Un contributo ridotto per comprare certezza. È questa la filosofia che sta prendendo forma nei corridoi del Ministero dell’Economia, dove si lavora a una sanatoria destinata a chi ha utilizzato il Superbonus senza averne pieno titolo. L’idea, che potrebbe trovare spazio nel prossimo decreto fiscale, è semplice nella struttura ma rilevante negli effetti: versare una quota compresa tra il 5% e il 10% del credito indebitamente maturato o ceduto per evitare la restituzione integrale dell’importo e le relative sanzioni.
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Non si tratterebbe di un condono in senso classico, bensì di una sorta di collaborazione volontaria sul modello della voluntary disclosure. In cambio di una restituzione parziale, il contribuente metterebbe al riparo la propria posizione da accertamenti più pesanti. Per molti operatori significherebbe archiviare un rischio che, in alcuni casi, supera di gran lunga la capacità finanziaria di famiglie e imprese.
La platea potenziale è ampia e attraversa tutta la filiera del 110%. In prima linea ci sono i condomini che hanno ceduto il credito, spesso ignari di eventuali irregolarità tecniche. Se l’Agenzia delle Entrate non riuscisse a risalire all’ultimo detentore del credito, il recupero potrebbe ricadere proprio su di loro. Una prospettiva che ha trasformato l’incentivo più generoso della storia recente in un’incognita contabile.
Il nodo, in molti casi, sta nelle asseverazioni: certificazioni tecniche che attestano requisiti e congruità dei costi. Tra scadenze ravvicinate, continui ritocchi normativi e pressioni operative, non sono mancate incongruenze tra lavori autorizzati e interventi effettivamente eseguiti. Ci sono poi i cosiddetti lavori “trainati” agganciati a quelli principali, talvolta inseriti in modo improprio nel perimetro del 110%.
Diversa ma altrettanto delicata la posizione di banche e imprese che hanno acquistato crediti rivelatisi solo in parte regolari. In molti casi gli istituti si sono trovati in pancia asset fiscali dal valore incerto, con impatti diretti sui bilanci e sulla capacità di fare nuovo credito. Una sanatoria a costo contenuto rappresenterebbe per loro una via d’uscita ordinata, riducendo il contenzioso e riportando visibilità sui conti.
Resta un paletto chiaro: nessuna apertura per i crediti legati a comportamenti fraudolenti. Le frodi restano fuori dal perimetro della misura, con sanzioni penali e amministrative che continuano a valere per chi ha attestato il falso o orchestrato operazioni dolose.
La mossa dell’esecutivo punta dunque a disinnescare una mina ancora attiva nei bilanci di famiglie, imprese e intermediari finanziari. Dopo aver acceso il motore dell’edilizia, il Superbonus ha lasciato in eredità una catena complessa di crediti e responsabilità. Ora il governo prova a mettere un punto, offrendo una soluzione che, se confermata nei dettagli, potrebbe trasformare un rischio sistemico in una partita chiudibile a costi sostenibili. Per molti, pagare una quota ridotta oggi potrebbe valere molto più della lunga incertezza di domani.
















