La competizione, almeno su ciò che il cliente non vede, potrebbe lasciare spazio alla collaborazione. È questa la svolta proposta dall’industria automobilistica giapponese per affrontare una delle fasi più delicate della sua storia recente. Di fronte ai costi sempre più elevati legati alla transizione elettrica, allo sviluppo del software e delle tecnologie per la guida assistita, i principali costruttori del Sol Levante stanno valutando un nuovo modello industriale basato sulla condivisione di componenti e processi produttivi. L’obiettivo è recuperare efficienza, ridurre gli sprechi e concentrare gli investimenti sulle tecnologie che determineranno la competitività dei prossimi anni.
Una strategia comune per ridurre i costi
A sostenere questa visione è Koji Sato, amministratore delegato di Toyota e presidente della Japan Automobile Manufacturers Association (JAMA), che riunisce i sette maggiori costruttori nipponici: Toyota, Nissan, Honda, Mazda, Subaru, Mitsubishi e Suzuki. Secondo Sato, il settore sta affrontando una trasformazione epocale e, senza un deciso cambio di passo, molte aziende rischiano di perdere competitività. La proposta consiste nel collaborare sugli elementi meno visibili del veicolo, lasciando invece piena libertà di competere su innovazione, design e tecnologie destinate ai consumatori.
Componenti standard per aumentare l’efficienza
Il primo ambito individuato riguarda la standardizzazione di componenti e materiali di largo impiego, come cablaggi elettrici, acciai e materie plastiche. Oggi i fornitori devono realizzare circa 70.000 varianti di cablaggi per soddisfare le differenti richieste delle case automobilistiche, una frammentazione che rende difficile automatizzare la produzione e incide pesantemente sui costi. Secondo Sato, una piattaforma comune consentirebbe di aumentare la produttività di oltre dieci volte, liberando risorse economiche e capacità ingegneristiche da destinare allo sviluppo di batterie, sistemi digitali e nuove motorizzazioni.
Più investimenti nelle tecnologie che fanno la differenza
Per il numero uno di Toyota, il valore percepito dagli automobilisti non dipende più dalla possibilità di personalizzare ogni dettaglio dell’abitacolo, ma dalla qualità del software, dalle funzionalità di guida assistita, dalla velocità di ricarica delle batterie e dall’evoluzione dei sistemi di propulsione. Ridurre la complessità industriale consentirebbe quindi alle aziende di concentrare gli investimenti proprio sugli elementi che influenzano maggiormente la scelta dei clienti, aumentando al tempo stesso la redditività dell’intera filiera.
La sfida cinese accelera il cambiamento
Pur respingendo l’idea che la nuova strategia sia una risposta esclusiva alla crescita dei costruttori cinesi, Sato riconosce che il Giappone deve imparare dalla rapidità con cui in Cina vengono sviluppati nuovi modelli e introdotte innovazioni sul mercato. L’espansione dei marchi cinesi in Europa e in aree strategiche come il Sud-Est asiatico e l’Australia rappresenta infatti una pressione crescente. Per questo il piano della JAMA comprende anche interventi su logistica, approvvigionamento delle materie prime, riciclo, infrastrutture per la guida autonoma, sistema fiscale e formazione di nuovi talenti, con l’obiettivo di rafforzare l’intero ecosistema industriale nazionale.
















