La vicenda Roggero, questa estate, nel periodo della massima calura, ha generato un ancor più caldo dibattito sulla legittima difesa e, specialmente, sulla grazia, in assenza di pentimento. Mattarella, ha persino “dovuto” precisare al Ministro Nordio, che aveva aperto un’istruttoria, che la grazia è prerogativa esclusiva del Presidente della Repubblica. Non mi interessa, in questa sede, disquisire se, come dicono Molteni e Salvini, la grazia debba essere concessa, perché, secondo molti, la sentenza, pur tecnicamente indiscutibile, è contraria al senso comune: certamente appare fondamentale una riflessione più ampia sulla mancanza di coraggio di una classe dirigente: la verità è che la “maggioranza Meloni” che a gran voce chiede la grazia, avrebbe avuto la possibilità di evitare il carcere per Roggero, semplicemente modificando la legge, prima dell’intervento della Cassazione.

Aggiungi Economy Magazine come fonte preferita su Google!

Sono partito da un tema che ha scosso le coscienze, per evidenziare una condizione che è ben nota a chi si occupa di reati dei colletti bianchi. Oramai tutti sanno che il paese ha bisogno di una riforma generale della burocrazia, che il reato di bancarotta fraudolenta così come concepito, secondo un orientamento che trova genesi nell’economia medioevale, blocca il paese e che la cosiddetta bancarotta fiscale, permette di trasformare qualsiasi fallimento in un reato, perché è assai improbabile pensare che un’impresa fallisca senza debiti erariali. SI è riusciti a cancellare il reato di abuso di ufficio, che paralizzava lo sviluppo ed era il più temuto dai politici, ma non è sufficiente.

Il reato di bancarotta, così come concepito, blocca gli investimenti in Italia, da parte di imprenditori italiani e soprattutto stranieri. Il fisco italiano è un buco nero, che attrae qualunque iniziativa imprenditoriale e così come un buco nero trasforma le leggi della fisica, il cosiddetto reato di bancarotta fiscale, abominevole creatura delle aule giudiziarie, trasforma, de plano, qualsivoglia liquidazione giudiziaria in un reato. La ministra Santanchè si è dovuta dimettere per questo, esacerbando i rapporti tra politica e magistratura, ma la colpa non è di chi deve interpretare ma di chi ha il compito di legiferare.

Gli elettori si allontanano dalla politica, perché la considerano un inutile blaterare; se all’enunciazione di un’idea di un politico di maggioranza, non segue la sua realizzazione, essa diventa un vessillo, che gira senza senso, come quello dei dannati; ed è inutile chiedere Presidente di metter una toppa alla ignavia del legislatore.