Stock option regime forfettario

Le stock option sono uno strumento di private equity molto diffuso, il cui meccanismo risulta essere efficiente per l’incentivazione manageriale e dei dipendenti. Esse prevedono infatti un diritto di opzione per manager e dipendenti sull’acquisto di un certo numero di azioni che la società riconosce loro. I dipendenti diventano in questo modo parte integrante dell’azienda anche dal punto di visto economico e, essendo di fatto azionisti, saranno maggiormente incentivati al raggiungimento degli obiettivi aziendali. In questi giorni si parla di stock option anche per le novità introdotte dall’Agenzia delle Entrate per quanto riguarda il loro conteggio nel regime fortettario. Vediamo di cosa si tratta.

Stock option, come conteggiarle nel regime forfettario

L’Agenzia delle Entrate, con la risposta all’interpello n. 271 del 18 maggio 2022, ha fornito delle precisazioni in merito al conteggio delle stock option nel regime forfettario. Più nello specifico, è stata chiarito che le azioni ricevute dall’imprenditore esercitando il diritto d’opzione costituiscono un corrispettivo in natura, qualificato come i ricavi di cui all’articolo 85, comma 1, lettera a), del Tuir. Questo fa si che le stock option vadano conteggiate a pieno titolo nel reddito forfettario.

È la stessa Agenzia a chiarire che per individuare la base di calcolo non deve essere preso in considerazione quanto versato a titolo di strike price, ma del valore normale delle singole azioni assegnate a seguito dell’esercizio e stabilito ai sensi dell’art. 9 Tuir. A tale valore si applicherà, ai fine del trattamento Irpef, il coefficiente di redditività previsto per il regime forfettario, con l’imposta sostitutiva del 15%. Naturalmente il valore nominale delle azioni va mantenuto sempre nei limiti di reddito previsti dal regime forfettario, ovvero 65mila euro all’anno come stabilito dalla legge n. 190/2014 (art. 1, commi da 54 a 89).

Inoltre, nel momento della cessione delle azioni, l’imprenditore che opera in regime forfettario dovrà pagare l’eventuale plusvalenza tassabile ai sensi dell’articolo 67, comma 6, del Tuir e soggetta all’imposizione sostitutiva del 26%. La base imponibile della plusvalenza si fa corrispondere alla differenza tra il corrispettivo percepito per la cessione e il costo di acquisto (che a sua volta sarà pari alla differenza tra il valore normale e lo strike price).