Nella settimana che parte lunedì 16 febbraio 2026 arrivano novità che toccano una platea larghissima di automobilisti. La prima è la più “fisica”: da venerdì 20 febbraio 2026 i veicoli sottoposti a fermo amministrativo non resteranno più intrappolati in un limbo burocratico. Potranno infatti essere radiati dal Pra e demoliti, una svolta che mira a ridurre il numero di auto inutilizzabili che, negli anni, sono finite abbandonate su strade, marciapiedi e terreni.
Quattro milioni di vetture “fantasma” nel mirino dei Comuni
Le stime di Federcarrozzieri parlano di circa 4 milioni di auto colpite dal fermo, con circa 1 milione tra carcasse e veicoli ormai fuori uso. Il punto economico, oltre che urbanistico, è evidente: auto ferme e senza valore continuano a occupare spazio e a generare costi indiretti per le città (rimozioni, controlli, degrado). Con la nuova possibilità di rottamazione su impulso di Comuni ed enti locali, l’obiettivo è liberare aree pubbliche e ridurre una “zavorra” che pesa su vivibilità e ambiente.
Meno costi, ma niente scorciatoie
Per chi possiede un’auto in fermo amministrativo la misura cambia i conti: con la rottamazione e la radiazione, il mezzo esce dai registri e si interrompe la catena di oneri che può includere il bollo. Ma non è un colpo di spugna: il debito che ha portato al fermo resta e, in più, la rottamazione non apre automaticamente la porta a nuovi vantaggi. Anzi, la conseguenza indicata è che i proprietari non potranno agganciare incentivi o agevolazioni pubbliche per comprare un altro veicolo.
Richiami auto
Secondo intervento, in vigore da martedì 17 febbraio 2026, sul fronte sicurezza: nasce un database per censire le auto che non hanno effettuato gli interventi di richiamo previsti dalle case. Se, trascorsi 24 mesi dall’avvio della campagna, il veicolo non risulta passato in officina, finisce nell’elenco. La logica è rendere l’informazione verificabile anche da cittadini e forze dell’ordine, aumentando la pressione su un problema spesso invisibile. Le multe sono pesanti: fino a 60.000 euro per i costruttori per ciascuna misura non adottata e 173 euro per i proprietari che circolano con un’auto presente nel database.
















