Il mercato obbligazionario americano torna a mandare un segnale che a Wall Street non si vedeva da quasi vent’anni. Il rendimento del Treasury decennale ha superato la soglia psicologica del 5%, spingendosi fino a circa 5,04%, sui livelli più elevati dal 2007. Dietro il movimento c’è una combinazione particolarmente delicata: il nuovo shock dei prezzi energetici, un’inflazione ancora resistente e i timori per la traiettoria del debito pubblico statunitense. E tutto accade proprio mentre la Federal Reserve apre una riunione che potrebbe segnare una nuova svolta della politica monetaria.

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Il Treasury torna ai livelli del 2007

La corsa dei rendimenti si è accelerata nelle ultime sedute fino a portare il decennale americano oltre il 5%, massimo dal luglio 2007. Ancora venerdì 11 settembre, i dati ufficiali della Federal Reserve indicavano un rendimento del 4,96%, contro il 4,80% dell’8 settembre: un movimento rapido che fotografa la crescente pressione sul mercato dei titoli di Stato. Anche le scadenze più lunghe sono sotto tensione, segnalando come gli investitori chiedano una remunerazione maggiore per finanziare Washington nel lungo periodo.

Petrolio e inflazione riaccendono l’allarme

A imprimere nuova velocità alla vendita dei bond è soprattutto il balzo dell’energia, con il petrolio tornato oltre quota 100 dollari al barile e arrivato sopra i 105 dollari nelle contrattazioni più recenti. Il rincaro delle materie prime rischia di alimentare nuovamente l’inflazione, rendendo più difficile il lavoro della banca centrale. I dati sui prezzi di agosto e la tenuta del mercato del lavoro hanno rafforzato l’idea che le pressioni inflazionistiche non siano ancora sufficientemente sotto controllo.

Il peso del debito americano sui rendimenti

Ma il petrolio spiega soltanto una parte della storia. Sul mercato cresce la preoccupazione per il debito federale americano e per la quantità di nuove emissioni necessarie a finanziare deficit elevati. Quando aumenta l’offerta di titoli e gli investitori percepiscono maggiori rischi fiscali e inflazionistici, il prezzo dei bond tende a scendere e il rendimento sale. È questa miscela tra esigenze di finanziamento pubblico, premio per il rischio e inflazione a rendere particolarmente delicato il superamento del 5% sul decennale.

Tutti gli occhi sulla Federal Reserve

La tensione arriva nel momento più sensibile: il Fomc si riunisce il 15 e 16 settembre, con la decisione sui tassi prevista mercoledì. I mercati attribuiscono una probabilità superiore al 90% a un aumento di 25 punti base, che sarebbe il primo rialzo dal luglio 2023. Una stretta porterebbe il corridoio dei Fed Funds dal 3,50-3,75% al 3,75-4,00% e confermerebbe quanto rapidamente lo scenario sia cambiato: dalla prospettiva di una normalizzazione dei tassi al ritorno della necessità di combattere l’inflazione.

La soglia del 5% che preoccupa Wall Street

Il problema per i mercati non è soltanto dove arriveranno i tassi ufficiali, ma per quanto tempo resteranno elevati i costi di finanziamento dell’intera economia. Il Treasury decennale rappresenta infatti uno dei riferimenti fondamentali per mutui, credito alle imprese e valutazioni degli asset finanziari. Rendimenti stabilmente sopra il 5% aumentano la concorrenza dei bond nei confronti delle azioni e alzano il costo del capitale, mettendo soprattutto sotto pressione i settori con valutazioni elevate. La vera domanda per Wall Street diventa così se il movimento sia temporaneo oppure l’inizio di un nuovo regime di tassi più alti.