Nella foto: un momento dell'incontro “Le sfide del settore agroalimentare verso la transizione energetica” organizzato da RSE e CREA

Roma – Le scelte e le strategie per la transizione energetica per il settore agroalimentare partono da tre numeri. Nel 2024 l’agricoltura ha consumato più di 6.600 GWh di energia elettrica e l’industria alimentare e delle bevande oltre 14.300 GWh, mentre gli impianti fotovoltaici installati nelle aziende agricole ne hanno prodotti oltre 3.100. Sono i dati al centro del lavoro congiunto di RSE – Ricerca sul Sistema Energetico e CREA, presentato a Roma. La presentazione dei dati avvenuta nel corso di un incontro di lavoro dedicato a “Le sfide del settore agroalimentare verso la transizione energetica”, ha segnato l’apertura di un confronto tra il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF). L’obiettivo comune è accompagnare la filiera verso modelli più efficienti, in un contesto segnato da cambiamento climatico, volatilità dei prezzi energetici e domanda crescente di prodotti sostenibili.

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Il peso dei costi energetici sulle filiere

Dall’analisi delle filiere realizzata da RSE emerge che in diversi comparti i costi energetici sono, insieme alla manodopera, una delle principali voci del costo finale dei prodotti. Per molte aziende della pasta, dell’olio, del latte, della frutta e del vino la spesa energetica supera il 10% del fatturato, con effetti diretti sulla competitività delle imprese e sui prezzi pagati dai consumatori.

Transizione energetica agroalimentare e piccole imprese

Il nodo è la struttura del settore. In Italia il 74% delle aziende agricole ha una dimensione economica inferiore ai 25 mila euro e l’84% delle imprese alimentari e delle bevande conta meno di nove addetti: realtà con poche risorse da investire in innovazione, che hanno bisogno di supporto finanziario, tecnico e formativo. La prova decisiva è portare le soluzioni della ricerca su scala produttiva.

“La transizione energetica dell’agroalimentare non è solo una sfida ambientale: è una leva decisiva per la competitività delle imprese e la resilienza delle filiere”, afferma Andrea Rocchi, presidente del CREA. Alla ricerca, aggiunge, spetta il compito di trasformare innovazione e dati in “soluzioni concrete, accessibili e adatte anche alle realtà più piccole”.

Biometano, agrivoltaico e Parco Agrisolare

RSE propone un approccio su quattro pilastri, energia, innovazione, sostenibilità economica e sociale, fatto di rinnovabili, elettrificazione dei processi, digitalizzazione e agricoltura di precisione. “Pensiamo al biometano, le cui potenzialità possono raggiungere i 10 miliardi di metri cubi all’anno”, osserva Franco Cotana, amministratore delegato di RSE, che cita anche biocarburanti come HVO e SAF (il carburante sostenibile per l’aviazione) e l’agrivoltaico sostenibile.

Sul fronte delle politiche, il MASAF ha puntato sulla misura PNRR “Parco Agrisolare”: secondo il sottosegretario Luigi D’Eramo ha finanziato oltre 30.000 imprese con più di 3 miliardi di euro, per un risparmio stimato in oltre 500 milioni annui e più di 11 miliardi in vent’anni. La sfida ora è estendere questi benefici alla parte più fragile della filiera.