La cybersecurity rappresenta un tema sempre più centrale: solo in Italia nel 2025 oltre un terzo delle grandi aziende ha subito attacchi con conseguenze economiche rilevanti, mentre gli investimenti in sicurezza hanno raggiunto livelli record. Alcune realtà del settore stanno quindi provando a cambiare prospettiva, spostando l’attenzione dalla gestione dell’incidente alla prevenzione del rischio. Fra queste BlueIT, società benefit nata nel 2008 e oggi attiva nei servizi di IT, IoT, cloud e cyber defence. Economy ha incontrato Francesco Sartini, Chief Technology Officer e BU Leader, la divisione focalizzata proprio sulla prevenzione intelligente del rischio informatico, anche per capire quali scenari attendono le imprese nei prossimi anni.
Il tema della cybersecurity è sempre più attuale. Quali le maggiori sfide future?
Innanzitutto quella dell’esplosione delle minacce. Nel 2025 si sono registrati a livello globale circa 12,2 miliardi di vulnerabilità e 126 milioni di attacchi ransomware, con tempi medi di sfruttamento delle falle ridotti a pochi minuti. Per le organizzazioni la vera difficoltà sarà gestire una mole crescente di rischi con risorse inevitabilmente limitate. Un secondo elemento chiave è l’intelligenza artificiale, sempre più un’arma a doppio taglio: da un lato viene già utilizzata dagli attaccanti per automatizzare gli attacchi, dall’altro diventerà uno strumento fondamentale per i difensori, ad esempio per simulare possibili percorsi di attacco, automatizzare patching e remediation e prioritizzare gli interventi in base all’impatto sul business. A tutto questo si aggiunge l’aumento della complessità delle superfici di attacco, tra cloud, container, sistemi di identità digitali, IoT e ciclo di vita del codice. Infine cresce il peso della conformità normativa: direttive come NIS2 – per innalzare il livello della sicurezza informatica – stanno trasformando la cybersecurity in un processo strutturato di gestione del rischio, con monitoraggio continuo, formazione del personale e tracciabilità delle attività. La sicurezza informatica diventa dunque sempre più una leva strategica di governance aziendale.
L’IA gioca dunque un ruolo fondamentale?
Ormai è uno strumento indispensabile per rafforzare le capacità di difesa. Grazie a mappe predittive che mettono in relazione asset cloud, identità digitali e dispositivi connessi, è possibile simulare diversi scenari e individuare in anticipo i punti più critici dell’infrastruttura, bloccando i percorsi di attacco prima che vengano sfruttati. Un altro ambito è l’automazione delle attività di remediation. Sistemi automatizzati permettono di gestire una parte significativa delle operazioni di sicurezza, riducendo il tempo medio di risoluzione delle vulnerabilità e rendendo più efficiente la protezione. Infine, l’IA consente di prioritizzare gli interventi sulla base del reale impatto sul business. Attraverso sistemi di vulnerability scoring è possibile ridurre drasticamente i falsi positivi e concentrare gli sforzi sulle vulnerabilità realmente critiche, migliorando l’uso delle risorse e l’efficacia della strategia di sicurezza.
Diceva che si sono ridotti molto i tempi per mettere a segno un attacco informatico…
Nel 2025 il tempo medio di sfruttamento delle vulnerabilità si è ridotto a soli 6 minuti, ma allo stesso tempo l’automazione permette interventi in finestre temporali inferiori ai 6 minuti medi di exploit. Oggi l’IA consente di trasformare la difesa da reattiva a preventiva, spostando l’attenzione dalla gestione dell’incidente alla prevenzione del rischio. Nel team Shield di BlueIT promuoviamo proprio questo cambio di paradigma, integrando – senza sostituirlo – il tradizionale Security Operation Center (SOC), basato su un approccio reattivo, con il Risk Operation Center (ROC), orientato invece alla prevenzione e alla previsione delle minacce. Mentre il SOC interviene dopo l’attacco, analizzando log e gestendo incidenti 24/7, il ROC agisce preventivamente, individuando vulnerabilità critiche, obsolescenze o errori di configurazione grazie a mappe d’attacco AI-driven e sistemi di threat intelligence. Un elemento centrale è la gestione del tempo: in questo caso non è il SOC che si basa spesso su assessment periodici ma è la gestione della cybersecurity “vecchia maniera” che spesso si basa su assessment periodici, lasciando finestre di rischio anche di sei mesi, mentre il ROC utilizza scansioni continue, patching automatico e prioritizzazione intelligente delle vulnerabilità, riducendo drasticamente i tempi di esposizione. Questo modello risponde alle esigenze della direttiva NIS2, trasformando la cybersecurity in un processo dinamico e continuo, con monitoraggio attivo di cloud, identità digitali e dispositivi IoT, formazione mirata per i dipendenti e reportistica capace di evidenziare il rischio residuo dell’organizzazione.
