taglio cuneo fiscale

Il taglio del cuneo fiscale deve essere confermato. A sostenerlo è il ministro dell’Economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, ma sul piatto rimane una delle priorità di Matteo Salvini, cioè quota 41 che per il momento dovrà fare spazio alla misura di riduzione della pressione fiscale. Il progetto prevedeva  la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica, ma sembra proprio che questo non sia possibile. Anche perché pressioni arrivano dall’estero, dal momento che l’Italia non può permettersi di toccare l’età pensionabile, alla luce dei costi che sono stati provocati da quota 100. La giornata di ieri è stata contrastata e lo spread è risalito fino a 150 punti base, mentre il rendimento dei Btp decennali ha superato il 4%. Meloni e Giorgetti puntano tutto sul taglio del cuneo fiscale, che dovrebbe valere in tutto 10 miliardi di euro. Sembra essere necessario mezzo punto di Pil per coprire gli sgravi sulle buste paga, fissando l’asticella del programmatico al 4%. La manovra deve tenere conto anche degli interventi che sono previsti sull’Irpef e del pacchetto natalità. Tutte questioni che saranno soggette alla trattativa con Bruxelles, che entrerà nel vivo a settembre.

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L’ombra della procedura di infrazione

L’altra data importante per l’Italia è quella del 19 giugno, quando è attesa una procedura di infrazione sul debito per l’Italia, assieme ad altri paesi. Nei corridoi di Palazzo Chigi circola l’idea che il risultato positivo di Fratelli d’Italia non possa essere ignorato dai funzionari della Commissione Europea. Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha già espresso il suo sostegno alla rielezione di Ursula von der Leyen, si sente legittimata a negoziare margini più ampi sulla correzione dei conti pubblici italiani. Questa strategia è stata attentamente studiata e pianificata. Il richiamo di Bruxelles non è una sorpresa, dato il contesto economico europeo complesso. Molti Paesi membri dell’UE stanno affrontando sfide simili e cercano di negoziare condizioni più favorevoli per rilanciare le proprie economie senza compromettere la stabilità fiscale.