L’accordo – più volte annunciato e altrettante rimandato – sulla cessione delle attività statunitensi di TikTok a investitori non cinesi è ora realtà. Per il presidente Usa, Donald Trump, lo si era capito da tempo, si tratta di molto più di un’operazione industriale: è una rivendicazione politica, un messaggio al mercato e un segnale geopolitico indirizzato a Pechino.
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L’annuncio arriva, come da copione trumpiano, via social. Su Truth, Trump racconta l’intesa come una sorta di salvataggio in extremis, attribuendosi il merito di aver evitato l’uscita forzata di TikTok dal mercato americano. Ora, sottolinea, la piattaforma sarà controllata da un gruppo di investitori statunitensi, definiti “grandi patrioti”, pronti a trasformare TikTok in un asset strategico dell’industria tecnologica americana. Nella sua narrazione, l’operazione assume i contorni di una vittoria nazionale, quasi una riconquista simbolica di un pezzo di economia digitale finito sotto osservazione per motivi di sicurezza e sovranità dei dati.
Ma il passaggio più delicato, e politicamente più interessante, è il ringraziamento pubblico al presidente cinese Xi Jinping. Trump riconosce apertamente il ruolo di Pechino nell’aver consentito l’operazione, parlando di una scelta non scontata e lasciando intendere che la partita si sarebbe potuta chiudere in modo molto diverso. Un messaggio che pesa, soprattutto in una fase in cui i rapporti tra Stati Uniti e Cina restano attraversati da tensioni commerciali, tecnologiche e strategiche. TikTok diventa così un raro terreno di compromesso, un esempio di pragmatismo in un contesto di rivalità strutturale.
C’è poi la dimensione politica interna, che Trump non manca di sottolineare. TikTok, ricorda, ha avuto un ruolo rilevante nel rafforzare il suo consenso tra gli elettori più giovani durante le presidenziali del 2024. Un’ammissione che racconta molto del peso ormai centrale delle piattaforme social nella costruzione del consenso e nel dialogo tra leadership politica e nuove generazioni. Non solo un mezzo di intrattenimento, ma uno strumento di influenza e di mobilitazione, capace di incidere sugli equilibri elettorali.
Nel suo messaggio, Trump allarga i ringraziamenti anche al vicepresidente e ai membri dell’amministrazione che hanno seguito il dossier, definendo l’accordo come definitivo, positivo e “spettacolare”. Parole che parlano tanto agli investitori quanto agli elettori, in un mix tipico del suo stile comunicativo, dove business e politica si intrecciano senza soluzione di continuità.
L’operazione TikTok, al di là dei toni celebrativi, apre ora una fase nuova per il colosso dei video brevi negli Stati Uniti. La sfida sarà trasformare un compromesso geopolitico in una strategia industriale sostenibile, capace di rassicurare regolatori e utenti, senza snaturare un modello di business che ha fatto della viralità e dell’algoritmo il proprio motore di crescita. Per Trump, intanto, resta l’immagine di chi rivendica di aver “salvato” una piattaforma simbolo del nostro tempo. E, forse, di aver scritto un altro capitolo della sua personale saga tra politica, tecnologia e potere.













