Sull’industria 4.0 l’Europaci appioppa un 4 in condotta

Guardate il grafico in questa pagina, e iniziate a preoccuparvi. È la classifica 2017, appena stilata dalla Commissione europea, dei 28 Paesi membri in base al loro livello di digitalizzazione. Se cercate l’Italia, frenate il vostro patriottismo e correte in basso a destra. Siamo messi male: in Italia parliamo tanto di «Industria 4.0», di robot e d’informatizzazione, ma purtroppo sono soltanto chiacchiere: peggio di noi, nell’Unione europa, fanno soltanto Grecia, Bulgaria e Romania. Le variabili prese in considerazione dall’indice europeo «Desi» (Digital economy & society index) sono cinque: connettività, competenze digitali, propensione all’uso dei servizi digitali, integrazione delle tecnologie digitali e digitalizzazione dei servizi pubblici. La media assegna un punteggio finale di 0,404 punti all’Italia. Ma la media europea è 0,52 mentre gli Stati con le performance migliori sono la Danimarca con 0,685, seguita dalla Finlandia con lo 0,68, e dalla Svezia e dall’Olanda con 0,67.

È vero, non è una novità. In quello che i tecnici chiamano Itc (l’acronimo che sta per Information and communications technology, cioè le tecnologie alla base dei sistemi di trasmissione ed elaborazione delle informazioni), l’Italia è da sempre in ritardo. Ma ora un rapporto appena elaborato da Confimprenditori, l’associazione nata nel 2008 che riunisce 30 mila tra imprenditori piccoli e medi, sostiene che o le aziende italiane si danno una mossa, oppure la situazione rischia di diventare difficile. Il report Confimprenditori sottolinea che l’età media del parco macchine installato nelle imprese italiane è attualmente superiore di 1 anno e 8 mesi rispetto a quella che era nel 2005: la quota totale di macchinari con un’età superiore ai 20 anni rappresenta oggi il 27% di tutto il parco installato, mentre i mezzi utensili con età non superiore ai 5 anni si è dimezzata, e vale appena il 13% del totale. E il nostro «grado di automazione», rilevato dall’incidenza delle macchine a controllo numerico sul totale, è aumentato dal 31% del 2005 al 32% del 2014.

L’età media del parco macchine installato nelle nostre imprese, oggi, è superiore di quasi due anni rispetto all’età media registrata nel 2005.Mentre oltre un quarto dei macchinari ormai ha più di 20 anni

 Le note più dolenti del rapporto Confimprenditori riguardano la copertura degli accessi alle Reti di nuova generazione (Nga) e le sottoscrizioni da parte dei privati ai servizi di banda veloce e ultraveloce, come la fibra ottica e le sue evoluzioni tecnologiche. Nel primo caso, la classifica europea dell’Indice Desi attribuisce all’Italia un punteggio di soli 0,44 punti, poco più della media europea di 0,71, e la classifica relega il nostro Paese al penultimo posto davanti alla sola Grecia: ci battono tutti, perfino Bulgaria, Cipro, Romania… Eppure la copertura di reti di nuova generazione, quelle che possiedono caratteristiche di stabilità, velocità e affidabilità, è un requisito imprescindibile per l’industria automatizzata. Senza una copertura estesa ed efficiente non c’è possibilità alcuna di sfruttare il potenziale delle tecnologie che iniziano già a essere la grande novità del mercato: quello che i tecnici da tempo chiamano «l’internet delle cose», cioè l’applicazione del web a ogni oggetto di uso comune. Confimprenditori riconosce al governo italiano qualche passo positivo. Il piano nazionale voluto dal ministro per lo Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha inserito nella Legge di bilancio 2017 un sistema di iper-ammortamenti per il rinnovo del parco mezzi (fino al 250% del loro valore) purché le imprese rispettino alcuni canoni legati all’automazione e all’innovazione. Stefano Ruvolo, che di Confimprenditori è il presidente, sostiene però che «ci sono ancora numerosi nodi di fondo e anche l’iper-ammortamento, così come predisposto, non sembra sufficiente a scioglierli in maniera completa». Per questo, l’organizzazione chiede al governo d’incentivare un percorso condiviso con le imprese «per una maggiore comprensione dei benefici derivanti dall’Industria 4.0». Si dovrebbe inoltre estendere l’ammortamento del 250% all’acquisto di software compatibili con i canoni tecnologici del più aggiornato Itc: un requisito fondamentale per il funzionamento dei macchinari e dei sistemi di analisi dei dati.