L’Europa si scopre impreparata alla crisi energetica nonostante anni di politica verde. “A quest’ora dovevamo essere molto più affrancati dalla dipendenza dai prodotti petroliferi, ma non lo siamo”: è il giudizio netto di Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, intervistato a Conti in tasca su Giornaleradio. Tabarelli non usa mezzi termini: “Non ci libereremo mai completamente dai fossili”, le rinnovabili non possono sostituirli per densità energetica e capacità di accumulo. La tassa sugli extraprofitti alle società energetiche è “più uno sfogo che un’azione risolutiva”. E l’Italia che lascia sottoterra il proprio petrolio e il proprio gas è “veramente stupida”.
Il commissario europeo all’energia Jorgensen annuncia che l’UE si prepara a una crisi di lunga durata: razionamento del carburante, riserve di emergenza. Quanto è seria la situazione?
“Ha già detto tutto lui”, esordisce Tabarelli, “ma va integrato con quello che aveva dichiarato solo due giorni prima, quando come unico rimedio indicava più rinnovabili ed efficienza energetica.” Il paradosso è evidente: la filosofia della transizione verde avrebbe dovuto emanciparci dagli idrocarburi, e invece ci ritroviamo a ripetere le stesse preoccupazioni del 2022, quando scoppiò la crisi per l’invasione dell’Ucraina. “La situazione è seria”, avverte l’esperto. “L’impotenza della nostra politica europea si scarica sui governi nazionali. Noi italiani siamo messi un po’ peggio: poco petrolio, raffinerie vecchie. Per ora i prezzi paradossalmente non sono esplosi, ma dobbiamo essere molto preoccupati. Il gasolio alla pompa costa già molto di più della benzina: sono segnali che non vanno ignorati.”
Le rinnovabili rimangono il rimedio valido per affrancarci dalla dipendenza fossile, o si sono rivelate un miraggio?
Tabarelli è netto: “Credo che non ci arriveremo mai a fare completamente a meno dei fossili, perché hanno delle qualità che le rinnovabili non possono offrire: l’alta densità energetica e la facilità di accumulo — nel serbatoio dell’auto, dell’aereo, della motocicletta. Le fonti rinnovabili nuove fanno elettricità, ma in questo momento non è di più elettricità che abbiamo bisogno. Nonostante sette anni di sforzi enormi e investimenti ingentissimi sull’elettrico in Europa, le auto elettriche non hanno raggiunto l’1,5-2% del parco circolante, su 40 milioni di veicoli.”
Il presidente di Nomisma Energia punta il dito sull’ipocrisia ambientalista: “L’idroelettrico è tuttora la prima fonte rinnovabile in Italia e nel mondo. Ma se volessimo costruire oggi quelle dighe, non ce lo farebbero fare nemmeno gli ambientalisti che sostengono di poter fare tutto col fotovoltaico.” Il nodo centrale resta la sicurezza: “Noi dipendiamo per il 65% da gas e petrolio importati, eppure lasciamo sottoterra nel nostro paese petrolio e gas che potremmo sfruttare. Non sarebbero risolutivi sui prezzi globali, ma rappresentano 5-10 miliardi di euro l’anno che invece regaliamo all’estero. La Basilicata potrebbe essere una piccola Norvegia, ma non riusciamo a valorizzare quelle risorse. Questo è veramente stupido.”
La diversificazione, insiste Tabarelli, è la via maestra: “Non è nessuna invenzione, lo abbiamo sempre fatto. Si tratta solo di rafforzare ciò che ha fatto Mattei: andare in Africa, consolidare rapporti come il TAP, il cui gas sbarca in Puglia dall’Azerbaigian, nostro principale fornitore. Ci vuole tutto — fossili, nucleare, rinnovabili — senza ideologie.”
Cinque paesi, tra cui l’Italia, chiedono di tassare gli extraprofitti delle società energetiche: misura efficace o sfogo?
“È più uno sfogo che un’azione risolutiva”, taglia corto Tabarelli, pur riconoscendone la fattibilità politica: “Si può fare, ed è già stato fatto nel 2022-23. Ma nel libero mercato i profitti alti sono il segnale che devono scattare nuovi investimenti in capacità produttiva. Se oggi i prezzi del petrolio non sono ancora esplosi è proprio perché in passato ci sono stati tanti investimenti. Se il GNL sta arrivando in quantità nel mondo, è perché i profitti della crisi 2022 hanno finanziato quegli impianti. I profitti vengono già tassati con aliquote intorno al 30%: se aumentano, lo Stato già ci guadagna proporzionalmente di più.”
Il gasolio costa molto più della benzina: tassazione differenziata o speculazione?
“No, la tassazione è uguale per entrambi i prodotti — circa 72 centesimi, ora anche leggermente ridotta”, chiarisce Tabarelli. “Il prezzo è più alto semplicemente perché c’è una carenza fisica sul mercato: nei trasporti si concentra il grosso della domanda petrolifero, e quella domanda è di gasolio. La benzina, in questo momento, soffre meno.”
La Francia, grazie al nucleare, regge meglio. L’Italia può puntare sui piccoli reattori modulari?
“Credo nell’attuale generazione nucleare, negli attuali reattori che già oggi garantiscono stabilità all’intero sistema elettrico europeo, Italia compresa”, risponde Tabarelli. “Il nucleare è già la prima singola fonte in Europa con quasi il 25%, grazie ai 56 reattori francesi. Ed è già sicuro: l’OMS certifica che negli ultimi 50 anni è la fonte che ha causato meno decessi in assoluto.” Sui piccoli reattori modulari, qualche riserva: “Possono essere una soluzione, ma temo si tratti anche di un modo per rinviare decisioni difficili. Detto questo, ha fatto bene il governo a reinserire il nucleare nel Piano Nazionale Energia e Clima. Se troviamo una fonte con grande densità energetica, programmabilità e zero emissioni di CO2 — ed è esattamente il nucleare — allora sì, possiamo finalmente ridurre la dipendenza strutturale dai fossili. La Von der Leyen, che è tedesca, ha già ammesso che l’abbandono del nucleare deciso dalla Merkel dopo Fukushima è stato un disastro.”
Il blocco dello Stretto di Hormuz è un boomerang anche per l’Iran?
“I persiani sono una grande civiltà e agiscono per il loro interesse, anche per esportare il proprio petrolio”, conclude Tabarelli. “Sono convinto che non vogliano spingersi troppo oltre. Dobbiamo vedere una luce in fondo al tunnel.”
















