Tim Golden Power

Vivendi scrive a Palazzo Chigi in merito al Golden Power su Tim e si chiama fuori. In merito al coordinamento per l’esercizio dei poteri speciali, convocato ieri alle 16, i legali del socio francese hanno spiegato come sia inapplicabile il decreto del 16 ottobre 2017, emesso ad hoc, in quanto Vivendi ha solo il 23,75% e non è presente nel cda. Di conseguenza, scrive il Corriere della Sera,  «non esercita quindi coordinamento e controllo e non ha presentato liste per il rinnovo del board».

Perché il Golden Power su Tim non tocca Vivendi 

Sono in tutto 16 le prescrizioni e le condizioni che sono state poste dal governo, ma non toccherebbero Vivendi, che non siede nella stanza dei bottoni. Tra le attività che sono previste nel decreto c’è anche l’attività di monitoraggio sui paletti. Secondo alcuni Vivendi avrebbe dovuto comunque presentarsi, sia per garbo istituzionale. L’ad di Tim all’uscita non ha rilasciato dichiarazioni, ma al governo ha chiarito le perplessità. All’epoca del provvedimento, Vivendi era presente nella governance di Tim, al punto da nominare l’ad Genish. L’anno successivo Elliott in assemblea, ribaltò gli equilibri estromettendo Vivendi
ma mantenne per alcuni mesi Genish che poco dopo fu sostituito da Luigi Gubitosi, consigliere in quota del fondo Usa e come presidente fu eletto Fulvio Conti presente nella
stessa lista di Elliott assieme a Paola Giannotti De Ponti che adesso è candidata alla presidenza Tim nella li-sta di Bluebell: questo link potrebbe pregiudicare una eventuale convergenza di Vivendi su schieramento all’assemblea del 23 aprile.