Per anni la targa straniera ha rappresentato, in alcune fasce del mercato automobilistico, una leva per alleggerire il costo complessivo di possesso di un veicolo. Ora quel modello potrebbe diventare molto meno conveniente. Nel cantiere del nuovo Codice della strada entra infatti una misura destinata a incidere direttamente sulla Rc auto dei mezzi esteri iscritti al REVE, con l’obiettivo di ridurre gli spazi per l’esterovestizione dei veicoli. La misura, però, è ancora in fase di definizione e non costituisce oggi un obbligo definitivamente in vigore. Il MIT ha confermato l’avvio della consultazione sul nuovo testo e l’invio dei materiali di lavoro a oltre cento operatori e associazioni di settore.

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La polizza estera perde il suo vantaggio

Il punto economicamente più rilevante riguarda l’assicurazione. Secondo le anticipazioni sul testo-base, per i veicoli esteri soggetti a registrazione al REVE la copertura dovrebbe essere stipulata con un’impresa autorizzata in Italia, restringendo la possibilità di utilizzare liberamente una polizza sottoscritta all’estero soltanto per sfruttare premi più bassi. La distinzione è importante: non significa necessariamente rivolgersi a una compagnia con sede italiana, perché anche un’impresa dello Spazio economico europeo può operare nel nostro Paese se regolarmente abilitata. È IVASS stessa a distinguere tra compagnie italiane e imprese estere autorizzate a offrire Rc auto sul mercato nazionale.

Il REVE diventa il perno della stretta

Lo spartiacque resta il Registro dei veicoli esteri, operativo dal 21 marzo 2022 e gestito dall’ACI attraverso il sistema informativo del PRA. Per un residente in Italia che utilizza un veicolo immatricolato all’estero senza esserne intestatario, quando la disponibilità supera 30 giorni nell’anno solare, anche non consecutivi, titolo e durata dell’utilizzo devono essere registrati al REVE. Chi invece acquisisce la residenza italiana e possiede direttamente un’auto già immatricolata all’estero deve, come regola generale, procedere all’immatricolazione nazionale entro tre mesi. Sono previste specifiche eccezioni e casistiche, quindi l’obbligo non riguarda indistintamente tutte le auto straniere che circolano nel Paese.

Dopo l’Ipt sale ancora il costo della targa estera

Il nuovo fronte assicurativo si inserisce in una revisione che ha già modificato la convenienza economica delle auto registrate al REVE. Dal 25 maggio 2026 le formalità di registrazione sono infatti soggette anche all’Imposta provinciale di trascrizione, con un importo che varia in base al veicolo e alla provincia competente. La pagina ufficiale ACI dedicata alle pratiche REVE, aggiornata il 28 maggio 2026, include ora l’IPT tra i costi, insieme a 27 euro di emolumenti ACI e 16 euro di bollo. L’effetto combinato di imposta e assicurazione, qualora la nuova disciplina sulla Rc venisse confermata, potrebbe quindi erodere una parte sostanziale del differenziale di costo che ha favorito il ricorso alle immatricolazioni estere.

La partita si gioca sui costi, ma la norma non c’è ancora

La stretta colpisce soprattutto il cuore economico del fenomeno: se un veicolo viene mantenuto formalmente all’estero ma utilizzato stabilmente in Italia, il vantaggio diminuisce quanto più tasse, registrazione e Rc vengono ricondotte alle regole del mercato nazionale. Per questo le targhe polacche sono diventate il simbolo di una questione che, in realtà, riguarda più in generale l’utilizzo strutturale di veicoli esteri da parte di residenti italiani. La cautela resta però necessaria: il MIT parla ancora di proposte allo studio e di una consultazione con operatori e associazioni, mentre le anticipazioni sulla Rc provengono dal testo-base circolato tra le categorie. Prima di parlare di un nuovo obbligo effettivo servirà dunque il testo definitivo e il completamento dell’iter previsto.