Superbonus finite le proroghe

Il Superbonus 110 esce di scena. E lo fa con le stesse polemiche che l’hanno accompagnato, quando venne istituito dal governo Conte 2. Il governo ha escluso qualsiasi possibilità di prorogare le misure, perché non ci sarebbe la disponibilità di mettere in campo altre risorse. Dei lavori che erano partiti, però, il 30% non è ancora stato ultimato. Su questo tema e sul meccanismo di cessione del credito si sta discutendo in queste ore. L’ipotesi in campo potrebbe essere quella di allargare la possibilità anche ad altri soggetti che non siano le banche con la sola esclusione delle persone fisiche. Non più tardi di un mese fa era arrivata la prima stretta del governo, che aveva deciso di prorogare la misura solo per le case unifamiliari, ma in questi giorni è arrivata la decisione definitiva su una misura che lo stesso presidente del consiglio Mario Draghi non aveva mai amato in modo particolare al punto da accusare in modo esplicito la misura di aver contribuito all’incremento dei prezzi delle materie prime sull’edilizia. Un incremento dei prezzi che si è abbattuto anche sulla resistenza delle imprese stesse. Secondo i dati Istat nel mese di aprile 2022 l’indice di produttività delle costruzioni ha avuto un calo dell’1,3% come denunciato anche dalle associazioni di categoria che più volte hanno parlato di crisi del settore.

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I lavori finanziati col Superbonus 110 sono in alto mare

Quando venne lanciata l’ipotesi di un finanziamento per i lavori di rifacimento delle facciate furono diversi gli italiani che decisero di approfittare della misura. Gli investimenti ammessi a detrazione ammontavano a un valore totale di 30.647.939.180,47 di euro. Ma i lavori conclusi e ammessi a detrazione ammontavano  a un totale di  21.499.310.141,30 euro secondo i dati forniti dall’osservatorio Enea aggiornati al 31 maggio. Di questi ne è stato realizzato il 70%. Le regioni più virtuose in Italia sono Veneto e Trentino che hanno toccato il 75% delle opere realizzate, mentre la Campania ha la percentuale più bassa che è quella del 63%.

C’è anche chi minaccia i bancari

La tensione è molto alta anche tra chi ogni giorno come i lavoratori delle banche si trovano in condizione di gestire le lamentele di chi ha chiesto un prestito per il Superbonus 110.

«Il settore bancario, in questo momento, vive sulle montagne russe. – spiega Lando Sileoni segretario della Fabi – Ci sono stati episodi di offese e di violenza contro chi lavora in banca, che non tollereremo più, perché da questo momento in poi, come abbiamo già fatto durante la prima fase del Covid, quando c’erano da gestire i prestiti garantiti dallo Stato, denunceremo tutto alle procure della Repubblica. Le lavoratrici e i lavoratori bancari non hanno alcuna colpa per quanto sta accadendo con il Superbonus. Questo perché un conto è la responsabilità di chi sta dietro lo sportello e un conto quella di chi gestisce la banca. Spiego cosa è successo: sono arrivate molte più richieste rispetto a quello che le banche potevano gestire, in termini di crediti fiscali, considerando i limiti e la cosiddetta capienza. L’agevolazione per le ristrutturazioni immobiliari è stata introdotta a maggio 2020 e, rispetto ai circa 20 miliardi di euro stanziati dal governo, sono arrivate richieste, da parte delle banche, delle imprese e dei proprietari di casa, per oltre 33 miliardi. I problemi sono stati diversi, ma le banche ne segnalano in particolare uno: è mancata, da parte dell’Agenzia delle entrate, una procedura per gestire cronologicamente tutte le richieste relative ai bonus».