Doveva assicurare allo Stato oltre 150 milioni di euro ogni anno. A vent’anni dalla sua introduzione, la cosiddetta tassa etica restituisce invece un bilancio molto più modesto: nel 2025 avrebbe prodotto poco più di 11 milioni, confermandosi lontanissima dagli obiettivi indicati al momento della sua nascita. Un divario che riapre il confronto sull’utilità di un’imposta concepita nell’epoca delle riviste, dei DVD e delle televisioni, ma applicata oggi anche alla creator economy.
Un’addizionale del 25%
La misura è stata istituita dall’articolo 1, comma 466, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, la Finanziaria per il 2006, approvata durante il terzo governo Berlusconi. Non si tratta tecnicamente di una tassa autonoma sui consumi, ma di un’addizionale Irpef e Ires del 25% sui redditi derivanti dalla produzione, distribuzione, vendita e rappresentazione di materiale pornografico. L’Agenzia delle Entrate continua a indicarla con la denominazione corrente di “tassa etica”.
Dai 158 milioni previsti agli 11 del 2025
Secondo la ricostruzione pubblicata da Repubblica, la relazione tecnica che accompagnava la misura stimava un gettito annuo di 158 milioni di euro. I dati del Rendiconto generale dello Stato citati dal quotidiano indicano invece entrate pari a 17,69 milioni nel 2023, 14,89 milioni nel 2024 e 11,26 milioni nel 2025. Rapportato alla previsione originaria, l’ultimo risultato vale poco più del 7%: dunque meno del 10% atteso.
L’estensione alle trasmissioni televisive
Nel 2008 il perimetro dell’imposta è stato ampliato ai redditi derivanti dalle trasmissioni televisive finalizzate a sollecitare la credulità popolare. L’intervento riguardava quindi determinate attività televisive e non, indistintamente, l’intero settore dell’esoterismo. Secondo l’articolo di Repubblica, dopo questa estensione le previsioni di gettito arrivarono fino a 277 milioni di euro, un obiettivo che gli incassi effettivi non hanno mai avvicinato.
La tassa raggiunge anche i creator forfettari
La trasformazione digitale non ha reso l’imposta inapplicabile. Con la risposta n. 285 del 2025, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’addizionale può interessare anche chi opera nel regime forfettario, indicando come determinarne la base imponibile. L’obbligo non riguarda però ogni influencer o ogni creator: occorre che i redditi derivino dalle attività specificamente comprese nella norma. La misura continua dunque a operare anche nell’economia delle piattaforme digitali, pur mantenendo un gettito contenuto.
















