Superbonus

Il 31 dicembre esce di scena il Superbonus: nel 2024 sparirà. Resterà in questi ultimi giorni la possibilità di usufruirne al 90% per i condomini e per quanti vivono in una casa unifamiliare e hanno un reddito inferiore ai 15 mila euro. A patto che si paghi tutto entro la fine dell’anno.  C’è chi potrebbe approfittarne per sfruttare le ultime detrazioni, anche se sono sempre meno i cittadini, ma anche le imprese che si fidano di questa misura. Anche perché la bolla rischia di scoppiare e sono ogni giorno di più le aziende con i crediti incagliati che hanno portato i libri in tribunale. Addirittura un ufficio legale si è trovato a gestire 150 fallimenti con 800 milioni di euro di crediti incagliati. «I cantieri si sono bloccati perché non circola la monetizzazione dei crediti fiscali. – dice Domenico Passarella del Cnl – Il 90% delle imprese  rischia di non ultimare i cantieri, ma i committenti dicono che hanno sottoscritto un contratto con il 110 e lo vogliono portato avanti. C’è il rischio che si crei un corto circuito. C’è poi il rischio che in alcuni casi non sia stato fatto lo stato di avanzamento dei lavori, che potrebbero non venire ultimati. L’agenzia delle entrate potrebbe chiedere la restituzione del credito al beneficiario. Se questo non lo restituisse, gli metteranno la casa all’asta. Ci sono due milioni di persone che vivono con questa spada di Damocle sulla testa». 

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Come sarà il mercato immobiliare dopo il Superbonus nel 2024

Ma anche chi non si è occupato di Superbonus, come l’architetto Vittorio Grassi, ha subito le conseguenze del Superbonus. «Che sia stato un filone molto ricco non c’è dubbio. – dice – ma secondo me è stato danneggiato il comparto dei professionisti. C’è stata un’impennata dei prezzi clamorosa che si è riversata su tutti i lavori. Le imprese prendevano lavori più semplici. Noi abbiamo avuto aumenti sui business plan anche del 30%. C’è stato un momento ad esempio in cui non ci trovavano ponteggi». Secondo Grassi non c’è il rischio che in questi giorni ci sia un’impennata di richieste di lavori entro fine anno, anche perché le imprese stanno facendo a gara per chiudere il prima possibile i cantieri aperti. «Oggi tutti corrono per chiudere i lavori, ma da gennaio si rischia la caduta».