TRF quando viene pagato

Il TFR, trattamento di fine rapporto, rappresenta un emolumento economico riconosciuto ai lavoratori dipendenti come prestazione economica aggiuntiva rispetto alla retribuzione ordinaria che viene pagata nel momento in cui si interrompe un rapporto di lavoro con l’azienda. Si tratta dunque di una retribuzione differita riconosciuta in Italia dal 1982 che spetta a tutti i lavoratori subordinati, occupati con un contratto a tempo indeterminato o determinato (anche part-time). Cerchiamo di capire meglio cos’è il TFR, come si calcola e quando viene pagato.

TRF, cos’è e quando viene pagato

Il TFR viene liquidato in seguito alla cessazione di un rapporto di lavoro, a prescindere da quale sia stata la motivazione della fine del contratto (licenziamento, dimissioni, pensione). A dover corrispondere il TFR è il datore di lavoro su richiesta del dipendente nel rispetto delle tempistiche previste dai contratti collettivi di riferimento. Le tempistiche di liquidazione del TFR risentono anche del motivo che ha portato alla cessazione del rapporto di lavoro. Ecco dunque che il datore di lavoro dovrà pagarlo entro 105 giorni nel caso di cessazione del servizio per decesso o inabilità del dipendente, dopo 12 mesi in caso di conclusione del contratto a tempo determinato, raggiungimento del limite anagrafico o pensionamento, dopo 24 mesi negli altri casi, come dimissioni volontarie e licenziamento.

Per quanto riguarda i dipendenti pubblici, non è prevista la presentazione di una domanda, con la liquidazione del TFR che avverrà dunque in automatico e seguire delle modalità ben precise. Questa avverrà in un’unica soluzione per somme fino a 50mila euro, in due rate annuali per somme tra i 50mila e 100mila euro (prima rata 50mila euro), in tre rate annuali per somme superiori a 100mila euro (prime due rate da 50mila euro).

Si ricorda inoltre che è possibile richiedere il pagamento anticipato del TFR nel rispetto di determinati requisiti. È anzitutto necessario che il lavoratore abbia maturato almeno 8 anni di anzianità di servizio e che non abbia superato il 70% del valore del TFR maturato fino a quel momento. Tali regole valgono per l’acquisto o la costruzione della prima abitazione o per spese mediche, mentre per ottenere in anticipo il TFR senza giustificazioni è previsto un tetto massimo del 30% della somma maturata. In quest’ultimo caso il datore di lavoro potrebbe anche rifiutarsi di corrispondere la somma se il numero di dipendenti che richiede l’anticipo del TFR oltrepassi il 10% della forza lavoro avente diritto o il 4% dei dipendenti totali dell’azienda.

TRF, come si calcola

Ma come si calcola il TFR? Si parte anzitutto dalla retribuzione annua che viene divisa per un coefficiente di 13,5. L’importo ottenuto è soggetto alla rivalutazione del TFR in base all’inflazione registrata durante l’anno e per questo si farà riferimento ad appositi indici. Più nello specifico la rivalutazione standard è del 75% rispetto all’inflazione rilevata dall’Istat. Alla somma andrà poi aggiunto un tasso fisso dell’1,5%, ottenendo dunque il valore del trattamento di fine rapporto spettante al lavoratore.