Leonardo Maria Del Vecchio
Leonardo Maria Del Vecchio

A tre anni e mezzo dalla scomparsa del patriarca Leonardo Del Vecchio, la partita sulla governance della sua holding Delfin torna a infiammarsi. Questa volta l’iniziativa porta la firma del figlio Leonardo Maria Del Vecchio (31 anni), che ha comunicato alla cassaforte di famiglia Delfin e agli altri soci la volontà di esercitare il diritto di prelazione sulle partecipazioni dei fratelli maggiori Luca e Paola, ciascuna pari al 12,5%. Un passaggio che, se andasse in porto, ridisegnerebbe gli equilibri interni della holding che controlla, tra l’altro, il gigante dell’occhialeria EssilorLuxottica.

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La mossa arriva in un momento in cui la successione è tutt’altro che pacificata. Secondo quanto riportato da la Repubblica, già nell’assemblea di fine ottobre 2025 Luca e Paola avevano chiesto di poter trasferire le loro quote in una società separata, così da renderle negoziabili e utilizzabili anche come garanzia bancaria. L’obiettivo era chiaro: trasformare una partecipazione illiquida in un asset potenzialmente monetizzabile. Ma la proposta non aveva ottenuto il via libera necessario. Solo cinque soci su otto si erano espressi a favore, un consenso insufficiente per procedere.

A quel punto la questione è finita davanti al giudice in Lussemburgo, giurisdizione cui fa capo la holding, affinché venga determinato un prezzo che consenta l’eventuale trasferimento. La normativa lussemburghese, infatti, non consente di blindare a tempo indeterminato l’uscita di un socio: prima o poi una via di fuga deve essere prevista, e a condizioni eque.

In questo contesto si inserisce la scelta di Leonardo Maria, che – secondo fonti a lui vicine – avrebbe deciso di intervenire per sbloccare uno stallo che negli ultimi anni ha generato tensioni, ricorsi incrociati e un clima di incertezza poco compatibile con una holding che controlla partecipazioni strategiche e muove capitali per decine di miliardi. L’obiettivo sarebbe quello di favorire l’uscita dei soci dissenzienti, tra cui Luca, Clemente e Paola, i quali hanno accettato l’eredità con beneficio di inventario, congelando di fatto alcune dinamiche decisionali.

Il nodo, naturalmente, è il prezzo. Ai valori di mercato attuali, un quarto di Delfin – cioè il 25% – viene stimato attorno ai 14 miliardi di euro. Significa che per rilevare le due quote da 12,5% ciascuna l’esborso teorico potrebbe collocarsi su cifre di assoluto rilievo, tali da rendere l’operazione una delle più significative mai viste in ambito familiare in Italia. Stabilire quale sarà la valutazione riconosciuta dal giudice o concordata tra le parti è la vera incognita.

Sul tavolo non c’è solo una questione patrimoniale. C’è il controllo di una cassaforte che, oltre a EssilorLuxottica, rappresenta uno dei principali centri di potere finanziario italiani ed europei. E c’è anche il ruolo di Francesco Milleri, presidente di Delfin e amministratore delegato del gruppo dell’occhialeria, indicato tra i beneficiari del patrimonio del fondatore e coinvolto indirettamente nelle tensioni familiari che hanno caratterizzato questa fase post-successione.

La lettera di Leonardo Maria Del Vecchio riapre dunque i giochi. Se l’operazione di prelazione dovesse concretizzarsi, si assisterebbe a una concentrazione ulteriore delle quote e, forse, a una maggiore chiarezza nella catena decisionale. Se invece il confronto dovesse protrarsi nelle aule giudiziarie, la successione Del Vecchio continuerà a rappresentare uno dei dossier più delicati del capitalismo italiano contemporaneo.

Le ultime mosse di Leonardo Maria Del Vecchio

Sul fronte editoriale, l’operazione più rilevante che ha visto protagonista Leonardo Maria Del Vecchio è l’ingresso nel capitale di Gedi Gruppo Editoriale, il gruppo che controlla testate come la Repubblica e La Stampa. L’investimento è avvenuto attraverso la holding di famiglia Delfin, che negli ultimi anni ha progressivamente rafforzato la propria presenza nell’azionariato, diventando uno dei soci di riferimento. Si tratta di un’operazione che ha avuto un peso non solo finanziario ma anche simbolico, perché ha portato la famiglia Del Vecchio dentro uno dei principali poli editoriali italiani.

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Negli ultimi anni Del Vecchio jr ha trasformato la sua attenzione verso il mondo dell’ospitalità di lusso in una strategia concreta e ben definita, concentrandosi su asset iconici che uniscono lifestyle, ristorazione e brand riconoscibili a livello internazionale. A Forte dei Marmi, il cuore della Versilia più esclusiva, la sua holding LMDV Hospitality Group ha rilevato il celebre Twiga, storico beach club e ristorante fondato da Flavio Briatore, destinato a diventare il fulcro di un progetto di valorizzazione e rilancio. Ma Forte dei Marmi non è l’unico punto su cui Leonardo Maria ha puntato: il pacchetto acquisito comprende anche Twiga Montecarlo, la location del Principato di Monaco, simbolo della clientela internazionale e del glamour, e Twiga Baia Beniamin, situato nell’area di Ventimiglia, che amplia la presenza del brand lungo la costa ligure.

A completare il quadro, l’ex Billionaire di Porto Cervo, trasformato in Twiga Porto Cervo, ha permesso al gruppo di conquistare una posizione di rilievo anche in Costa Smeralda, consolidando una presenza strategica lungo le principali mete del turismo di lusso italiano e internazionale. Tutte queste acquisizioni sono state realizzate tramite veicoli societari controllati da Leonardo Maria, in particolare LMDV Hospitality Group e Triple Sea Food, che hanno agito come centri di coordinamento e gestione operativa delle strutture, inserendo in ciascun progetto logiche di ristrutturazione e riposizionamento sui segmenti premium e lusso.
Il Twiga di Forte dei Marmi, con i suoi anni di storia e il riconoscimento a livello globale, diventa così il simbolo della nuova visione di Del Vecchio, capace di coniugare la gestione imprenditoriale tradizionale con un approccio moderno all’hospitality, mentre Montecarlo, Baia Beniamin e Porto Cervo fungono da estensioni naturali del brand, creando un network di esperienze esclusive e coerenti sotto un unico modello di gestione che punta non solo alla redditività immediata, ma anche alla costruzione di valore nel lungo periodo.

In parallelo, il gruppo ha introdotto e integrato nuovi format come Vesta Portofino e Casa Fiori Chiari a Forte dei Marmi, rafforzando ulteriormente la presenza territoriale e la capacità di attrarre una clientela internazionale