La tensione torna a correre lungo le curve dei titoli di Stato, mentre gli investitori riducono l’esposizione al debito pubblico in attesa del verdetto della Federal Reserve. Il rendimento del Btp decennale si è spinto fino al 3,98%, dal 3,917% della chiusura precedente, mentre il Bund tedesco ha raggiunto il 3,14%. Un movimento che riporta in primo piano il costo del debito, il rischio inflazione e la possibilità che i tassi restino elevati più a lungo del previsto.
Btp sotto pressione, il rendimento sfiora il 4%
Il decennale italiano si muove nella parte alta della forchetta giornaliera, compresa tra il 3,928% e il 3,981%, con un incremento di oltre sei punti base rispetto alla vigilia. La risalita del rendimento sovrano comporta una discesa dei prezzi dei titoli già in circolazione e segnala una maggiore cautela sul mercato. Il differenziale con la Germania resta nell’ordine degli 84 punti base, un livello ancora contenuto rispetto alle crisi del passato, ma sensibile alle oscillazioni internazionali.
Il rialzo non è soltanto un caso italiano
La pressione interessa anche il debito tedesco, tradizionalmente considerato il principale riferimento dell’Eurozona. Il Bund decennale è salito dal 3,11% al 3,14%, confermando che le vendite non sono concentrate esclusivamente sull’Italia. Il movimento appare dunque legato a un generale aumento del premio richiesto dagli investitori, preoccupati dall’andamento dell’energia e dalle possibili conseguenze sulla politica monetaria europea e statunitense.
Petrolio e inflazione agitano il mercato
Le nuove tensioni tra Stati Uniti e Iran hanno sostenuto le quotazioni del greggio, riaccendendo il timore che uno shock energetico possa rallentare la discesa dei prezzi al consumo. Per il mercato obbligazionario, un petrolio più caro significa maggiori rischi di inflazione persistente e minori spazi per una rapida riduzione dei tassi. Le vendite sui bond riflettono così la richiesta di rendimenti più elevati per compensare l’erosione del potere d’acquisto e l’incertezza geopolitica.
La Fed al centro della giornata
La riunione del Fomc, iniziata il 28 luglio, si conclude oggi con la pubblicazione della decisione alle 20 italiane e la conferenza stampa mezz’ora più tardi. I mercati attribuiscono circa il 64% di probabilità a una conferma dei tassi e il 36% a un rialzo, mentre l’attuale intervallo dei Fed Funds è fissato al 3,50-3,75%. Oltre al verdetto, sarà decisivo il linguaggio della Federal Reserve sull’inflazione, sull’energia e sulle prossime mosse.













