Poste Italiane approfitta della debolezza di Tim in Borsa e torna a comprare. Dopo la conclusione dell’Opas, il gruppo guidato da Matteo Del Fante ha acquistato altre azioni sul mercato, portando la propria partecipazione dall’85,82% all’86,952% del capitale. Un incremento di poco superiore a un punto percentuale che, pur limitato nelle dimensioni, consolida ulteriormente la posizione di Poste nell’azionariato dell’operatore telefonico e riduce ancora la quota rimasta sul mercato.
Gli acquisti dopo l’Opas
La nuova operazione arriva dopo l’Opas su Tim, al termine della quale Poste aveva raggiunto una partecipazione dell’85,82%. Il successivo arretramento del titolo in Borsa ha offerto alla società l’occasione per arrotondare la propria posizione attraverso acquisti effettuati direttamente sul mercato. La quota è così salita all’86,952%, con un incremento di poco più dell’1% del capitale rispetto al livello raggiunto al termine dell’offerta.
La soglia del 90% si avvicina
Con quasi l’87% del capitale già nelle mani di Poste, l’attenzione del mercato si sposta inevitabilmente sulla soglia del 90%. Per raggiungerla mancano poco più di tre punti percentuali, ma il percorso non può essere considerato automatico: prezzo delle azioni, disponibilità dei titoli sul mercato e comportamento degli azionisti rimasti nel capitale rappresentano variabili decisive. Gli ultimi acquisti mostrano comunque la volontà di Poste di rafforzare ulteriormente la partecipazione costruita con l’Opas.
Il ribasso diventa un’opportunità
La scelta di intervenire dopo la discesa delle quotazioni contiene anche una precisa logica finanziaria. Il calo di Tim ha consentito a Poste di acquistare nuove azioni a condizioni di mercato differenti rispetto a quelle dell’offerta, trasformando la debolezza del titolo in un’opportunità per aumentare la partecipazione. Una strategia che permette di procedere per passi successivi, senza ricorrere nell’immediato a una nuova operazione straordinaria.
Ora il mercato guarda alle prossime mosse
La partita entra così in una fase diversa. Poste dispone ormai dell’86,952% di Tim, mentre sul mercato rimane una frazione sempre più ridotta del capitale. Il punto da osservare sarà la velocità con cui il gruppo deciderà eventualmente di proseguire negli acquisti e, soprattutto, se la partecipazione continuerà ad avvicinarsi alla soglia del 90%. Dopo l’Opas, il dossier Tim resta quindi aperto e le prossime mosse di Poste tornano al centro dell’attenzione degli investitori.
















