Alessandro Ricci, co-fondatore di Mantavia e soci

di Diletta Talenti

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Il settore del trasporto marittimo passeggeri in Italia presenta criticità strutturali che ne limitano la competitività. I dati ISPRA del 2021 evidenziano come il 93% degli spostamenti avvenga su gomma, mentre appena il 2% utilizza il trasporto via mare. La causa principale risiede nella lentezza dei collegamenti: i traghetti convenzionali raggiungono circa 30 nodi di velocità, equivalenti a 60 km/h, rendendo molte tratte poco attrattive per i passeggeri.

Da questa sfida nasce l’innovazione di Mantavia, spin-off italo-svedese guidato da quattro giovani ingegneri italiani under 30: Alessandro Ricci, Carlo Pastore, Zaverio Tonietti e Andrea Fortunato. La loro soluzione tecnologica si basa sui veicoli a effetto suolo, capaci di raggiungere 150 nodi di velocità, circa 280 km/h, moltiplicando di 5-7 volte le prestazioni dei mezzi tradizionali.

“Il principio fisico che sfruttiamo è identico a quello utilizzato dagli uccelli marini come oche e cormorani per volare radenti sull’acqua – dichiara Alessandro Ricci, co-fondatore di Mantavia – . L’effetto suolo consente a un oggetto di volare in prossimità di una superficie piana con efficienza superiore, comprimendo l’aria tra le ali e la superficie marina”.

Il progetto trae origine dalla cooperazione bilaterale tra Svezia e Brasile per sperimentare sistemi di trasporto passeggeri nel bacino amazzonico, sotto la supervisione del professor Raffaello Mariani del Royal Institute of Technology Sweden. “Il progetto non è nato direttamente con noi, ma dalla forte collaborazione bilaterale tra Svezia e Brasile. La nostra università ha avviato questa ricerca per il trasporto senza necessità di costruire nuove infrastrutture come autostrade o aeroporti’, specifica Pastore.

La società, con capogruppo svedese e prospettive di produzione in Italia, mira a trasformare il trasporto marittimo civile. ‘Dal punto di vista legale è classificato come imbarcazione, tecnicamente rappresenta un aereo idrovolante che sviluppiamo per il trasporto persone’, chiarisce Ricci. I velivoli possono ospitare fino a 60 passeggeri nella configurazione civile, operando su qualsiasi specchio d’acqua di dimensioni adeguate.

L’elemento più significativo del progetto è come quattro giovani italiani abbiano trasformato la loro formazione accademica in un’impresa innovativa attraverso il sistema svedese. “L’Italia ci ha fornito una preparazione accademica senza pari, ma questo patrimonio ha trovato applicazione concreta grazie all’approccio nordico – osserva Tonietti -. La differenza nella facilità di fare impresa tra sud e nord Europa è nota, in termini di burocrazia snella ed economica”.

Il sostegno dell’ecosistema svedese si è rivelato determinante. “Ci ha fornito un’eccellente guida attraverso KTH Innovation, che secondo le statistiche del Financial Times è tra i migliori acceleratori mondiali’, sottolinea Fortunato. ‘La loro attività di supporto a trecentosessanta gradi rappresenta per noi uno strumento di valore assoluto e un operatore prezioso per il networking con industria e istituzioni”.

La società sta completando il primo round di investimento per una valutazione di circa 10 milioni di euro, puntando a raccogliere ulteriori 40 milioni nei prossimi due anni. ‘Stiamo realizzando un piccolo prototipo per dimostrare la tecnologia, poi con un partner industriale italiano svilupperemo un prototipo di dimensioni maggiori entro il 2027’, anticipa Ricci.

Il centro produttivo rimarrà italiano, sfruttando l’expertise nazionale nella cantieristica navale. ‘L’Italia produce il 50% degli yacht mondiali e siamo leader assoluti nei compositi e nelle tecnologie navali’, evidenzia Ricci. Questo consentirà di combinare l’innovazione svedese con l’eccellenza manifatturiera italiana.

La tecnologia a effetto suolo non è completamente inedita – fu utilizzata negli anni ’60 in Unione Sovietica – ma la sua applicazione civile per il trasporto passeggeri rappresenta una frontiera inesplorata in Europa. L’impatto potenziale è considerevole: considerando che ogni autoveicolo per trasporto passeggeri percorre mediamente 10.231 chilometri annui secondo l’ISTAT, i velivoli a effetto suolo potrebbero rivoluzionare i collegamenti marittimi, riducendo drasticamente i tempi di percorrenza e rendendo competitive rotte oggi impraticabili.

“Noi italiani possediamo una capacità straordinaria di trovare soluzioni a problemi complessi perché viviamo in un contesto storicamente articolato – conclude Ricci -. All’estero tutto è più semplice sotto certi aspetti, ma la nostra preparazione teorica è nettamente superiore in qualità”.