«I dati sull’occupazione degli ultimi mesi in Italia, tenuto conto del rallentamento del ciclo economico nazionale e internazionale, sono assolutamente incoraggianti. Ma guai a sedersi sugli allori: bisogna fare di più, molto di più. Soprattutto perché in alcune aree del Paese, penso al Mezzogiorno, abbiamo tassi di disoccupazione giovanile e femminile patologicamente alti. È lì, quindi, che occorre dare un impulso maggiore al bilancio degli investimenti pubblici e privati, per creare posti di lavoro là dove ci sono più disoccupati». Luigi Sbarra, segretario generale della Cisl – il secondo sindacato italiano per numero di iscritti – conferma in quest’intervista a Economy la sua linea pragmatica e post-ideologica, che gli permette di «evitare schieramenti preconcetti e negoziare con il governo nel solo interesse – ripete sempre lui – dei lavoratori e del Paese».

Quindi i dati sul lavoro sono rilevanti, segretario?

Sì, e non solo perché nell’ultimo anno l’occupazione è cresciuta quasi di mezzo milione di posti di lavoro: il dato più interessante è che si è alzata la componente delle lavoratrici e dei lavoratori che hanno ottenuto un contratto a tempo indeterminato.

Segretario, rispetto alla legge di Bilancio preparata dal governo Meloni il fronte sindacale non è stato compatto. La Cgil, insieme alla Uil, ha promosso una mobilitazione dura, con scioperi regionali. La Cisl non nega che esistano molti temi su cui la legge è migliorabile, ma si limita a chiedere interventi correttivi senza andare ad uno sciopero che, peraltro, costa, e non poco, alle tasche dei lavoratori.

Confermo che quella del governo Meloni non è stata la manovra che la Cisl avrebbe voluto. Ci sarebbe piaciuto poter contare su molte più risorse da redistribuire: per alzare i redditi dei lavoratori e dei pensionati, per sollevare tante famiglie dalla povertà, per restituire al sistema previdenziale criteri di flessibilità e di equità. Ed anche per realizzare tutti gli investimenti necessari al rilancio della crescita e dello sviluppo. D’altra parte, penso che il mestiere del sindacalista comporti anche la capacità di fare i conti con la realtà per portare a casa il massimo possibile nella condizione data. La coperta della finanza pubblica è oggettivamente corta. Pesano come un macigno il rallentamento dell’economia mondiale e nazionale, i maggiori oneri sul debito pubblico dovuti all’innalzamento dei tassi della Bce e le ulteriori incertezze del quadro internazionale. Per questo è importante dare il giusto valore alle cose che ci siamo conquistate. Perché non erano scontate. E nessuno ce le ha regalate.

Ce le riepiloghi.

Innanzitutto sottolineo un dato: l’85% dei 28 miliardi della legge di bilancio – 24 miliardi, più altri 4 della delega fiscale – si concentra su misure di coesione sociale, su incentivi e sostegni fiscali al lavoro, alle pensioni e ai redditi delle famiglie medie e popolari. Tutti interventi che abbiamo voluto e sollecitato nel corso dei negoziati e delle trattative di questi mesi, sia Palazzo Chigi sia con i vari Ministri del Governo. Ecco perché diciamo che ci sono molte luci. A partire dalla parte fiscale della manovra, con la conferma per tutto il 2024 del taglio al cuneo contributivo, che da solo vale 10 miliardi e si rivolge ad una platea di 14 milioni di lavoratori. Altrettanto significativo l’avvio di un alleggerimento fiscale a partire dai redditi più bassi, con l’accorpamento delle prime due aliquote Irpef, cui sono destinati altri 4 miliardi.

E ci sono risorse anche per i rinnovi contrattuali…

Sì, abbiamo portato a casa 8 miliardi per rinnovare i contratti nel pubblico impiego e nella sanità, ed è assolutamente importante avere questa dotazione finanziaria perché ci consente di aprire bene quel che sarà il ciclo dei rinnovi contrattuali. Senza contare gli altri 2 miliardi che andranno da subito in busta paga per coprire la vacanza contrattuale. Aggiungo che la manovra dà anche un segnale forte in direzione della famiglia e della natalità, perché si assicura un ulteriore periodo di congedo parentale, viene data una super deduzione alle imprese che assumono donne madri, giovani under 30, percettori di sussidi e persone fragili. Poi devo dire che ci sono aspetti importanti e positivi anche sul versante del sostegno agli investimenti: penso alla prima tranche di intervento per il ponte sullo Stretto, o al fatto che si rifinanziano i contratti di sviluppo e la nuova Sabatini.

