Tiffany, dopo il fidanzamento scende il gelo con Lvmh

Nel novembre del 2019 – un secolo fa, nell’era ante-Covid-19 – il colosso francese del lusso Lvmh aveva accettato di acquistare Tiffany’s per 16 miliardi di dollari. Un accordo che avrebbe ampliato la presenza di Lvmh negli Usa e rafforzato la sua offerta nel mercato della gioielleria in rapida crescita. Ma quando il capo di Lvmh disse allora che Tiffany’s avrebbe “prosperato per i secoli a venire”, probabilmente non si aspettava che una pandemia epocale e disordini sociali con pochi precedenti  avrebbero fatto crollare il settore del lusso.

Questo crollo ha punito i prezzi delle azioni delle aziende del lusso – non ultima Tiffany’s, che da marzo è quotata al 10-20% al di sotto del prezzo d’offerta di Lvmh. Ciò significa che Lvmh potrebbe invece acquistare le azioni di Tiffany sul mercato azionario, e finire per acquisire la società per meno dei 16 miliardi di dollari che aveva offerto. Ma si dice che non voglia, e ora sta solo cercando di convincere Tiffany’s ad accettare un prezzo più basso.

La pandemia ha costretto diverse altre aziende a rinegoziare o ad abbandonare gli accordi. Proprio il mese scorso la società di private equity Sycamore Partners ha annullato un accordo da 500 milioni di dollari per prendere il pieno controllo di Victoria’s Secret dal suo proprietario L Brands. E a giudicare da quanto i “deal spread” si sono ampliati di recente – cioè la differenza tra il prezzo al quale una società accetta di acquistare le azioni di un’acquisita e il prezzo corrente di quelle azioni – gli investitori sembrano aspettarsi un crollo di molte altre operazioni. I beni di lusso sono belli e tutto, ma gli Stati Uniti hanno pesci più grandi da friggere, come si dice in slang.