Ieri a Wall Street tutti i grandi colossi, da Meta a Google, da Apple ad Amazon hanno accusato perdite pesanti: Cupertino ha ceduto il 3,08%, il gigante di Jeff Bezos e’ arretrato del 5,12%, Facebook e Twitter il 3,69% e ancora di piu’ hanno perso Tesla e Nvidia, entrambe crollate di oltre il 9%.

Anche l’energetico, il solo settore che è ancora positivo sull’anno, ha chiuso la giornata in negativo. A trainarlo giu’ è stato il prezzo del petrolio che a New York ha chiuso in calo del 6%, con il Wti poco sopra 103 dollari al barile, poiché le preoccupazioni per una recessione economica globale stanno creando una forte avversione al rischio.

Stamane in Asia il greggio continua a scendere di oltre l’1%, con il Wti a 102 dollari e il Brent a 105 dollari. In rialzo i future sull’EuroStoxx 50, dopo che ieri le Borse europee sono andate ko, con gli indici crollati ai minimi degli ultimi due mesi. Londra ha perso il 2,32%, Parigi il 2,75%, Francoforte il 2,15% e Milano il 2,74%. Al calo delle Borse si e’ affiancato il tonfo del Bitcoin. La criptovaluta e’ crollata sotto i 31.000 dollari, perdendo 1.600 miliardi di dollari e cioe’ il 50% del suo valore dal picco di novembre. Oggi risale un po’, restando sopra quota 30.000 dollari

I mercati monetari si aspettano che gli Stati Uniti aumentino i tassi di interesse di altri 200 punti base entro fine anno, portando i tassi di riferimento a quasi il 3%, mentre prevedono un aumento di 92 punti da parte della Bce entro fine anno, il che significa che il tasso di deposito della Bce tornera’ in territorio positivo. La Fed ha aumentato il suo tasso di riferimento di 50 punti base la scorsa settimana e i buoni dati sui posti di lavoro hanno rafforzato le scommesse su ulteriori grandi rialzi. Questo significa che il dollaro continuera’ a salire ma con scommesse lunghe nette parecchio sotto il picco di fine 2014.

Oggi, in attesa dell’incontro con il premier Mario Draghi, dedicato alle sanzioni da imporre a Putin e alla Russia e agli aiuti all’Ucraina, il presidente americano Joe Biden ha firmato una legge per velocizzare l’invio di armi a Kiev ispirata ad una misura del 1941 usata per fornire equipaggiamenti ai britannici che combattevano contro Hitler. Intanto l’offensiva russa continua a concentrarsi su Odessa, dopo che, sempre a Odessa, un bombardamento russo aveva costretto il primo ministro, Denis Shmygal e il presidente del Consiglio europeo Charles Michel a cercare riparo nei rifugi.

Domani escono i dati sull’inflazione Usa, che a marzo ha toccato i massimi dal 1981 raggiungendo l’8,5% annuo e l’1,2% rispetto al mese precedente. Ad aprile si prevede una discesa all’8,1%. Se questa stima dovesse essere confermata sarebbe una boccata d’ossigeno per l’economia americana.

Il risultato e’ che adesso l’aspettativa dei mercati sui tassi di interesse e’ salita a 92 punti base, il che significa che i rialzi attesi sono quasi 4. E questo “inevitabilmente preoccupa i mercati” dice Bova. Finora Christine Lagarde e’ stata vaga, si e’ limitata a dire che la banca centrale è pronta a tutto e sarà flessibile. Se anche lei mercoledì dovesse aprire la porta a un rialzo dei tassi a luglio, per i mercati potrebbe mettersi male.

Il problema è che piu’ salgono i tassi, piu’ peggiorano le condizioni finanziarie in Eurozona. L’aumento dei tassi in Europa indirettamente accelera il processo di frenata dell’economia. L’Italia e’ quella che rischia di piu’ di entrare in recessione, ma anche la Germania ci è vicina. E la Francia eè in stagnazione. Insomma, la stagflazione si sta avvicinando, a grandi passi. Ma quando potrebbe avere inizio?

In Europa nel secondo trimestre, negli Stati Uniti nella seconda parte dell’anno. In Europa nel secondo trimestre c’è già il rischio di aver un Pil negativo, negli Stati Uniti invece è il settore immobiliare quello più a rischio e penso che dall’estate in poi cominceremo a vedere dati economici veramente negativi. Questo significa che la Fed potrebbe iniziare a moderare l’aspettativa sui tassi da settembre e se dovesse rialzare tassi a luglio, bisognerà vedere come la Bce reagirà davanti a un Pil negativo.