Superbonus

Fino all’ultimo si è sperato in una proroga al 31 marzo, che desse la possibilità di sistemare crediti e lavori rimasti a metà, invece il Superbonus esce di scena. Non saranno nemmeno votati gli emendamenti che sono stati presentati dalle forze politiche al decreto Salvaspese, la cui legge di conversione oggi passerà  alla commissione Finanze della Camera. Sono andati a vuoto i vari appelli di associazioni come l’Ance che chiedevano una chiusura ordinata dei lavori e di cercare di evitare l’esplosione dei contenziosi e il blocco dei cantieri.

Gli ultimi tentativi per salvare il Superbonus

La giornata di mercoledì è iniziata con l’ultimo tentativo di mediazione che aveva lo scopo di ottenere qualche modifica di tipo interpretativo al provvedimento. Già a fine mattinata, però, è stato chiaro che il Governo non avrebbe lasciato spazi di manovra di alcun tipo. I pareri tecnici arrivati dal ministero dell’Economia hanno, infatti, certificato il “no” a qualsiasi proposta di modifica dei parlamentari, sia di maggioranza che di opposizione. Le forze di governo hanno allora ritirato la loro proposta di emendamento e il Parlamento ha bocciato gli emendamenti presentati dall’opposizione e, in particolar modo, dal Partito democratico e dal Movimento 5 stelle. Finiscono così  nel dimenticatoio il Sal straordinario, sponsorizzato anche dall’Ance e già bocciato nei lavori sulla legge di Bilancio, l’allargamento del perimetro del fondo indigenti, a risorse invariate, portando il tetto di accesso al plafond da 15 mila a 25 mila euro. Non ci sarà quindi spazio per le modifiche tecniche, come la possibilità, proposta da tutta la maggioranza, di mantenere il vecchio regime del bonus barriere solo con una dichiarazione sostitutiva. O come la possibilità di spalmare la detrazione legata al Superbonus su dieci anni, anziché su quattro. Oggi, comunque, ci sarà una coda nella quale le ultime votazioni, in programma a partire dalle 9 e 30 dovrebbero bocciare tutti gli emendamenti rimasti sul tavolo.