Sapere quanto si guadagnerà prima ancora di candidarsi a un lavoro sta diventando sempre più importante. In Europa, però, la trasparenza salariale resta ancora lontana dall’essere una pratica diffusa. L’Italia si distingue tra le principali economie europee: a luglio 2026 il 61% degli annunci di lavoro pubblicati su Indeed conteneva informazioni sulla retribuzione, contro il 26% dello stesso mese del 2025.

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Un cambiamento significativo, arrivato mentre entra nel vivo l’applicazione della Direttiva europea sulla trasparenza salariale, pensata per rendere più chiari i criteri retributivi e contribuire a contrastare le disparità di trattamento e il divario di genere.

Trasparenza salariale, l’Italia supera il Regno Unito

Il dato italiano – si legge su Euronews – assume ancora più rilievo nel confronto internazionale. Nel luglio 2026, per la prima volta dall’inizio delle rilevazioni, l’Italia ha superato il Regno Unito, raggiungendo il 61% degli annunci con informazioni sullo stipendio contro il 60% britannico.

Tra le altre grandi economie europee considerate da Indeed, i Paesi Bassi si fermano al 49,5%, mentre la Francia raggiunge il 43%. Più indietro si trovano invece Spagna e Germania, rispettivamente al 18% e al 14%. Il risultato italiano è particolarmente evidente se si guarda all’evoluzione dell’ultimo anno. A gennaio 2026 gli annunci con informazioni sulla retribuzione rappresentavano il 35%, mentre dodici mesi prima erano appena il 26%.

Secondo Pawel Adrjan, direttore della ricerca economica di Indeed, la crescita si è intensificata proprio in concomitanza con l’entrata in vigore delle nuove regole. L’Italia, inoltre, avrebbe adottato un approccio particolarmente incisivo, imponendo ai datori di lavoro di indicare la fascia retributiva direttamente nell’annuncio, permettendo così ai candidati di conoscere il possibile stipendio già prima di presentare la candidatura.

Direttiva Ue, pochi Paesi hanno rispettato la scadenza

Il rafforzamento della trasparenza sugli stipendi arriva in un quadro europeo ancora disomogeneo. La scadenza fissata per il recepimento della Direttiva Ue sulla trasparenza salariale era il 7 giugno 2026, ma diversi Stati membri non hanno completato l’iter nei tempi previsti.

Secondo un’analisi pubblicata da PwC all’inizio di agosto, soltanto cinque Paesi dell’Unione europea avevano recepito la direttiva: oltre all’Italia, figuravano Slovacchia, Malta, Lituania e Grecia.

La situazione rimane invece più articolata nelle altre grandi economie. La Spagna ha compiuto progressi limitati, mentre la Germania ha rinviato l’attuazione all’inizio del 2027. Per la Francia, invece, il quadro relativo al recepimento è ancora non specificato.

Stipendi negli annunci di lavoro, cosa cambia per i candidati

L’obiettivo delle nuove norme è intervenire su uno dei momenti più opachi del processo di selezione. Ancora oggi molti candidati investono tempo nella ricerca di un impiego, affrontano colloqui e in alcuni casi prove pratiche senza sapere quale sarà la retribuzione associata alla posizione. La maggiore trasparenza dovrebbe consentire ai lavoratori di confrontare più facilmente le offerte e conoscere in anticipo lo stipendio iniziale o la relativa fascia retributiva.

Non tutti gli annunci, tuttavia, sono destinati necessariamente a riportare informazioni salariali. La direttiva presenta infatti un ambito di applicazione specifico e, in alcuni Paesi, restano da definire alcuni aspetti legati alla concreta applicazione delle nuove disposizioni.

Trasparenza salariale e divario di genere

Dietro la questione degli stipendi indicati negli annunci c’è anche un obiettivo più ampio: ridurre le disparità retributive tra uomini e donne. Secondo Eurostat, nel 2024 il divario retributivo di genere nell’Unione europea era pari all’11,1%. In termini concreti, significa che per ogni 100 euro guadagnati in media da un uomo, una donna ne percepisce 88,9.

La Commissione europea considera la scarsa trasparenza uno dei fattori che possono favorire discriminazioni salariali e contribuire all’ampliamento del gender pay gap. Rendere più chiari gli stipendi e i criteri con cui vengono determinati punta quindi anche a ridurre le asimmetrie informative tra aziende e lavoratori.

Italia, la trasparenza salariale accelera

Il caso italiano mostra come il cambiamento possa essere rapido quando le nuove regole vengono tradotte in obblighi concreti per le imprese. La quota di annunci con informazioni sulla retribuzione è più che raddoppiata in un anno, passando dal 26% al 61%.

Per Adrjan, l’evoluzione dimostra che la regolamentazione può incidere direttamente sulle pratiche del mercato del lavoro. La prossima sfida sarà capire se lo stesso percorso verrà seguito anche dagli altri Paesi europei e soprattutto se la maggiore trasparenza si tradurrà in una riduzione effettiva delle disparità salariali.

Sul fronte sindacale, però, la lentezza di molti governi europei viene contestata. Esther Lynch, segretaria generale della Confederazione europea dei sindacati (Ces), ha definito il mancato rispetto della scadenza un «tradimento» nei confronti delle lavoratrici, sottolineando la necessità di trasformare rapidamente le regole europee in diritti effettivi.