L’effetto negativo subito dai titoli bancari italiani dopo l’annuncio dell’introduzione di un’imposta sugli extra-profitti derivati dai margini di interesse negli ultimi due anni, legati all’aumento dei tassi di interesse in Europa, sembra stia gradualmente attenuandosi. La perdita di capitalizzazione subita dal settore bancario, che inizialmente raggiungeva quasi 10 miliardi di euro subito dopo l’inclusione della misura nel Decreto Legge Omnibus, si è ridotta a circa 3,4 miliardi.
Abi tratta con il governo, ecco le proposte
Il mercato sembra essere in via di adattamento a quanto inizialmente appariva come una situazione improvvisa. Gli investitori stanno considerando le successive specifiche fornite dal Governo, tra cui l’introduzione di un “tetto” pari allo 0,1% degli attivi di ciascuna banca per l’imposizione. Inoltre, c’è la speranza che le trattative in corso con l’Associazione Bancaria Italiana (ABI) possano portare a misure di defiscalizzazione per attenuare l’impatto dell’imposta.
L’ABI ha inviato una circolare alle banche che sintetizza i punti rilevanti per il settore all’interno del provvedimento. Tuttavia, la circolare ricorda che al momento la deducibilità ai fini delle imposte sui redditi e dell’imposta regionale sulle attività produttive è esclusa, ma si impegna a fornire aggiornamenti in caso di possibili modifiche durante il processo di conversione del Decreto in Parlamento.
Andamento banche italiane in lieve ripresa
Mediobanca Securities ha stimato che il peso del prelievo potrebbe diminuire a 1,3 miliardi di euro con la deducibilità, rispetto ai circa 1,9 miliardi senza deducibilità. Questo avrebbe un impatto inferiore all’1% sugli utili per azione o una diminuzione del requisito patrimoniale Ceti di circa 10-20 punti base. Alcuni analisti non escludono neppure l’ipotesi di una “non piena deducibilità” degli interessi passivi delle banche per evitare il rischio di dichiarazione di incostituzionalità della tassa.
Nel contesto della Borsa, alcune banche italiane hanno già recuperato interamente le perdite subite, come ad esempio Mps, Popolare Sondrio e alcune istituzioni più piccole come Banca Profilo, Banca Sistema, Banca Ifis e Illimity. Alcune, come Banco BPM, sono molto vicine a farlo. Tuttavia, Intesa Sanpaolo rimane uno dei titoli bancari con il peso maggiore delle perdite, con una diminuzione di capitalizzazione di oltre due miliardi di euro.













