Covid-19, consulenti del lavoro e commercialisti: serve cura shock

Un Festival che parla di lavoro, di quello che si è fatto e del tanto ancora che rimane da fare. A organizzarlo, dal 20 al 22 giugno al Centro congressi Mi.Co. di Milano, è il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro in collaborazione con la Fondazione Studi, con un titolo “Lavoro, innovazione e crescita”, che vuole essere una fotografia dell’Azienda Italia, ma anche con proposte concrete per rilanciare l’occupazione e il ruolo dei consulenti del lavoro. Abbiamo intervistato la Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine, Marina Calderone (nella foto in alto), chiedendole quali sono i temi che si vogliono portare avanti con questa manifestazione. «Oggi è indispensabile, quando si parla di lavoro – spiega a Economy – guardare anche alle sue trasformazioni nell’era digitale, che interessano sempre più i processi produttivi e le prestazioni professionali. Quest’anno siamo alla decima edizione del Festival del Lavoro, ma il lavoro, che è un diritto riconosciuto dalla nostra Costituzione, è un obiettivo ancora da raggiungere per molte persone. Restiamo uno dei Paesi con il più alto tasso di disoccupazione nell’area euro. Il nostro è un Paese in cui lavora solo il 49% delle donne, a fronte di una media europea del 61,2%, e i giovani continuano ad essere disorientati rispetto all’ingresso nel mondo del lavoro. È prioritario, dunque, che tutti i soggetti decisionali individuino misure che possano rimettere al centro il lavoro e renderlo un diritto riconosciuto a tutti i cittadini».

Qual è la vera novità di questa edizione?

Questa decima edizione si muoverà attorno a quattro grandi filoni di dibattito, che saranno sviluppati nel corso delle numerose tavole rotonde che si svolgeranno nelle 10 sale che avremo a disposizione dal 20 al 22 giugno all’interno del Mi.Co. Il primo filone sarà legato al lavoro 4.0; il secondo coinvolgerà esperti di risorse umane e direttori del personale di grandi aziende italiane per conoscere e condividere esperienze che rimettano al centro il lavoro e la persona alla luce delle ultime novità normative. Il terzo filone di discussione sarà incentrato al mondo e alle opportunità professionali dei Consulenti del Lavoro. Il quarto, infine, sarà dedicato all’orientamento degli studenti e dei giovani laureati, che partecipando al Festival potranno conoscere – attraverso un software ad hoc e ad un percorso di confronto con gli esperti in materia di lavoro – le proprie competenze, capacità e attitudini personali e confrontarsi con gli esperti di  orientamento  sul proprio futuro lavorativo e sulle professioni più richieste dal mercato del lavoro.

In Italia lavora solo il 49% delle donne a fronte di una media europea del 61,2%. e i giovani continuano a essere disorientati sul futuro

Il ruolo dei Consulenti è sempre più importante: quali politiche di sostegno chiedete al Governo?

Un impegno concreto per lo sviluppo. Questo vuol dire innanzitutto far ripartire gli investimenti, soprattutto nel settore delle infrastrutture, e favorire la ripresa e la crescita delle imprese tramite l’abbattimento del costo del lavoro e della burocrazia inutile.

Il mercato del lavoro è sempre più frammentato con una giungla di contratti, non pensa sia il caso di riformare il settore?

Anche per il mercato del lavoro vale la regola della semplificazione: ben venga qualsiasi riforma che riduca oneri e adempimenti inutili. Ma bisogna fare attenzione a non confondere la semplificazione con l’irrigidimento delle norme e delle relazioni produttive: la buona flessibilità del mercato del lavoro è un impulso all’occupazione. Per questo abbiamo espresso alcune riserve sulle nuove norme riguardanti i contratti a termine contenute nel “Decreto Dignità”. La reintroduzione delle causali potrebbe incentivare o incrementare il contenzioso, senza escludere il ritorno ad un turn over molto accentuato. Sebbene il Governo abbia riportato la riforma del mercato del lavoro al centro dell’agenda politica, credo che occorra affrontare la questione in un’accezione più ampia. Il vero problema non è il lavoro subordinato a tempo indeterminato o a tempo determinato, ma come intercettare il lavoro alla luce dei cambiamenti in atto nella nostra società.

Pensa che il salario minimo orario possa essere una soluzione per migliorare la qualità del lavoro e la dignità delle persone?

Non c’è dubbio che il lavoro debba essere equamente retribuito, dando così concreta attuazione all’art. 36 della carta costituzionale. I Consulenti del Lavoro sono da sempre in prima linea per affermare il principio dell’equo compenso per tutti i lavoratori. Sul salario minimo abbiamo espresso alcune perplessità nel corso dell’audizione sui due disegni di legge presentati in Senato. Abbiamo sottolineato la necessità che i provvedimenti tengano maggiormente conto del parametro qualitativo della retribuzione, che deve essere diversificata per professionalità e produttività del lavoro, e delle differenze esistenti fra contratti e settori merceologici.

Su ottomila operatori dei 501 centri per l’impiego, solo poco più della metà sono qualificati per gestire il reddito di cittadinanza

Il lavoro sta molto cambiando, c’è anche il tema dominante delle nuove tecnologie e informatizzazione. Che futuro ci aspetta? Sempre più precariato?

Chi crede che l’avvento delle nuove tecnologie porti ineluttabilmente alla scomparsa del lavoro umano è miope. Certamente non bisogna mitizzare la tecnologia, ma neppure demonizzarla. Il lavoro del futuro non sarà come quello di oggi perché il progresso non si può fermare. Il nostro compito, dunque, deve essere quello di favorire il cambiamento e la modernizzazione dei processi produttivi e, al tempo stesso, trovare il modo per impiegare le nuove tecnologie in modo vantaggioso. Per questo è importante interrogarsi sul “come” sfruttare a pieno le potenzialità del digitale, comprese quelle legate ai rapporti di lavoro e alle nuove professioni nati dalla Gig economy. Il primo passo in questa direzione è formare e orientare i giovani, riformando i percorsi scolastici e universitari spesso ancora troppo lontani dalle esigenze del mercato del lavoro e delle imprese.

Il reddito di cittadinanza e i navigator: aiuteranno l’occupazione?

L’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro ha elaborato alcune interessanti stime sul sistema delle politiche attive in Italia: degli 8.000 operatori presenti nei 501 centri per l’impiego italiani, solo poco più della metà, 4.981 per la precisione, sono specializzati e qualificati per gestire la presa in carico di quei potenziali 2 milioni e 500 mila soggetti beneficiari del reddito di cittadinanza. Di conseguenza, ogni operatore dovrebbe prendere in carico circa 506 potenziali percettori della misura. A questi si aggiungeranno, a fine giugno, i 3.000 navigator che saranno selezionati con il bando Anpal e destinati a definire il piano personalizzato di riqualificazione del disoccupato, che rappresenta solo una parte del complesso progetto di inserimento o reinserimento professionale. Pur ipotizzando che l’infrastruttura informatica nazionale, necessaria per gestire la misura, sia operativa nei tempi previsti, e che la formazione dei navigator avvenga rapidamente, i conti non tornano.

Ultima domanda: tre parole che secondo lei determineranno il futuro del lavoro” …

Innanzitutto “legalità”, perché il rispetto delle norme, la tutela dell’equità e della giustizia nel mercato del lavoro sono un requisito imprescindibile per una vera crescita. “Innovazione”, per condurre il progresso nella direzione auspicata e infine “competenze”, essenziali per comprendere il valore della legalità, governare la tecnologia ed essere competitivi sul mercato.