Sulle quote rosa nei cda serve un meccanismo sanzionatorio efficace

Ho la fortuna di avere cariche sia in Francia che in Italia. le posso dire con assoluta certezza che non sono solo le leggi che permettono di raggiungere una certa parità tra uomo e donna, ma il meccanismo sanzionatorio che si appoggia su di esse. Senza “punizioni” le norme diventano soltanto delle tiepide moral suasion che non portano da nessuna parte». Graziella Gavezotti parla con la consapevolezza che la lunga carriera ai vertici di una multinazionale le ha dato. Da oltre 30 anni occupa posizioni apicali in Edenred, la società che deve la sua fortuna alla creazione dei Ticket Restaurant e in cui la Gavezotti è cresciuta fino a diventare, dal 2012, presidente per l’Italia e COO per tutta l’area del Mediterraneo. Inoltre, siede nel consiglio di amministrazione della stessa Edenred e di Vinci, colosso francese delle costruzioni con un fatturato da oltre 40 miliardi di euro. 

Gavezotti, lei è la prova che forse la questione femminile non è così urgente come si pensa?

Al contrario: sono certa che senza un meccanismo legislativo complesso che costringa a incrementare la presenza femminile in azienda, non si andrà da nessuna parte. In Francia hanno dato sei anni alle aziende per adeguarsi, poi la reprimenda era molto semplice: scioglimento del consiglio di amministrazione e blocco dei gettoni di presenza per i consiglieri. E questo si è tradotto in risultati concreti: alla fine del 2017, nell’ambito delle società quotate, le donne nei cda erano il 46%.

In Francia, quindi, qualcosa si è mosso. E in Italia?

Conosco personalmente Lella Golfo e so che ha redatto la sua legge con le migliori intenzioni del mondo. Ma manca completamente il meccanismo sanzionatorio. Però, non voglio guardare il bicchiere sempre mezzo vuoto: è vero che dal punto di vista quantitativo non abbiamo raggiunto i risultati sperati, ma oggi la figura femminile, anche al vertice, non è più vista come una sorta di “alieno”. Vuol dire che dal punto di vista qualitativo qualcosa si muove. 

In azienda lei favorisce le donne?

Sì e no. Da un lato sono più attenta alla possibilità di assumerne una, dall’altro sono molto più esigente perché so bene che ogni donna deve lavorare più duramente di un uomo per raggiungere gli stessi obiettivi. Però sì, cerco di garantire l’ingresso di nuove donne in azienda. Tra novembre e dicembre avevo cinque posizioni aperte per il comitato di direzione. Ho assunto quattro donne e sono molto soddisfatta della mia scelta. Si tratta di persone intorno ai 40 anni che hanno saputo mostrare grandi capacità di leadership. 

E come si affronta un problema enorme come questo?

Il nostro presidente ha messo una serie di regole che secondo me può essere vincente. In primo luogo, ogni tre assunzioni ci deve essere almeno una donna. Poi: ogni società di selezione del personale deve presentare almeno il 50% di donne per le candidature. Terzo: ad ogni promozione di un dirigente deve essere presentata un’opzione maschile e una femminile. L’obiettivo che vogliamo raggiungere è che, entro il 2021, almeno il 20% delle posizioni executive siano rappresentate dalle donne.

Che ruolo giocano le donne per le donne?

Un ruolo fondamentale. È necessario sodalizzare, aiutarsi a vicenda, sostenersi e consigliarsi. Se si crea questo circolo virtuoso, si cambiano veramente le cose in profondità.

È tempo di un presidente donna in Italia?

Su questo dobbiamo intenderci. Non necessariamente le cariche politiche in un paese date alle donne sono lo specchio della considerazione femminile. In India, in Bangladesh, in alcuni paesi del’Africa ci sono dei presidenti donna, ma non li prenderei a esempio di una corretta modalità di trattare la popolazione femminile. Invece, di fronte a figure come Theresa May e Angela Merkel possiamo solo toglierci il cappello, perché le vedo più determinate e concilianti di quanto non possano essere gli uomini. Ma poi, la verità è una sola: alle donne interessano le cariche nel privato, perché nel pubblico rischiano di essere solo voli di rondine.