Superbonus

Crescono e non si sbloccano i crediti del Superbonus, in barba ai tentativi di disincagliarle per rilanciare il mercato dell’edilizia e ridare una possibilità agli “esodati” delle ristrutturazioni pagate dallo Stato. L’allarme lo ha lanciato l’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori edili, secondo la quale i crediti ingessati ammontano oggi a 30 miliardi mentre sono ben 180 mila gli interventi rimasti al palo, tra villette unifamiliari e condomini.

Cessione crediti superbonus, 30 miliardi fermi

«Un danno enorme sia per le imprese che per i livelli occupazionali» schiumano i costruttori edili che chiedono una proroga delle operazioni di 110% attualmente in corso ed evidenziano che a inizio anno l’ammontare dei crediti incagliati era fermo a 19 miliardi. Un aggravamento che ha fatto scattare l’allarme rosso in Ance: «a maggior ragione perché la piattaforma per l’acquisto dei crediti nata nel corso dell’esame parlamentare del decreto sulle cessioni non riesce proprio a decollare» sostiene l’associazione presieduta da Federica Brancaccio.

Il governo dal canto suo sa benissimo come stanno le cose: tant’è che nel corso di un’interrogazione presentata dal Movimento 5 Stelle in Commissione Finanze della Camera la sottosegretaria al Ministero dell’Economia e delle Finanze Sandra Savino ha risposto che «la piena operatività della piattaforma è prevista entro settembre».

Crediti incagliati, quali banche stanno comprando

Ma mentre sul piano pubblico è tutto fermo, al lavoro sulla questione c’è EnelX assieme ad alcune banche. Gli acquisti diretti di crediti incagliati sono ripartiti infatti da parte di Unicredit (dal 3 aprile), Intesa Sanpaolo, Sparkasse, mentre Credit Agricole e Poste si stanno preparando.

Sia gli istituti bancari che i costruttori a inizio anno avevano proposto di compensare attraverso i modelli F24 i crediti relativi al superbonus ma il governo aveva risposto con un due di picche. «E così il decreto legge cessioni a febbraio dall’oggi al domani ha eliminato la cessione e lo sconto in fattura: i pilastri del successo della misura» incalza l’Ance annotando che il provvedimento è  solo l’ultimo dei 20 cambiamenti normativi da quando esiste il 110%: «un continuo susseguirsi di modifiche che ha generato un’elevata confusione e inquietudine in tutti gli operatori».

Superbonus, Ance: «proroga di almeno 6 mesi»

«Le imprese – spiega ancora l’associazione – non riuscendo a cedere i crediti, si trovano senza soldi, perché di fatto non incassano per i lavori che eseguono. Questo, a sua volta, ha degli effetti sulla puntualità dei pagamenti dei lavoratori e delle filiere di fornitori, e porta infine al rallentamento o al blocco dei cantieri in corso».

Da qui l’idea dell’associazione dei costruttori di chiedere «una proroga di almeno 6 mesi delle operazioni di 110% in corso, in modo da dare il tempo agli operatori di concludere gli interventi iniziati. Anche perché le ricadute positive della maxidetrazione ci sono – sottolinea ancora l’Ance – e sono testimoniate dall’Istat e anche dall’Ufficio parlamentare di bilancio in termini di Pil, ambiente, traguardi Pnrr raggiunti e benefici per le fasce meno abbienti. «Siamo consapevoli che è stato concepito come uno strumento straordinario, ma l’impianto tecnico, giuridico e dei controlli ha rappresentato una struttura ottima sulla quale costruire il futuro», conclude l’associazione.