Perdere in pochi minuti decine di migliaia di euro a causa di una truffa bancaria non significa necessariamente dover rinunciare per sempre ai propri risparmi. Una recente decisione dell‘Arbitro Bancario Finanziario (Abf) di Milano dimostra che, in presenza di specifiche circostanze, il cliente può ottenere il rimborso integrale delle somme sottratte, anche dopo un iniziale rifiuto da parte dell’istituto di credito.

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È quanto accaduto a un correntista di Deutsche Bank, vittima di una sofisticata frode informatica che gli è costata quasi 36mila euro. Grazie all’assistenza dell’associazione dei consumatori Codici, il risparmiatore ha ottenuto una pronuncia favorevole dell’Abf, che ha disposto la restituzione integrale del denaro sottratto. La vicenda rappresenta un caso emblematico di una tecnica di frode sempre più diffusa, nota come spoofing.

Tutto è iniziato con un SMS apparentemente inviato da Deutsche Bank, inserito nello stesso thread dei messaggi autentici dell’istituto. Il testo segnalava un bonifico di circa 2.500 euro disposto da un nuovo dispositivo e invitava il cliente a contattare immediatamente un numero telefonico per bloccare l’operazione. Convinto di parlare con la propria banca, il correntista ha chiamato il numero indicato. Dall’altra parte della linea ha risposto un uomo che si è presentato come operatore del Servizio Antifrode di Deutsche Bank, fornendo anche nome e cognome. L’interlocutore conosceva alcune informazioni personali del cliente e questo ha contribuito a rendere credibile la telefonata.

Il sedicente operatore ha spiegato che dal conto corrente sarebbero partiti quattro bonifici istantanei non autorizzati e che, per annullarli, era necessario accedere all’home banking. La conversazione è proseguita per diverse ore, durante le quali il cliente ha continuato a ricevere SMS apparentemente provenienti dalla banca, che confermavano il presunto blocco delle operazioni sospette e rafforzavano la convinzione di trovarsi di fronte a una procedura di sicurezza autentica. Solo quando la vittima ha deciso di utilizzare un secondo telefono per contattare direttamente il vero Servizio Antifrode di Deutsche Bank ha scoperto la realtà: era in corso una truffa e il denaro era già stato sottratto dal conto.

Dopo aver denunciato l’accaduto ai Carabinieri, il correntista ha contestato formalmente le operazioni chiedendo il rimborso alla banca. La richiesta è stata però respinta. A quel punto è intervenuta l’associazione Codici, che ha presentato ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario. “L’Abf di Milano ha disposto il rimborso integrale delle somme sottratte fraudolentemente al nostro assistito”, ha dichiarato Ivano Giacomelli, segretario nazionale di Codici, sottolineando che l’Arbitro ha accolto integralmente le ragioni sostenute dall’associazione.

Secondo Codici, la decisione si basa su due elementi ritenuti particolarmente rilevanti. Il primo è che il correntista non ha mai comunicato password, codici OTP o altre credenziali di sicurezza che potessero agevolare direttamente i truffatori nell’esecuzione delle operazioni fraudolente. Il secondo riguarda il comportamento del falso operatore telefonico, che disponeva di dati personali della vittima e ha creato un contesto estremamente credibile, inducendo il cliente a ritenere di essere realmente in contatto con la propria banca.

Il caso dimostra che un rifiuto iniziale dell’istituto di credito non chiude necessariamente la possibilità di ottenere un risarcimento. Se il cliente ritiene di essere stato vittima di una frode e di aver agito senza grave negligenza, può contestare formalmente le operazioni e, in caso di risposta negativa della banca, rivolgersi all’Arbitro Bancario Finanziario, organismo indipendente che esamina le controversie tra clienti e intermediari.

Naturalmente ogni vicenda viene valutata singolarmente e non esiste un diritto automatico al rimborso. Tuttavia, la decisione dell’Abf conferma che esistono strumenti di tutela concreti per i risparmiatori e che, in presenza di elementi favorevoli, è possibile recuperare integralmente le somme sottratte.

La vicenda rappresenta anche un richiamo alla prudenza. Le tecniche utilizzate dai truffatori sono sempre più sofisticate e sfruttano messaggi che sembrano provenire realmente dalla banca, numeri telefonici apparentemente ufficiali e interlocutori preparati, in grado di conoscere informazioni personali del cliente.

Per questo motivo gli esperti raccomandano di non comunicare mai credenziali di accesso, password o codici di sicurezza e, soprattutto, di interrompere qualsiasi telefonata sospetta richiamando personalmente il numero ufficiale della banca, reperito dal sito internet dell’istituto o dai documenti contrattuali, senza utilizzare i recapiti contenuti nei messaggi ricevuti.