Francesco Totti patrimonio quanto guadagna

Totti nel mirino della finanza. L’ex campione della Roma, secondo le accuse delle Fiamme Gialle, non ha mai versato l’Iva sui compensi percepiti per i molti spot e le trasmissioni televisive alle quali ha partecipato nel corso degli anni. Si tratta di un’evasione da 1,5 milioni di euro. Alla fine della sua carriera da calciatore ha intrapreso quella di testimonial pubblicitario per numerose aziende per spot pubblicitari e programmi televisivi. Dal 2018 al 2023, Totti ha prestato la sua immagine per campagne pubblicitarie di marchi rinomati come Volkswagen, Heineken, Wind, e molti altri. Inoltre, ha partecipato a eventi sportivi e programmi televisivi, tra cui “Che tempo che fa” con Fabio Fazio e il reality show “La Notte dei Re”.

 

A quanto ammonta il debito di Totti con lo Stato

I contratti firmati per spot, comparsate TV ed eventi sportivi sono finiti sotto la lente d’ingrandimento della guardia di finanza per la mancata apertura di una partita IVA e il mancato versamento dell’IVA per cinque anni. Essendo un testimonial a tempo pieno, Totti avrebbe dovuto adeguarsi al regime fiscale previsto per tali attività. La mancata regolarizzazione ha portato a un debito milionario con lo Stato per la precisione 1,5 milioni di euro. Probabilmente l’ex calciatore è stato mal consigliato, perché alla fine della carriera ha prestato la propria immagine con continuità agli spot. Proprio la continuità avrebbe fatto la differenza e l’avrebbe costretto ad aprire partita Iva. Cosa che non ha fatto, pagando quindi le tasse solo alla fonte e non versando l’Iva come la legge prescrive.

 

La Lite con Ilary Blasi

Parallelamente ai guai fiscali, Francesco Totti è coinvolto anche in un processo civile per la separazione dalla moglie Ilary Blasi. La questione economica è uno dei punti cruciali della lite tra i due. Gli avvocati di Blasi sostengono che Totti, nonostante la fine della carriera calcistica, continui a percepire considerevoli compensi dalle sue attività promozionali. Pertanto, secondo la tesi di Blasi, l’ex calciatore non può ridurre gli assegni di mantenimento per i figli.

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