Superbonus

La Manovra del 2024 mira a impattare sulle plusvalenze generate dalla vendita delle case riqualificate entro dieci anni dalla loro ristrutturazione con il Superbonus al 110%. Tuttavia, la maggior parte di queste abitazioni (otto su dieci) sono considerate “principali” e, di conseguenza, i loro proprietari potrebbero eludere il nuovo imposta sulle vendite. L’analisi condotta dal Caf Acli su 29.373 contribuenti aiuta a individuare chi sarà coinvolto dall’imminente prelievo fiscale del 26% introdotto con la Manovra del 2024.

Quali sono le eccezioni alla tassazione per il Superbonus

Ci sono delle eccezioni a questa tassazione. Principalmente, non saranno tassate le plusvalenze derivanti dalla vendita di abitazioni che sono state la residenza principale del venditore o dei suoi familiari per la maggior parte dei dieci anni precedenti la cessione. Questa situazione riguarda quasi l’82% degli immobili beneficiati dal superbonus, come rilevato dal Caf Acli. Di conseguenza, si stima che solo una casa su cinque sia a rischio di tassazione, sempre che il proprietario decida di venderla.

È raro incontrare trasferimenti che incorrono nella tassazione vigente per le vendite entro cinque anni, poiché molti proprietari evitano di vendere prima che sia trascorso il periodo minimo richiesto dalla legge. Tuttavia, con l’allungamento del periodo a dieci anni, è probabile che ci siano più casi di tassazione. Ad esempio, i condomìni riqualificati con il Superbonus (oltre 78.000 secondo i dati Enea) potrebbero portare a vendite future di appartamenti, specialmente per necessità come l’acquisto di una casa per un figlio.

Coloro che hanno utilizzato il Superbonus per fini speculativi, acquistando al fine di rivendere o ristrutturare immobili, saranno tra i principali individui colpiti dalle nuove tasse sulle plusvalenze. Tuttavia, ci sono esclusioni, come la non tassazione delle abitazioni ereditate, sia quelle avvenute prima che dopo i lavori di riqualificazione. Implementare queste nuove regole non sarà semplice, specialmente nel calcolare le plusvalenze su cui applicare il 26% di imposta.

Un caso concreto

Ad esempio, nel caso di una seconda casa acquistata a 15.000 euro nel 2020, ristrutturata l’anno successivo con 10.000 euro agevolati dal Superbonus al 110% e venduta nel 2024 per 40.000 euro, la plusvalenza tassabile sarà di 25.000 euro (40.000 – 15.000). I costi agevolati non abbassano l’imponibile nei primi cinque anni dalla fine dei lavori. Tuttavia, se la vendita avviene tra cinque e dieci anni dopo la fine dei lavori, i costi agevolati rileveranno solo per metà. Inoltre, dopo cinque anni, il valore iniziale può essere rivalutato con l’indice Istat Foi, riducendo ulteriormente la plusvalenza.

La norma presenta complessità nel modo in cui somma le diverse spese, agevolate da diverse forme di bonus, al costo d’acquisto per calcolare la plusvalenza soggetta a tassazione.

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Le richieste del Cnl

In questi giorni sul tavolo del ministero ci sono anche le richieste da parte delle associazioni che tutelano i cittadini che hanno iniziato i lavori del Superbonus. “Chiediamo al governo – dicono – le proroghe fiscali necessarie al fine del completamento dei lavori di  efficientamento energetico e sismico,  la proroga della validità DURC e l’esenzione dall’applicazione di more e  sanzioni per il ritardo del pagamento di imposte, moratoria sui debiti e modifiche o  integrazioni al DDL di Bilancio. Infine chiediamo disposizioni finanziarie per agevolare la cessione dei crediti d’imposta,  già riconosciuti; e tutte le altre a seguire”.