Secondo una ricerca di ELIGO, player di riferimento in Italia nell’eVoting, oltre il 70% degli atenei italiani ricorre al voto elettronico e online. L’ultimo, in ordine di tempo, è stato il Politecnico di Milano in occasione dell’elezione della nuova Rettrice, il 10 novembre scorso. Un mercato, quello dell’evoting, in crescita costante che, nella sola Italia, da 20 milioni di euro del 2017 supererà entro il 2027 i 33 milioni.  La democrazia digitale avanza lentamente, ma negli atenei italiani è da tempo una realtà. Lo conferma uno studio di ELIGO – società italiana specializzata nell’eVoting dal 2005 – che supporta il 75% dei 97 atenei nel Paese.

I numeri parlano chiaro. Su un campione di 70 università che hanno scelto di digitalizzare tutte le votazioni, nel 2020 tale tecnologia è stata utilizzata per 1.570 votazioni per un totale di 350.780 voti espressi. Nel 2021 il numero delle votazioni è salito a oltre 7.000, per un totale di preferenze espresse di quasi 1.300.000 voti. Nel 2022 i numeri si aggirano già sulle 3.500 consultazioni per 430.000 voti, tenendo presente che alcuni dati risentono anche della periodicità delle votazioni, biennali ad esempio nel caso di quelle studentesche.

La tipologia di voting è molto variegata e diffusa a tutti i livelli, e coinvolge l’intero sistema universitario, dai docenti agli studenti, fino al personale amministrativo: si va dalle elezioni studentesche a quelle dei presidenti di corsi di studio, del senato accademico, dei cda, sino ad arrivare alle elezioni dei direttori di dipartimento e dei Rettori. Come nel caso del Politecnico di Milano che, proprio attraverso una votazione elettronica su piattaforma ELIGO, qualche giorno fa ha eletto Rettrice la professoressa Donatella Sciuto, prima donna a guidare l’ateneo milanese.

Non solo elezioni politiche

“Sono numeri molto positivi – commenta la CEO di ELIGO Irene Pugliatti – che confermano un trend di crescita sensibile nel ricorso all’eVoting nel nostro Paese. Come dimostra il mondo accademico e parte della PA (scuole e comuni), il voto elettronico è oggi una realtà consolidata, e non più oggetto di sperimentazione.” La sperimentazione che riguarda le amministrazioni dello Stato che doveva iniziare quest’anno partirà solo nel 2023. “Ma come si vede può poggiare su solide basi – continua Pugliatti – perché ormai in Italia si vota tutti i giorni e a tutti i livelli: non esistono solo le elezioni politiche. Come ELIGO, ad esempio, dal 2005 abbiamo gestito una media di 7 elezioni al giorno, raggiunto 18 milioni di votanti, e collaborato con migliaia di organizzazioni in ambito pubblico e privato, contribuendo alla normalizzazione dell’utilizzo di voto elettronico e online”.

Oltre alle Scuole e Università e alla PA, il voto elettronico è ormai prassi consolidata nel mondo delle imprese, della cooperazione, dei sindacati e delle associazioni di categoria (Confindustria, Confartigianato, Cna…), degli ordini professionali (giornalisti, ragionieri…) e religiosi. Questo perché consente di allestire votazioni e assemblee elettive in pochi clic, portando efficienza in processi solitamente macchinosi, costosi e impattanti in termini di sostenibilità sia in fase di organizzazione, sia in occasione del voto stesso. Non solo. Dal punto di vista degli elettori, oltre a favorire la partecipazione spesso ostacolata da problemi logistici e dalla complessità delle procedure, dà la possibilità di votare da qualsiasi luogo, in modo veloce e soprattutto sicuro.

Le prospettive di mercato

Del resto, secondo il Global Voting System Market Report di Prospect Research, il voto elettronico è un mercato in crescita costante: entro il 2027 il voto online varrà in Europa 285 milioni di euro, con l’Italia che passerà dai 20,52 milioni del 2017 ai 33,23 del 2027. Il nostro Paese, con un tasso di crescita medio del 4,9%, è allineato alla media europea (5,5%) e degli USA (5,4%). Le più virtuose sono UK e Francia, rispettivamente con + 6,4% e +5,2%. I settori riguardano l’area pubblica che passerà da 445 a 642 milioni di euro, l’industria privata, da 248 a 334 milioni e l’università ed altre istituzioni che da 331 milioni saliranno a 452“Stiamo andando sempre più verso una democrazia digitale – prosegue Irene Pugliatti – e il nostro obiettivo è fornire strumenti e modelli partecipativi accessibili e inclusivi, che superano le barriere tecniche e spaziali, per accrescere la partecipazione diretta di ogni individuo nella sfera del confronto e dei processi di decision-making in ambito privato e pubblico. In poche parole: plasmare il futuro delle tecnologie di e-democracy ed e-participation”.