Per quasi quarant’anni Striscia la notizia ha rappresentato uno degli appuntamenti più riconoscibili della televisione italiana, costruendo un marchio editoriale capace di unire satira, informazione e attenzione ai problemi quotidiani. La sua assenza dai nuovi palinsesti Mediaset apre ora una fase di riflessione sul futuro del programma e, più in generale, sull’evoluzione dell’access prime time. Al di là delle decisioni definitive, non ancora comunicate ufficialmente, il percorso del tg satirico resta un esempio di longevità televisiva e di capacità di creare valore per il pubblico, per la rete e per il mercato pubblicitario.

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L’access prime time cambia modello

Nato nel novembre 1988, il tg satirico di Antonio Ricci ha contribuito a trasformare la fascia precedente alla prima serata in un vero snodo strategico, capace di accompagnare il pubblico verso i programmi successivi e di offrire agli inserzionisti una platea ampia e riconoscibile. La scelta di puntare stabilmente su La Ruota della Fortuna, indicata da Mediaset come il programma più forte della stagione, segnala però che anche i marchi storici devono confrontarsi con una nuova gerarchia degli ascolti e con la necessità di massimizzare il valore di ogni minuto trasmesso.

Il peso della raccolta pubblicitaria

Nel 2025 MFE ha registrato in Italia 1,94 miliardi di euro di ricavi pubblicitari netti, all’interno di un totale di 2,62 miliardi generato dalle attività italiane e spagnole; nel primo trimestre 2026 la raccolta italiana è rimasta sostanzialmente stabile, con una crescita dello 0,1% su base annua. Il punto, dunque, non sembra essere la tenuta complessiva dei conti, ma la volontà di un cambio di rotta: sostituire un prodotto costoso e quotidiano può liberare risorse da destinare a format capaci di produrre ascolti più prevedibili e maggiore redditività commerciale.

La pubblicità si sposta verso il digitale

La trasformazione riguarda l’intero mercato. Secondo l’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano, nel 2025 l’internet advertising italiano ha raggiunto 6,2 miliardi di euro, pari al 53% degli investimenti pubblicitari complessivi; nello stesso anno il formato video è cresciuto del 14% e la cosiddetta Tv 2.0 del 22%. In questo scenario, un programma non vale più soltanto per lo share ottenuto in televisione, ma per la capacità di alimentare video brevi, piattaforme on demand, interazioni social e pubblicità profilata. La presunta interruzione dei canali digitali di Striscia assumerebbe quindi un significato industriale, oltre che simbolico.

Il futuro della televisione

Per decenni Striscia la notizia ha rappresentato una certezza: produzione continuativa, linguaggio popolare e un pubblico facilmente riconoscibile dagli investitori. Oggi le emittenti preferiscono però costruire un portafoglio flessibile, alternando game show, eventi musicali, reality e prodotti utilizzabili anche fuori dalla televisione lineare. 
L’uscita dai palinsesti di un programma nato quando non esistevano né internet né le piattaforme social mostra quanto rapidamente sia cambiato il mercato dell’intrattenimento. Striscia aveva costruito il proprio successo trasformando segnalazioni, satira e denuncia in un appuntamento collettivo; oggi quelle stesse funzioni sono distribuite tra creator, testate online e piattaforme digitali attive ventiquattr’ore su ventiquattro.
La televisione generalista non scompare, ma modifica le proprie priorità: meno dipendenza dalle rendite storiche, maggiore attenzione ai costi e ricerca continua di format capaci di unire audience e pubblicità. La vera domanda non riguarda quindi soltanto il futuro di Striscia, ma quali programmi potranno diventare le nuove abitudini quotidiane degli italiani.