Però il dossier pensioni ha visto respinte le vostre richieste…

Certo, la manovra non manca di ombre importanti, e in questo senso non ci è piaciuta per niente questa stretta che viene operata sulle pensioni. È sbagliato penalizzare ulteriormente quota 103 con il calcolo contributivo della pensione. Ed è inaccettabile per noi questa riduzione delle aliquote e dei rendimenti per i lavoratori pubblici, della sanità, degli enti locali, per le maestre d’asilo e gli altri operatori sanitari. Ci aspettavamo anche qualcosa di più sulla sanità, per sbloccare le assunzioni di medici, infermieri, personale sociosanitario e potenziare la medicina territoriale e di prossimità. Così come è grave il mancato finanziamento della legge sulla non autosufficienza per sostenere anziani, famiglie e persone fragili. Per cui ribadisco: guardiamo con soddisfazione alle tante cose buone che ci siamo conquistate, senza negare le criticità, sulle quali non arretriamo di un centimetro. Aggiungo, però, che dobbiamo anche guardare oltre la traiettoria della legge di stabilità, spendendo bene in primo luogo le tante risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza e puntando ad un vero patto per la crescita del Paese.

Segretario, però ci spieghi anche se nel rapporto con la Cgil si è rotto qualcosa di rilevante, se rischia di saltare l’unità sindacale, o se invece siamo ancora a sfumature…

Noi rispettiamo le decisioni degli altri sindacati. Pensavamo e pensiamo che lo sciopero generale in una fase come questa sia una scelta sbagliata. Perché lo sciopero, per noi, è e rimane l’ultima spiaggia della lotta sindacale. Anche perché ha un costo economico che ricade direttamente sulle buste paga dei lavoratori, già appesantite dal carovita. Ha senso, rispetto al quadro che le ho descritto, chiedere ai nostri iscritti di farsi carico di ulteriori sacrifici? In tutta franchezza, noi pensiamo di no. Peraltro, se il nostro contraddittorio è col Governo, perché trasferire le tensioni sociali nei luoghi di lavoro e scaricare disagi sulle imprese che nulla hanno a che vedere con i contenuti della Legge di Bilancio? È giusto, invece, dare valore a quanto di buono siamo riusciti ad ottenere ai tavoli del confronto con il governo e a ciò che, attraverso la via del dialogo, possiamo ancora cercare di migliorare. Questo ci divide oggi dalla Cgil: non tanto sugli obiettivi, quanto sul giudizio che bisogna dare ai risultati. Per noi il dialogo e il confronto devono avvenire senza pregiudizi e senza furore ideologico. Seguendo un principio inviolabile: l’azione sindacale, per essere credibile ed efficace, deve essere centrata sul terreno della responsabilità, del pragmatismo e dell’autonomia, qualunque sia il colore del governo che guida il Paese.

Però anche la Cisl si è in qualche modo mobilitata, o no?

Il 25 novembre abbiamo manifestato da soli in Piazza Santi Apostoli, a Roma. Lo abbiamo fatto con la forza e l’orgoglio di un sindacato libero, responsabile, pragmatico, intransigente, che pretende dalle istituzioni il rispetto degli affidamenti costruiti. Abbiamo sollecitato modifiche alla manovra economica del governo, ma abbiamo lanciato anche al sistema delle imprese e agli altri sindacati la sfida di un nuovo patto sociale che metta al centro il rilancio dei redditi ed una vera politica di crescita e di coesione. Su questi obiettivi continueremo ad andare avanti, in piena autonomia. E seguendo la nostra ambizione: quella di contribuire a dare una prospettiva nuova al Paese, aprendo una nuova stagione d’inclusione, di diritti di cittadinanza, di solidarietà e di lavoro.