Top-manager come Re Mida? Dipende da età regione e sesso

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n dirigente italiano nel 2016 ha guadagnato mediamente poco più di 100mila euro di retribuzione fissa, che diventano quasi 120mila aggiungendo la quota variabile. Ma il rischio è che la media assomigli a quella di Trilussa: chi lavora in Lombardia, infatti, ha incassato oltre 20mila euro in più di un pari grado della Basilicata, con una parte variabile più corposa che aumenta la forbice a quasi 30mila; gli uomini hanno guadagnato oltre il 12% in più delle donne; gli ultra 65enni oltre 25mila in più dei 25-34enni; chi lavora in una grande azienda ha preso quasi 25mila euro in più di chi è in una microimpresa, un gap che sale ulteriormente con la quota variabile. Sono dati della “Guida alla retribuzione dei dirigenti in Italia” realizzata da Badenoch & Clark, azienda specializzata nel recruiting di figure manageriali ed executive, in collaborazione con JobPricing, basata su oltre 300mila osservazioni in tutta Italia. Secondo Badenoch&Clark i dirigenti guadagnano circa il doppio dei quadri, il triplo degli impiegati e il quadruplo degli operai, ma sono l’unica categoria ad aver subito un calo nel 2016: meno 2,9%. Una grossa differenza tra le retribuzioni la fanno i ruoli dirigenziali rivestiti: i direttori generali sono a quota 119.400 euro cui va aggiunto il 22% di quota variabile, che porta il totale a quasi 150mila, mentre il ruolo con la retribuzione più bassa è IT&Web, che si attesta a quota 92.267, che però con il 17,7% di variabile sale a oltre 108mila superando Ricerca&Sviluppo, che si ferma a 107mila in ragione di una quota variabile del 16,5.

La laurea favorisce la carriera dirigenziale. specie per chi ha studiato in Bocconi, cattolica, Politecnico a Milano e Torino, Parma 

Le normative sempre più complesse e insidiose fanno crescere le retribuzioni dei dirigenti Legale&compliance, al secondo posto con una media di 106mila euro e una quota variabile del 19,4%, che porta il totale a quasi 127mila euro. Forti differenze si registrano anche tra le diverse categorie merceologiche: in testa c’è il settore alimentare e dei beni mass-market con 112.455 euro, che con il 19,5% di quota variabile sale a oltre 134mila euro, proprio come le assicurazioni, che hanno un fisso leggermente più basso e un variabile più alto. Fanalino di coda Servizi e consulenza IT&Software: 89.223 euro più un variabile del 16,5% per un totale di poco inferiore a 104mila euro, 30mila in meno di alimentare e assicurativo. La differenza retributiva tra laureati e non laureati è più ridotta di quanto ci si potrebbe attendere: il 6,5%. Conseguire una laurea quinquennale o un master, però, aumenta la probabilità di ottenere una qualifica dirigenziale. Non tutte le università però sono uguali: frequentare un’università privata o un politecnico è più costoso, ma garantisce il rientro dell’investimento fatto per studiare in tempi più brevi. Significativo l’impatto dei benefit nel pacchetto retributivo: secondo i dirigenti, motivano a lavorare meglio e con maggiore qualità (punteggio di 8,2 su 10), e stimolante rispetto ad altri (8 su 10), stimolano a impegnarsi di più (7,6). I benefit più comuni? Cellulare, pc portatile o tablet, l’auto aziendale.