BANCA CENTRALE EUROPEA FRANCOFORTE SEDE

Il rialzo dei tassi continua. C’è poco da fare. E se qualcuno aveva dei dubbi, a fugarli ci ha pensato il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco,intervenendo in occasione della Giornata Mondiale del Risparmio. La rotta è tracciata e, d’altronde, bisogna adeguarsi alle evidenze del mercato. L’unica cosa su cui si può trattare è «il ritmo con il quale saliranno», ha detto Visco, lasciando intendere che il rialzo dovrà essere «graduale» ma aggiungendo che la recessione, come già vaticinato dal Fondo Monetario Internazionale, nel 2023 è ormai molto più di un’ipotesi.

Inflazione 2022, a ottobre impennata al 10,7%

Per cui, in questo quadro congiunturale, normalizzare i tassi è pura utopia se si intende conseguire a stretto giro di posta l’obiettivo di un’inflazione al 2% nel medio-periodo.  Traguardo assai lontano se si pensa che, come certificato dall’Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea, il tasso d’inflazione annuale a ottobre 2022 è salito alle stelle al 10,7%, in aumento rispetto al 9,9% di settembre, con cibo ed energia sempre saldamente in testa nella classifica degli aumenti.

Ignazio Visco, situazione difficile, giusto rialzare i tassi

Per il numero uno di Bankitalia però non bisognerà ripetere gli errori del passato e degli anni ’80 in particolare. «Negli ultimi due anni la riduzione del rapporto tra debito e prodotto ha beneficiato della ripresa dell’economia, più rapida del previsto, ed è stata favorita da un aumento dei prezzi certo tanto poco desiderato quanto ampio e prolungato» ha detto Visco aggiungendo: «Oggi non possiamo che auspicare e ricercare una rapida diminuzione della “tassa” da inflazione, per la stabilità dell’economia, per la protezione del risparmio e per il sollievo di chi più risente dell’eccezionale aumento dei costi energetici. Bisognerà fare attenzione a non ripetere gli errori di quaranta e più anni fa quando al persistere dell’inflazione dovuto alla vana rincorsa tra prezzi e salari si associarono molti anni di disavanzi eccessivi, con la conseguenza ultima della crisi finanziaria e valutaria di cui ricorre in questi mesi il trentennale».

Tassi Usa, si attende la prossima mossa della Fed

Una linea rigida rispetto alla quale negli Stati Uniti si sono adeguati da un pezzo. Adesso Oltreoceano c’è molta attesa per la riunione di politica monetaria della Federal Reserve, che mercoledì dovrebbe annunciare il quarto rialzo consecutivo dei tassi di 75 punti base. Gli investitori pensano a un possibile rallentamento nel ritmo (anche perché la Fed ha già aumentato i tassi cinque volte, prima del solito quarto di punto, poi di mezzo punto e infine per tre volte di tre quarti di punto) e la domanda che tutti si pongono è: quali saranno le prime mosse del 2023?

Manovra di bilancio, governo Meloni al lavoro

Difficile dirlo. In Italia, nel frattempo, il nuovo Governo Meloni – che con l’infornata di sottosegretari e viceministri ha completato l’organigramma – sta lavorando alla manovra di bilancio. I propositi sono tra i più nobili, non c’è dubbio: «ridurre il deficit della pubblica amministrazione e il rapporto debito/PIL; proteggere le famiglie e i più deboli dal caro energia; difendere la competitività delle imprese», ha sottolineato sempre in occasione della Giornata Mondiale del Risparmio il neoministro all’Economia e Finanze, Giancarlo Giorgetti. Resta il problema di come riuscire raggiungere e incassare tutti gli obiettivi.

Pil Italia cresce a sorpresa dello 0,5% ma il quadro resta fosco

Anche se ieri l’Istat ha dato buone notizie inaspettate: l’Istituto di statistica ha visto infatti una crescita del Pil dello 0,5 nel terzo trimestre ben più del -0,2% pronosticato recentemente dall’Ufficio parlamentare di bilancio. Il che vuol dire crescita + 2,6% sull’anno, con una variazione acquisita per il 2022 al 3,9%, più del 3,3% stimato dall’esecutivo Draghi nella Nadef e da Bankitalia.

Una stima che (in via indicativa) ci proietta alla guida della classifica delle economie europee: il nostro Paese cresce infatti dello 0,2% in più della media Ue, che si ferma a quota 2,4%. Ma che a Visco non è bastata per essere ottimista: le sue parole – «i rischi sulla crescita sono orientati al ribasso, non solo per il nostro Paese» – sono inequivocabili. E se qualcuno la pensa al contrario, dia un occhio al costo delle materie prime, alla spesa per le bollette di luce e gas e alla situazione in Ucraina.