Superbonus

Se i lavori del Superbonus vengono lasciati a metà ne può rispondere l’impresa. L’ha stabilito una sentenza del tribunale di Treviso, che ha spiega che se il general contractor non porta avanti le operazioni per ottenere il Superbonus, dopo aver incassato i compensi per gli studi di  fattibilità, si espone alla richiesta di rimborso da parte dei clienti. La sentenza nasce dal ricorso avanzato da 50 proprietari di immobili, assistiti da Assoutenti, contro una società colpevole, a detta dei ricorrenti, di avere omesso di adempiere agli obblighi contrattuali, dopo aver ricevuto delle somme  per iniziare il Superbonus. Secondo la sentenza avrebbe consegnato documentazione senza valore per il riconoscimento del Superbonus e ha omesso di iniziare i lavori per ottenere l’agevolazione fiscale, nonostante i ricorrenti avessero pagato tra i 500 e i 1500 euro per avviare le pratiche. Il general contractor avrebbe dovuto 

spiegare quali attività ha compiuto  per consentire ai condomini di ottenere il Superbonus. 

Non I’ha fatto e si è esposto ai rimborsi. «Per questi motivi – dice la sentenza – deve essere dichiarata la  risoluzione dei contratti sottoscritti dai ricorrenti e la società deve 

essere condannata alla restituzione delle somme ricevute». Viene, invece, respinta la richiesta di risarcimento del danno, dal momento che i ricorrenti «non hanno né allegato né provato la  sussistenza di un danno ulteriore  rispetto ai corrispettivi versati e di  cui hanno diritto alla restituzione».

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Sentenze contrastanti

 Secondo Federedilizia, però, le varie sentenze non sono sempre concordi. «Sono diverse le sentenze che in questo periodo sono uscite. – dice il vp Nazionale Domenico Passarella – Questa contrasta con un’altra sentenza uscita su in altro tribunale dove veniva riconosciuta l’eventuale perdita del 10% perché il giudice riteneva in quel caso specifico che la perdita del beneficio fosse solo del del 10%, sempre per la normativa vigente alla all’epoca dei fatti. C’è un problema sostanziale che noi come Federazione avevamo già evidenziato a metà dell’anno scorso subito dopo l’approvazione del DL 104. Personalmente avevo scritto una lettera al Presidente del Consiglio ai vicepresidenti del Consiglio e a diversi presidenti di Commissione, dove evidenziavamo la problematica insorgente a seguito delle continue, e definisco isteriche, modifiche normative che hanno contribuito ad arrecare eh danni al al sistema. Nella sostanza il problema sta sempre in una e di una sola situazione da a partire da gennaio 2022».

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Alla base anche di questi problemi, secondo Passarella ci sarebbe la confusione normativa che si è creata in questi anni.  «Il problema è che molte imprese pur avendo adempiuto pur avendo sottoscritto contratti con i condomini e con gli amministratori di condomini non hanno potuto dare corso ai lavori perché si sono bloccati i meccanismi delle cessioni del credito. Non per una volontà e non per incapacità degli imprenditori, ma solo ed esclusivamente perché sono state cambiate tutte le regole in corsa. Tutte le associazioni che tutelano il mondo dell’edilizia e quelle che tutelano i professionisti ed i piccoli proprietari immobiliari, stanche di subire passivamente i soprusi e le violenze perpetrate dal ministro Giorgetti stanno organizzando una grande manifestazione a Roma per il 2 luglio».