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SEDE TIM TELECOM ITALIA CORSO D'ITALIA ROMA

Non è bastata l’integrazione del piano da parte di Tim e i chiarimenti forniti nel cda straordinario di domenica a invertire la tendenza del titolo in Borsa Telecom, che in apertura di giornata ha registrato un +3,15%, ma a metà mattina è scivolato a -8%.  La riunione di domenica, convocata dal presidente della telco, Salvatore Rossi, su richiesta del ceo Pietro Labriola per fornire un’informativa ai consiglieri su quanto accaduto in Borsa in occasione del Capital Market Day di giovedì 8, quando ha perso il 24%, non ha placato i mercati. L’obiettivo del cda domenicale era quello di decidere se integrare le informazioni fornite in occasione della presentazione del piano industriale 2024-2026. A scatenare le critiche sono stati i numeri contenuti soprattutto in merito alle e proiezioni di profittabilità di Tim e la questione del debito dopo la vendita della rete al fondo Kkr. Secondo L’amministratore delegato Pietro Labriola le cause del nervosismo dei mercati non sono da attribuire alle scelte del board. La decisione presa è stata quella di dare ulteriori informazioni ai mercati.

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A quanto ammonterà il debito netto pro forma

Nella nota di questa mattina l’azienda ha cercato di spiegare agli investitori in modo più particolareggiato la propria posizione finanziaria. «Il debito netto pro-forma al netto del deleverage stimato per l’operazione Netco, pari a circa 6,1 miliardi di euro al 31 dicembre 2023, è atteso alla fine del 2024 pari a circa 7,5 miliardi di euro». Sulla situazione pesano  l’Ebitda al netto degli investimenti, gli oneri finanziari, l’andamento del Net Working Capital e le minorities di Tim Brasil. L’altro elemento di peso è l’impatto dell’operazione Netco e i costi di separazione.

L’andamento dei flussi di cassa di Tim e la Borsa

La nota dell’azienda di Tlc ha affrontato anche il tema dei flussi di cassa 2025-2026.        «Nel 2025 il Net cash flow è atteso intorno allo zero e nel 2026 intorno a 0,5 miliardi di euro. Questi livelli di Net cash flow, se normalizzati, portano a un valore intorno agli 0,4 miliardi di euro nel 2025 e agli 0,8 miliardi di euro nel 2026. I fattori di normalizzazione dei flussi di cassa sono connessi a uscite di cassa straordinarie a livello di working capital principalmente correlate all’effettiva liquidazione del personale oggetto di iniziative di incentivo all’esodo già attivate e alla normalizzazione dei costi del debito dovuta all’impatto del miglioramento atteso del merito di credito (il rating) che consentirà alla società di implementare, a tendere, una più efficiente gestione del margine di liquidità e alla diminuzione degli oneri correlati alle partite straordinarie». Infine viene affrontata la questione della cessione Netco, ancora in corso: «TIM conferma, quindi, la guidance 2024-2026 illustrate al mercato. – continua la nota – Si precisa, inoltre, che eventuali upside alla guidance potrebbero derivare dagli earn-out connessi all’operazione Netco e dalla possibile cessione di Sparkle, il cui processo è tutt’ora in corso».

Le novità sulla cessione

Al momento sembra non essere cambiato niente da questo punto di vista, stando a quanto si apprende dal sito della Consob. «È per esempio ancora segnalata una posizione corta del Canadian Pension Plan Investment Board, che proprio venerdì ha ufficializzato di aver prenotato il 17,5% della Netco, a fianco di Kkr. La posizione del fondo pensione canadese risale però al 20 giugno 2023, mentre per ora non compaiono scoperti impostati nelle ultime sedute. Si attende perciò la settimana prossima per verificare se ci sono state posizioni short oltre lo 0,5% che vanno pubblicamente dichiarate, anche se la Consob – che sta facendo le sue verifiche sul campo – deve essere informata già per posizioni dell’ordine dello 0,2%».

 

La paura per i lavoratori

Nella stessa nota dell’azienda si fa riferimento alle uscite volontarie del personale tramite incentivi all’esodo, un elemento di attrito con i sindacati, da sempre contrari all’operazione i cessione della Netco. «Fare lo spezzatino Telecom è una follia: così si rischia di mettere in discussione un’azienda fondamentale per il Paese» avverte Maurizio Landini, segretario della Cgil, da sempre contraria alla cessione della rete. La Uilcom da parte sua chiede una convocazione urgente dal Governo per capire «quanto l’esecutivo sia consapevole del destino di questo gruppo industriale: non siamo più disposti a fare da spettatori passivi».