di Diletta Talenti
L’imprenditoria giovanile italiana continua a ridursi. Secondo l’analisi Unioncamere-InfoCamere sulla nati-mortalità delle imprese giovanili, tra il 2014 e il 2024 le attività guidate da under 35 sono scese dalle quasi 640mila alle 486mila: oltre 153mila in meno, un calo del 24% in un decennio, pari a una media di 42 imprese perse ogni giorno. Sul fenomeno pesa anche l’inverno demografico: secondo il CNEL, negli ultimi vent’anni i lavoratori under 35 sono diminuiti di oltre due milioni. Il calo ha investito quasi tutti i settori, con le costruzioni (-38,7%) e il commercio (-36,2%) a pagare il prezzo più alto, mentre in controtendenza crescono solo i servizi alle imprese (+3,5%) e resta stabile l’agricoltura.
Anche la sopravvivenza è fragile: una parte rilevante delle nuove imprese giovanili non supera i primi anni di attività. In questo quadro si colloca l’esperienza di Elite Group, gruppo romano di sei aziende attive dalle pulizie al noleggio con conducente, dalle ristrutturazioni fino, dal 2027, al settore sanitario con un poliambulatorio, guidato da Stefano Pulcinelli, 28 anni. L’elemento che rende il caso di interesse economico è la leva su cui il gruppo ha costruito il proprio posizionamento: una politica retributiva più generosa della media di mercato come strumento di fidelizzazione del personale.
“Noi paghiamo di più rispetto a quello che prevede il contratto nazionale di lavoro”, afferma l’imprenditore, ammettendo che si tratta di un costo a volte pesante, ma rivendicandolo come investimento più che come spesa. La logica risponde al modello di business, fondato su clienti ricorrenti: il gruppo dichiara di gestire ogni mattina tra le 400 e le 450 camere tra hotel e affittacamere nel centro di Roma. In un servizio di questo tipo la continuità pesa più della singola prestazione, e il turnover del personale rappresenta il principale fattore di rischio. “Il nostro vantaggio è avere un turnover contenuto rispetto alla maggior parte delle società del settore”, osserva Pulcinelli. L’argomento è che il ricambio frequente degli addetti erode la fiducia della clientela: l’albergatore che si vede sostituire l’operatore di riferimento ogni due mesi percepisce un’interruzione nella qualità del servizio, indipendentemente dagli standard formali garantiti dal fornitore.
Da qui la scelta di legare politica retributiva e stabilità occupazionale, maturata – spiega l’imprenditore – dall’analisi dei limiti dei concorrenti, che nell’arco di sei mesi finivano per compromettere il rapporto fiduciario con il cliente.I dati di comparto danno un fondamento alla tesi. Nei servizi – dove il rapporto con il cliente si rinnova nel tempo – le imprese giovanili hanno tenuto meglio della media, con un calo dell’11,5% rispetto al 2011 contro il -17,4% dell’intero settore secondo le elaborazioni Confcommercio-Unioncamere, restando oltre 308mila attività. La stabilità del personale e la continuità del servizio si confermano leve competitive in un segmento a basso valore aggiunto per singola prestazione ma ad alta ricorrenza.Il gruppo conta circa 60 dipendenti e un fatturato aggregato intorno ai cinque milioni di euro. Con l’apertura del poliambulatorio prevista nel 2027 e una quindicina di assunzioni collegate, l’obiettivo dichiarato è avvicinare i dieci milioni di fatturato entro il 2028 e superare i cento dipendenti.
La vicenda si aggancia a un tema strutturale del Paese: l’attivazione imprenditoriale in Italia è scesa dall’1,1% del 2010 allo 0,87% del 2023 sulla popolazione adulta, secondo il Rapporto GEM 2023-2024. Con meno nuove imprese, la competitività si sposta dalla nascita alla capacità di trattenere quelle esistenti e il loro personale. Il quadro non è pero’ solo negativo: la quota di giovani imprenditori sull’occupazione totale resta sopra la media europea, con il 4,3% per gli uomini e il 2,4% per le donne contro il 3% e l’1,5% dell’Unione.













