Una recentissima indagine diffusa da Unioncamere e basata sulle elaborazioni del Centro studi Guglielmo Tagliacarne, segnala come solamente un’impresa su tre sia pronta a tradurre in progetti concreti le opportunità offerte dalle risorse finanziarie del PNRR dedicate al sistema produttivo. Ciò significa che oltre il 70% delle imprese non farà uso dei fondi messi a disposizione: il problema riguarda soprattutto quelle più piccole se, come dicono i numeri, l’80% di esse non ha a piano di utilizzare le risorse allocate, con i 50% delle aziende medio-grandi.

Scarsa informazione e sensibilizzazione delle imprese sul tema? 

Sicuramente sì. Esiste però anche una motivazione di tipo più strutturale: la carenza di competenze manageriali e la sottomanagerializzazione delle nostre PMI.

Il tema del rafforzamento delle competenze manageriali è stato frequentemente ripreso e sottolineato nel passato biennio in varie declinazioni: incentivazione del reskilling manageriale, incremento del capitale intellettuale, aggiornamento delle competenze, capacità di fare in modi nuovi, transizione dell’imprenditore dal fare al gestire. Tutte con un denominatore comune: servono competenze di alto livello, ma in tempi brevi e soprattutto capaci di agire ed incidere velocemente sul tessuto delle PMI.

A maggior ragione in epoca post pandemica: una recente analisi di McKinsey evidenzia come l’importanza della costruzione di nuove capacità per una crescita sostenibile nel lungo termine sia passata dal 59% pre-COVID, all’attuale 78%.

Senza infine dimenticare come siano tante le aree su cui le PMI dovrebbero essere in condizioni di operare con efficacia: digitalizzazione, economia circolare, ottimizzazione della gestione finanziaria, internazionalizzazione, gestione del capitale umano.

Cos’è e a cosa serve il temporary management?

In questo contesto, il temporary management viene sempre più apprezzato dalle PMI come uno  strumento per certi versi ottimale per portare in casa competenze di alto livello che siano immediatamente operative e in più capaci di operare in contesti straordinari.

La conoscenza che le PMI hanno del “Tm” è cresciuta nel tempo ed è oggi ad un buon livello: circa il 60% delle aziende più piccole (sotto i 20 milioni di fatturato) lo conosce, con un utilizzo che si assesta intorno al 10-12% a seconda delle classi di fatturato.

Dato che vale anche per aziende molto piccole: nella fascia tra 2 e 5 milioni di euro di fatturato, infatti, la conoscenza dello strumento è pari al 63% con un utilizzo pari all’8%,  soprattutto per progetti di lunga durata (es. 24 mesi), ma gestiti a tempo parziale.

Nella quasi totalità dei casi, la PMI “comprando” temporary management, “comprano” competenze  di alto livello non altrimenti disponibili, a costi accessibili, con il risultato di accrescere le capacità delle persone già operanti in azienda, che alla fine di un intervento/progetto saranno in grado di fare le stesse cose meglio di prima oppure di farne di nuove.

Bisogna investire sull’area finanza e risorse umane

Parlando di aree di intervento in azienda, rileviamo che l’imprenditore tende a vedere e a privilegiare quelle con un più immediato impatto sul conto economico (es. supply chain, produzione, area commerciale, internazionalizzazione), trascurando almeno in parte le aree finanza e risorse umane, in cui sarebbe peraltro possibile generare rilevanti risparmi e ritorni di efficienza con interventi a tempo parziale e mirati su specifici obiettivi e attività.

Su queste aree, è tuttora necessario un grande lavoro di stimolo nei confronti dell’imprenditore: sulla finanza, per fargli superare l’ostacolo, soprattutto psicologico, legato al fatto di dare accesso ai propri conti – e non tocchiamo il tasto delicato del rapporti con gli altri professionisti presenti in azienda), e sulle risorse umane per fargli  comprendere il valore economico di una loro gestione in chiave professionale.

Anche le imprese molto piccole (es. sotto i 5 milioni di fatturato) riescono in misura crescente ad attingere al bacino di competenze manageriali disponibili attraverso progetti gestiti in modalità fractional/part time: si tratta di una particolare declinazione del TM nata proprio sulla spinta della domanda da parte di queste organizzazioni, per le quali il classico temporary manager full time potrebbe risultare ridondante, sia in funzione dei tempi che dei costi.

In questo modo, è anche possibile dispiegare sul campo team di temporary manager e veri e propri CdA virtuali, come già in uso da anni nei mercati stranieri (es. negli USA).

Sono molti oggi i manager disponibili sul mercato (e si prospetta che altri ne arriveranno nei prossimi mesi) e le competenze manageriali teoricamente disponibili, ma esiste ancora un disallineamento qualitativo tra le competenze necessarie per lavorare con le PMI e quelle rintracciabili nei molti manager che provengono soprattutto da grandi gruppi, anche internazionali. A questo si abbina un disallineamento ideologico tra chi porta avanti un discorso, totalmente legittimo peraltro, di ricollocamento di dirigenti in mobilità e di status dirigenziale e imprese, specie PMI, che hanno bisogno di competenze manageriali, flessibilità e possibilità di operare più che mai a costi variabili.

Di tutto questo si discuterà in un prossimo convegno organizzato il 26 maggio da ANDAF e IIM Institute of Interim Management, che sarà moderato da Sergio Luciano.

I temi che verranno toccati al convegno di Andaf e IIM

Il nuovo mandato del CFO: il ruolo del CFO sta cambiando velocemente, si allargano le aree di responsabilità, vengono richieste nuove competenze così come una maggiore interazione con le altre funzioni apicali. La finanza si sta sempre più digitalizzando, imponendo cambiamenti nei modelli di business di molte imprese: il CFO diviene spesso leader anche in quest’area. Così come l’importanza del modello ESG richiede spesso un coinvolgimento meno specialistico e più interdisciplinare del CFO.

Si toccheranno i temi del supporto all’internazionalizzazione attraverso l’utilizzo di temporary manager “locali” (un cinese in Cina) e della creazione di reti di impresa per creare massa critica.

Il tema risorse umane verrà toccato da Francesco Amendolito, alla guida del gruppo di interesse nazionale di AIDP sulle PMI, che ci dice: «Le PMI sono oggi sollecitate  da un numero di tematiche importanti  (es. nuove forme di organizzazione  del lavoro) rispetto alle quali  non dispongono di risorse manageriali adatte alla loro gestione. Le PMI fanno però ancora fatica ad agire sul tema delle risorse umane, spesso perché non comprendono il valore economico di una loro gestione in chiave professionale. Il gruppo AIDP che guido, riprendendo il lavoro svolto nel biennio 2020-21, ha l’obiettivo di elevare cultura e sensibilità delle PMI sulla necessità di dotarsi di competenze manageriali per la gestione delle risorse umane e dare così al capitale umano il giusto e importante ruolo che merita».

Per approfondimenti www.temporary-management.com