Milano – Le truffe informatiche hanno superato per diffusione quelle tradizionali e le vittime non sono più soltanto anziani: oltre un milione di italiani ha subito una frode digitale, mentre il Ministero dell’Interno registra quasi 43mila truffe ai danni degli over 65 in un solo anno, in aumento di oltre il 15%. È il quadro emerso dal Cnpr forum “Truffe informatiche: quanto siamo protetti?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.

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Truffe informatiche, un crimine diventato scalabile

Il salto di scala non è casuale: il canale digitale è più redditizio, più sicuro per chi delinque e replicabile in serie. “Risulta evidente che il crimine si sia ormai digitalizzato anche perché molto più redditizio, sicuro e scalabile”, ha osservato Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale Esperti contabili, che segnala come tra le fasce più colpite figurino anche i giovani. I presidi tecnici esistono — l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, la polizia postale, il quadro della direttiva NIS2 — ma gli investimenti restano sotto la media europea e le piccole e medie imprese sono il fronte più scoperto.

Il divario tra pubblico e privato

La distanza più critica corre tra aziende e amministrazioni. “Se il settore privato sta investendo in modo significativo nella sicurezza informatica, il sistema pubblico e la pubblica amministrazione, sempre più esposti agli attacchi cyber, faticano a tenere il passo”, ha spiegato Carmela Auriemma, deputata del M5s in commissione Affari costituzionali. Strumenti come il Garante per la protezione dei dati personali e l’Agcom intervengono quasi sempre a danno avvenuto, e molti call center fraudolenti operano dall’estero, il che impone una risposta internazionale.

Sul fronte normativo qualcosa si è mosso. “In questa legislatura abbiamo lavorato a interventi normativi in materia di cybersecurity per rafforzare la difesa dagli attacchi informatici, spesso riconducibili anche alla criminalità organizzata”, ha ricordato Pino Bicchielli, parlamentare di Forza Italia in commissione Cultura, che indica nella sanità il settore più esposto per la sensibilità dei dati trattati e richiama la norma di febbraio sulle sanzioni a tutela delle persone vulnerabili.

Educazione digitale e regole sui call center

Il punto di convergenza tra le forze politiche è che la leva penale non basta. “La vera sfida è estendere questo percorso a tutte le fasce della popolazione, investendo nell’educazione e nell’inclusione digitale”, ha affermato Giulio Centemero, presidente della delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare del Mediterraneo, che richiama l’educazione finanziaria nelle scuole e l’oscuramento dei siti che promuovono investimenti non autorizzati, previsto dal Decreto Crescita del 2018.

Resta aperto il capitolo del telemarketing. “Sono all’esame proposte di legge sui call center per garantire maggiori tutele agli utenti e ai lavoratori del settore”, ha rilevato Francesca Ghirra, esponente di AVS in commissione Trasporti. Sul Registro pubblico delle opposizioni il giudizio emerso dai lavori, moderati da Anna Maria Belforte con l’intervento della commercialista Eleonora Linda Lecchi, è netto: chi si iscrive continua a ricevere chiamate moleste.

La traiettoria è quella di una tutela costruita più sulla prevenzione che sulla sanzione: alfabetizzazione digitale estesa a tutte le fasce d’età, investimenti sulla sicurezza degli enti pubblici, regole più stringenti sul telemarketing. Senza quella base culturale, l’inasprimento delle pene continuerà a intervenire a danno avvenuto.