Quali sono, numericamente parlando, i risultati già raggiunti?
I risultati parlano chiaro: nel 2025, negli ambienti con ROC, il 43% dei rischi critici è stato mitigato, l’esposizione a ransomware si è ridotta del 17% e il 47% delle operazioni di patching è stato automatizzato. Non è, dunque, fantascienza! Ovviamente questo cambio di paradigma è possibile grazie a tecnologie abilitanti: il Risk Operation Center di BlueIT integra piattaforme predittive come Qualys, per il risk scoring, e WithSecure, per la simulazione dei percorsi d’attacco, entrambe con intelligenza artificiale nativa, senza necessità di sviluppi aggiuntivi. Il modello ibrido SOC-ROC mantiene il monitoraggio reattivo ma aggiunge una capacità preventiva avanzata, spostando l’investimento strategico verso la prevenzione predittiva, oggi fino a cinque volte più efficace nella riduzione del rischio per il business rispetto ai sistemi tradizionali.
Ci spiega il concetto “IT for Humans”?
BlueIT nasce con l’idea che la tecnologia debba servire le persone e non sostituirle. Da qui prende forma l’approccio IT for Humans, che sviluppa soluzioni tecnologiche per affiancare e potenziare i lavoratori, preservando la dimensione umana del lavoro e arricchendola con strumenti più evoluti e coinvolgenti. Un esempio concreto è in ambito cybersecurity: con l’adeguamento alla direttiva NIS2, BlueIT promuove programmi di formazione e sensibilizzazione che rafforzano il cosiddetto “human firewall”, trasformando i dipendenti da potenziale anello debole a prima linea di difesa. La formazione utilizza logiche di gamification, con simulazioni interattive di phishing e classifiche che rendono l’apprendimento più partecipativo e generano report strategici sul livello di consapevolezza. La piattaforma, basata su tecnologie europee, misura le competenze tramite metriche comportamentali, combinando compliance normativa ed engagement umano. In questo modo i tradizionali programmi burocratici lasciano spazio a percorsi formativi dinamici che uniscono rigore tecnico e approccio positivo alla sicurezza: questa è la vera essenza di IT for Humans.
Cosa sono Innovation Hub e AI Accelerator?
Il primo è un ecosistema fisico e digitale situato in una cascina storica, dove tecnologia, visione e cultura convergono. Funziona come spazio per sperimentare, apprendere e costruire il futuro attraverso soluzioni tecnologiche avanzate, eventi immersivi e una community di innovatori. Offre percorsi come l’AI Accelerator, progettato per accompagnare le Pmi nell’adozione dell’intelligenza artificiale con metodologie all’avanguardia e percorsi personalizzati. L’AI Accelerator è un laboratorio d’innovazione che combina hardware, software e servizi avanzati per portare l’IA all’interno delle aziende con soluzioni concrete. Questo approccio include fasi di analisi delle esigenze aziendali, l’integrazione di tecnologie già testate e l’ottimizzazione continua dei risultati. Entrambi i servizi rientrano nella missione di BlueIT di rendere l’innovazione tecnologica accessibile, con un focus su etica, sostenibilità e supporto alla competitività delle aziende.
Uno dei vostri mantra è utilizzare solo tecnologia europea…
Il motto di Shield, la divisione di cybersecurity di BlueIT, è “Siamo al fianco delle Pmi italiane con tecnologie europee, per tutelare il tuo valore più grande: i dati”. Le Pmi rischiano di essere le più impattate dalla NIS2 e per stare sul mercato devono rimanere competitive. Avere studiato delle soluzioni tecnologiche evolute con tecnologie europee e con budget a portata di Pmi crediamo sia un elemento di differenziazione, che rientra appieno nel nostro approccio “consulenziale” che aiuta i clienti a indirizzare il budget (storicamente sempre risicato) della cybersecurity nella direzione che massimizzi l’efficacia, tenendo conto delle leve economiche, normative e tecnologiche. Il tutto in linea con la nostra mission di essere “portatori sani” di un cambiamento di paradigma all’interno del mondo della cybersecurity.

















