Un 2025 all’insegna nella negatività per Stellantis. Il gruppo automobilistico ha registrato ricavi netti per 153,5 miliardi di euro, in calo del 2% rispetto all’esercizio precedente, e una perdita netta di 22,3 miliardi di euro, appesantita da 25,4 miliardi di oneri straordinari legati al “reset” industriale avviato lo scorso anno.
Stellantis, ricavi in flessione. Pesa pressione prezzi
Il fatturato ha risentito principalmente degli effetti negativi dei tassi di cambio e del calo dei prezzi netti nel primo semestre del 2025. Una dinamica che si inserisce in un contesto di mercato caratterizzato da crescente competizione, soprattutto sul fronte dell’elettrico, e da un rallentamento della domanda in alcune aree chiave.
Il dato sui ricavi, pur contenuto nella contrazione (-2%), segnala una fase di transizione in cui il gruppo ha privilegiato la revisione del posizionamento strategico rispetto alla difesa dei volumi a ogni costo.
Maxi-oneri e perdita record nel 2025
La perdita netta di 22,3 miliardi è sostanzialmente attribuibile ai 25,4 miliardi di euro di oneri straordinari contabilizzati nell’esercizio. Si tratta di svalutazioni e accantonamenti connessi a un cambiamento strategico rilevante: un rallentamento nel processo di elettrificazione dell’offerta.
La decisione, sottolinea la società, è “volta a riportare le preferenze dei clienti e la libertà di scelta al centro dei piani dell’Azienda”, segnando un approccio più flessibile rispetto alla precedente accelerazione sull’elettrico puro. Una mossa che riflette anche le difficoltà del mercato EV europeo e nordamericano, tra incentivi ridotti e domanda meno dinamica delle attese.
Sul piano operativo, la perdita rettificata è stata pari a 842 milioni di euro, con un margine negativo dello 0,5%. Il flusso di cassa industriale si è attestato a -4,5 miliardi di euro, evidenziando tensioni nella generazione di cassa durante la fase di ristrutturazione.
Segnali di inversione nel secondo semestre
Nel comunicare i risultati, il gruppo ha tuttavia posto l’accento sui progressi registrati nella seconda metà dell’anno, coincidenti con i primi sei mesi completi della gestione dell’amministratore delegato Antonio Filosa.
Nel secondo semestre 2025 i ricavi netti sono cresciuti del 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre il flusso di cassa industriale, pur restando negativo per 1,5 miliardi di euro, ha mostrato un miglioramento significativo: circa il 50% in più rispetto al primo semestre 2025 e un progresso del 73% rispetto allo stesso periodo del 2024.
Si tratta di indicatori che suggeriscono un graduale riequilibrio operativo, anche se la piena normalizzazione resta ancora da consolidare.
Liquidità solida, ma stop al dividendo
A fine 2025 la liquidità industriale disponibile ammontava a 46 miliardi di euro, un livello che garantisce un cuscinetto finanziario importante in una fase di trasformazione complessa. Tuttavia, per preservare una struttura patrimoniale solida, il Consiglio di Amministrazione ha autorizzato la sospensione del dividendo 2026 e l’emissione di obbligazioni ibride fino a 5 miliardi di euro.
La scelta di sospendere la cedola rappresenta un segnale di prudenza verso il mercato e al tempo stesso un messaggio chiaro: la priorità è rafforzare il bilancio e sostenere la transizione industriale, anche a costo di sacrificare nel breve termine la remunerazione degli azionisti.















