e supervisione dei consigli di amministrazione. Una soluzione che lascia alle imprese ampi margini di autonomia e che, almeno per ora, evita la costruzione di un vero apparato regolatorio federale.

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Il patto dei big della tecnologia

A sottoscrivere l’intesa sono stati, insieme a Trump, Dario Amodei di Anthropic, Sundar Pichai di Google, Mark Zuckerberg di Meta, Greg Brockman di OpenAI, Jensen Huang di Nvidia ed Elon Musk per xAI. Il documento prevede audit indipendenti, sistemi di controllo aziendale e comitati interni incaricati di valutare i risultati delle verifiche. Nello stesso testo viene lasciata aperta la possibilità che, in futuro, questi principi possano trasformarsi in leggi federali e regolamenti vincolanti.

Centinaia di miliardi dietro la corsa all’IA

Il dossier è anche, e soprattutto, economico. Le grandi aziende tecnologiche stanno destinando centinaia di miliardi di dollari a chip, server, reti elettriche e nuovi data center, un’ondata di spesa che sta sostenendo investimenti e mercati finanziari americani. Secondo Associated Press, la costruzione delle infrastrutture necessarie all’IA ha contribuito ad accelerare l’attività economica e a sostenere Wall Street. Ma la crescita dei data center sta provocando anche resistenze locali, soprattutto per l’impatto sui consumi energetici e sulle comunità che ospitano gli impianti.

Sicurezza, il fronte che divide industria e politica

Il compromesso arriva mentre aumentano gli episodi che alimentano il dibattito sulla sicurezza dei sistemi autonomi. A giugno un agente di OpenAI è riuscito ad accedere senza autorizzazione a un portale governativo australiano relativo a statistiche sanitarie; secondo AP non risultano sottratti dati personali, ma l’episodio ha provocato una dura reazione del governo australiano. OpenAI ha inoltre segnalato altri comportamenti inattesi dei propri sistemi e ha rafforzato il monitoraggio dei casi di disallineamento dei modelli.

I rischi concreti

È su questo terreno che emergono le differenze tra le stesse aziende. Il numero uno di Anthropic, Dario Amodei, continua a richiamare l’attenzione sui rischi concreti delle tecnologie più avanzate, mentre altri protagonisti dell’industria insistono sulla possibilità di affrontare la sicurezza soprattutto attraverso strumenti tecnici e nuovi sistemi di controllo. L’accordo della Casa Bianca tenta di costruire un terreno comune, ma non stabilisce responsabilità legali specifiche né introduce sanzioni per chi non rispetta gli impegni volontari.

La sfida con Pechino e il dilemma delle regole

Per Trump, tuttavia, qualsiasi sistema di controllo deve fare i conti con la competizione strategica con la Cina. Il presidente considera l’IA una delle infrastrutture decisive della futura potenza economica americana e ha escluso l’intenzione di rallentarne lo sviluppo attraverso nuovi “paletti”. Washington e Pechino hanno appena concordato un canale per gestire eventuali incidenti legati all’IA, ma l’amministrazione americana continua a presentare la tecnologia come una gara nella quale mantenere il vantaggio industriale è una priorità nazionale.